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ANFIA: produzione auto in ripresa a dicembre 2025, ma il bilancio resta negativo

Un annus horribilis per il settore auto italiano.

ANFIA: produzione auto in ripresa a dicembre 2025, ma il bilancio resta negativo
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Daniele Di Geronimo
Daniele Di Geronimo
Pubblicato il 12 feb 2026

L’industria auto italiana chiude il 2025 con un bilancio contrastante. A dicembre la produzione automotive torna a crescere (+13,5%) dopo tre mesi in rosso. Ma non è un dato troppo positivo, perché l’anno si chiude comunque con un calo del 10,3%.

La situazione (critica) dell’automotive italiano

Lo scorso anno la produzione del settore è diminuita del 10,3%, confermando una fase di difficoltà che si trascina da tempo. La fabbricazione di autoveicoli accelera a dicembre, quando l’indice registra un aumento del 35,3% rispetto allo stesso mese del 2024, eppure nel totale dell’anno si contrae del 15,3%. Il recupero di fine anno va letto alla luce di un confronto con dicembre 2024, mese che aveva registrato livelli produttivi molto contenuti. La crescita, quindi, si spiega anche in questo modo.

A dicembre escono dalle fabbriche 22mila auto, più del doppio rispetto a un anno fa. Il dato sembra incoraggiante, ma è fuorviante se confrontato con un dicembre 2024 drammatico. Nel complesso dell’anno, le auto prodotte in Italia crollano del 20%, fermandosi a 238 mila unità (-19,8%).

Considerando l’insieme degli autoveicoli (sommando anche i veicoli commerciali leggeri e pesanti), il volume complessivo si ferma a 474 mila unità, con una contrazione sempre del 19,8%. Il livello resta sotto la soglia delle 500 mila unità. Un segnale particolarmente pesante.

La filiera collegata alle carrozzerie, ai rimorchi e ai semirimorchi chiude dicembre in calo del 20% e limita la flessione annua all’1,5%. Il comparto delle parti e degli accessori mostra una lieve crescita nel mese (+1,2%), ma sul periodo gennaio-dicembre segna una riduzione del 4,8%.

La situazione dell’export

Nei primi dieci mesi del 2025 l’export di autoveicoli vale 13,45 miliardi di euro, mentre le importazioni raggiungono 29,83 miliardi. Il saldo resta ampiamente negativo. La Germania si conferma il primo mercato (17,3% del totale esportato). Subito dietro gli Stati Uniti (16,4%) e la Francia (12,1%). La componentistica offre invece un quadro più solido, con esportazioni che raggiungono 20,87 miliardi di euro e un saldo commerciale positivo pari a 6,12 miliardi.

Anche il fatturato riflette la debolezza della domanda interna. Nei primi undici mesi dell’anno il giro d’affari dell’automotive è calato dell’8,8%. La contrazione è stata del 13% sul mercato interno e del 5,1% su quello estero. Solo il comparto delle parti e degli accessori registra nello stesso periodo una diminuzione del 9,9%. Una diminuzione che si spiega soprattutto con il crollo della componente interna (-18,1%), mentre quella estera limita il calo al 2,1%.

Un annus horribilis

Il settore resta centrale per l’economia nazionale. Vi lavorano 5.451 imprese e circa 272 mila addetti tra occupazione diretta e indiretta. Complessivamente il fatturato raggiunge 113,3 miliardi di euro. Un dato che corrisponde al 9% della manifattura italiana e al 5,8% del prodotto interno lordo.

Il 2025 viene definito senza mezzi termini un annus horribilis dagli operatori del settore. Dopo un 2024 già critico, la nuova contrazione dei volumi certifica una fase di ridimensionamento produttivo che si inserisce in un contesto europeo complesso, segnato dalla transizione tecnologica, dalla pressione competitiva internazionale e da una domanda ancora incerta. La manifattura italiana nel suo complesso chiude l’anno quasi in stagnazione, con una variazione appena negativa dello 0,2%, mentre l’automotive arretra molto di più. Il divario è evidente.

E il 2026? Le speranze si aggrappano agli incentivi pubblici e al lancio di nuovi modelli negli stabilimenti italiani. Ma se la ripresa non arriverà (e il rischio è concreto) l’Italia rischia di perdere per sempre una fetta della sua capacità produttiva in uno dei settori che hanno fatto la storia industriale del Paese.

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