Furti d’auto, quattro falsi miti da sfatare
Tracker e sistemi antifurto possono non bastare: ecco i quattro falsi miti sulla sicurezza delle flotte che ognuno dovrebbe conoscere
Se un’auto è dotata di un sistema di tracciamento GPS è davvero al sicuro? Sarà sempre possibile ritrovarla? Sono domande tutt’altro che banali, soprattutto considerando che i furti continuano a rappresentare una delle principali minacce per gli automobilisti.
In Italia vengono infatti sottratte ogni giorno 285 autovetture e quasi 90 tra moto e motorini, per un totale di oltre 136 mila veicoli all’anno. Un fenomeno che porta il nostro Paese ai vertici europei: secondo i dati Eurostat, la media della nostra penisola registra infatti 231 furti di veicoli ogni 100 mila abitanti.
Numeri che dipingono organizzazioni criminali sempre più strutturate e ladri che studiano accuratamente i sistemi di sicurezza e i loro punti deboli senza lasciare spazio all’improvvisazione. Alcune delle convinzioni più diffuse sulla protezione dei veicoli rischiano di trasformarsi in pericolose illusioni a partire dall’idea che, una volta installato un dispositivo di localizzazione, il problema sia praticamente risolto. Ed è proprio partendo da questo scenario che Geotab ha individuato quattro falsi miti dei nostri giorni.
Basta un dispositivo telematico per ritrovare il veicolo
Avere un sistema di localizzazione non significa necessariamente poter contare su una protezione inattaccabile. I criminali conoscono l’esistenza dei tracker e possono utilizzare strumenti in grado di disturbare le comunicazioni, come i jammer. Il rischio, quindi, è che un singolo dispositivo venga individuato e neutralizzato molto facilmente. La localizzazione funziona meglio quando non viene considerata come una soluzione unica, ma come uno dei livelli di un sistema più ampio.
Il sistema installato dalla casa automobilistica è sufficiente
I sistemi telematici integrati direttamente dal costruttore sono sempre più sofisticati e forniscono una grande quantità di informazioni sul veicolo. Ma, secondo Geotab, non sono necessariamente progettati per rispondere a tutte le esigenze di sicurezza. C’è poi un ulteriore elemento da considerare: su alcuni veicoli è possibile attivare modalità legate alla privacy che possono limitare o interrompere la trasmissione dei dati. La soluzione migliore sembra essere quella della ridondanza: affiancare al sistema originale un secondo dispositivo indipendente, con caratteristiche e modalità di comunicazione differenti.
Contro un furto si può solo reagire
Aspettare che un veicolo sparisca per iniziare a cercarlo significa, nella maggior parte dei casi, aver già perso tempo prezioso. La tecnologia può invece aiutare a individuare comportamenti anomali prima che il furto venga formalmente denunciato. Geofencing, controllo degli spostamenti notturni, alert relativi a determinate aree geografiche e analisi dei percorsi possono evidenziare situazioni fuori dall’ordinario.
È qui che entra in gioco anche l’intelligenza artificiale. Secondo Geotab, l’analisi dei pattern di movimento può contribuire a identificare attività anomale nelle aree e negli orari considerati maggiormente a rischio.
La stessa strategia funziona in tutta Europa
Le modalità con cui vengono commessi i furti, le rotte utilizzate dai criminali, i tempi di intervento e le procedure per il recupero dei veicoli possono cambiare sensibilmente da un Paese all’altro. Un mezzo rubato in Italia può essere rapidamente trasferito oltreconfine, rendendo più complessa la sua localizzazione e soprattutto il successivo recupero.
Se un criminale riesce a neutralizzare un sistema, deve trovarne un altro davanti a sé. Da qui l’importanza di affiancare al tracciamento tradizionale sistemi indipendenti, capaci di utilizzare tecnologie e canali differenti, insieme a strumenti in grado di riconoscere automaticamente comportamenti anomali.
È il passaggio da una sicurezza reattiva a una sicurezza predittiva. Non aspettare che il veicolo sparisca per iniziare a cercarlo, ma individuare prima possibile uno spostamento insolito, un movimento in un orario improbabile o l’ingresso in una zona considerata a rischio.
L’intelligenza artificiale può avere un ruolo importante proprio in questa fase, analizzando una quantità di dati che sarebbe difficile interpretare manualmente e contribuendo a distinguere un normale utilizzo del veicolo da un comportamento potenzialmente sospetto.
La protezione più efficace non coincide necessariamente con il dispositivo più sofisticato, ma con la capacità di mettere insieme più strumenti, dati e procedure. In altre parole, non basta sapere dove si trova un’auto quando è già stata rubata. La vera sfida è capire il prima possibile che qualcuno sta cercando di portartela via.