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Carenza forniture olio motore, interessate anche Stellantis, Volkswagen e Toyota

L’olio motore è al centro di una impasse allarmante. La chiusura dello Stretto di Hormuz sta avendo ripercussioni sui lubrificanti più noti sul mercato

Carenza forniture olio motore, interessate anche Stellantis, Volkswagen e Toyota
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Davide Russo
Davide Russo
Pubblicato il 18 ago 2026

La guerra in Medio Oriente sta tormentando anche i principali produttori di lubrificanti. I problemi nella catena di approvvigionamento si sono aggravati a marzo 2026, dopo che missili iraniani si sono abbattuti sull’impianto gas-to-liquids di Shell in Qatar, rendendo necessari imponenti lavori di riparazione. La prosecuzione del conflitto bellico ha portato a rallentamenti nella produzione di oli base di Gruppo III, determinando un rialzo dei prezzi e coinvolgendo potenti major dell’automotive come Volkswagen, Stellantis e Toyota.

I top brand stanno cercando nuove formulazioni e strade alternative per garantire la manutenzione dei veicoli. In Giappone alcuni clienti Suzuki hanno già registrato ritardi nei cambi d’olio, ma le difficoltà potrebbero espandersi, ironia della sorte, a macchia d’olio su tutto il territorio globale. Secondo quanto riportato sul Financial Times, le Case automobilistiche come Volkswagen, Stellantis e Toyota stanno ricorrendo a fornitori alternativi per far fronte alla carenza degli oli base Group III, prodotti altamente raffinati essenziali per la produzione degli oli motore.

Riserve esaurite

L’olio motore usato nei veicoli è una miscela composta per la maggior parte da una base oleosa, a cui vengono aggiunti additivi che ottimizzano le prestazioni. Le basi oleose si dividono in gruppi in base al grado di raffinazione. Il Gruppo III e il Gruppo IV (meglio conosciuto come PAO, polialfaolefine) sono i più raffinati e vengono utilizzati per creare i lubrificanti sintetici ad alte prestazioni impiegati nei motori moderni.

I Paesi del Golfo Persico producono tra il 15 e il 20% della capacità mondiale di basi oleose del Gruppo III. Lo scorso anno, il 72% delle importazioni europee e il 47% di quelle americane di questo tipo di base provenivano da quella regione. Con le tensioni prolungate nello Stretto di Hormuz, le principali aziende hanno esaurito le riserve di questi oli di alta qualità, di cui Stati Uniti ed Europa si rifornivano in gran parte dal Medio Oriente.

“Anche i fornitori alternativi dispongono di volumi limitati e qualsiasi nuova interruzione delle spedizioni, blocco di una raffineria o altro shock potrebbe rapidamente peggiorare la situazione”, ha annunciato Holly Alfano, CEO dell’Independent Lubricant Manufacturers Association. Il settore, ha aggiunto “continua a operare con margini molto ridotti per far fronte a eventuali nuovi problemi”.

Costi triplicati

Con la crisi i prezzi degli oli base Group III hanno toccato circa 4.000 dollari a tonnellata in Europa e negli Stati Uniti, quasi tre volte i livelli precedenti alla guerra. Ricordiamo l’importanza del cambio d’olio per prevenire malfunzionamenti del motore, ma tutto questo rischia di tradursi in un esborso insostenibile per molti automobilisti.

Se tutto tornasse alla normalità nello Stretto di Hormuz, in ogni caso Europa e Stati Uniti riceverebbero nuovi carichi in autunno. I principali costruttori hanno nuove fonti di approvvigionamento, ma il passaggio non è immediato. Siamo sicuri che i nuovi lubrificanti garantiscano gli stessi livelli di qualità e prestazioni di quelli abituali? La domanda è lecita e le Case stanno verificando le opzioni compatibili. I produttori alternativi di lubrificanti, tra cui quelli sudcoreani, andranno incontro presto a difficoltà nell’approvvigionamento di greggio, sembra essere solo una questione di tempo.

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