Colonnine elettriche in Italia, per Altroconsumo non sono adatte a tutti
L'indagine di Altroconsumo fotografa un'infrastruttura pubblica cresciuta in fretta ma costruita male. Troppe le disomogeneità
L’infrastruttura di ricarica è uno dei tasti dolenti della transizione energetica. Soprattutto in Italia. Nonostante i dati positivi che indicano la crescente diffusione delle auto elettriche (anche usate) nel nostro Paese, resta un grande problema strutturale. L’indagine di Altroconsumo sui punti di ricarica pubblici restituisce un quadro che critica la narrazione dell’elettrico come scelta accessibile a tutti. La rete esiste, cresce, ma è stata progettata pensando a chi ha già una soluzione privata. Chi abita in condominio senza impianto domestico (e in Italia è la maggioranza) si ritrova a dipendere da un’infrastruttura che non è stata costruita per lui.
Una rete che non funziona sempre
I punti di ricarica installati hanno superato quota 70.000. Una crescita evidente rispetto agli anni precedenti. Il problema però non è tanto quantitativo. Solo circa l’85% dei punti risulta attivo. Questo significa che uno su sei non funziona. Su una rete già disomogenea, con una concentrazione forte al Nord e una disponibilità ancora limitata al Centro-Sud, è un problema.
Un problema non solo di natura geografica. La rete italiana è costruita prevalentemente su colonnine a corrente alternata fino a 22 kW, che richiedono dalle due alle cinque ore per una ricarica completa. Sono la soluzione giusta per chi parcheggia per molto tempo nello stesso posto (al lavoro o a casa). Rispondono male, invece, alle esigenze di chi deve ricaricare in tempi ragionevoli durante la giornata o non ha un posto auto privato dove tornare la sera. È una tipologia di utenti non marginale, anzi. Chi non ha accesso alla ricarica domestica è probabilmente la fetta più ampia di chi vorrebbe passare all’elettrico, e spesso è proprio il limite della rete pubblica il motivo per cui rinuncia a farlo.
Le difficoltà della ricarica durante l’inverno
C’è poi anche una “questione climatica”. Il freddo aggiunge un livello di complessità che spesso viene sottovalutato. Le basse temperature riducono l’autonomia dichiarata dal produttore in una misura che oscilla tra il 5 e il 25%, a seconda del modello e del sistema di gestione termica della batteria. Un’auto con autonomia dichiarata di 450 km può scendere in inverno a un valore reale compreso tra 330 km e 420 km. Il freddo rallenta anche la ricarica alle colonnine rapide, perché i sistemi di gestione limitano la potenza iniziale per proteggere le celle quando la batteria non ha raggiunto la temperatura ottimale.
I modelli più recenti dispongono di sistemi di preriscaldamento che portano la batteria a temperatura durante la guida, prima di arrivare alla colonnina. Quando questa funzione è disponibile e viene usata correttamente, i tempi di ricarica invernali si avvicinano molto a quelli estivi.
Quanto costa ricaricare
Per chi dipende dalla rete pubblica, orientarsi tra le formule disponibili è un vero e proprio lavoro. Il costo a consumo varia sensibilmente in base alla velocità della colonnina. Le cosiddette colonnine lente si attestano su una media di 0,69 euro per kWh, le veloci con potenza tra 50 e 150 kW salgono a 0,75 euro, le ultrafast oltre i 150 kW raggiungono 0,86 euro per kWh con tempi di ricarica che scendono tra i quindici e i venticinque minuti.
Chi ricarica spesso può valutare abbonamenti mensili o pacchetti prepagati. Gli abbonamenti, offerti da operatori come A2A, E-Moving e Duferco, partono da circa 20 euro per 40 kWh mensili e arrivano fino a 130 euro per 200 kWh. I pacchetti prepagati hanno validità da tre a sei mesi, con soglie che partono dai 50 euro fino a 249 euro per 400 kWh. Vale la pena verificare sempre le condizioni, perché alcuni abbonamenti funzionano solo su reti specifiche. Le app aggregatrici come Nextcharge permettono di confrontare le offerte di più operatori e trovare prezzi più bassi rispetto alle applicazioni dei singoli gestori.
I consigli di Altroconsumo
Nell’indagine Altroconsumo pone l’attenzione anche sulle scelte pratiche che ogni utente può fare per orientarsi tra le offerte. Chi ricarica occasionalmente o in viaggio fa bene a restare sul pay-per-use, la formula più flessibile e senza impegni. Chi percorre molti chilometri ogni mese può valutare un abbonamento, verificando però che copra le colonnine che usa abitualmente. I pacchetti prepagati rappresentano una soluzione intermedia, utile per esigenze variabili o concentrate in certi periodi.
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