Bologna Città 30 bocciata dal Tar: la sentenza ribalta tutto. Ecco cosa sta succedendo
Il Tar ha dato ragione al ricorso di due tassisti, annullando il provvedimento con cui il Comune di Bologna aveva creato Città 30
Il Tar dall’Emilia Romagna ha annullato il provvedimento con cui il Comune di Bologna aveva istituito “Città 30“. La notizia è certamente clamorosa dato che i giudici hanno accolto il ricorso dei tassisti che avevano lamentato un danno economico dovuto all’introduzione dei nuovi e più stringenti limiti di velocità all’interno del territorio comunale. Nello specifico, con la sua decisione, il Tar è andato ad annullare il Piano particolareggiato del traffico urbano e tutte le conseguenti ordinanze che avevano portato all’abbassamento dei limiti di velocità, fermi restando gli ulteriori provvedimenti che l’Amministrazione intenderà adottare. Di Bologna Città 30 abbiamo scritto diverse volte in passato perché l’iniziativa voluta fortemente dal sindaco Matteo Lepore aveva generato non poche polemiche, anche a livello politico. Alla fine, il Comune è andato avanti con il suo progetto, rimarcando più volte la bontà del provvedimento che, numeri alla mano, ha migliorato la sicurezza delle strade.
LA BATTAGLIA LEGALE
Stando a quanto raccontano gli organi di stampa, il ricorso era stato portato avanti da due tassisti che lamentavano danni economici, cioè una riduzione delle corse e degli incassi (tempi di percorrenza quasi doppi, con la conseguente riduzione del numero delle chiamate a cui rispondere e notevole contrazione del guadagno). A novembre 2024, il Tar aveva respinto il ricorso dato che i tassisti non erano riusciti a dimostrare il danno economico. La questione era stata sottoposta al Consiglio di Stato che a luglio 2025 aveva rimandato tutto al Tar riconoscendo comunque l’interesse degli autisti.
Adesso, è arrivata la nuova pronuncia del Tar che cambia tutto dato che va ad annullare il provvedimento che ha portato alla creazione di Bologna Città 30. Il motivo? Il danno economico non centra. A quanto pare, i Giudici hanno sottolineato che il Codice della strada e le circolari del ministero dei Trasporti specificano che un abbassamento del limite di velocità sia giustificato da necessità precise, come la presenza di una scuola, e deve essere valutato strada per strada, mentre a Bologna riguarda buona parte (64%) della rete urbana.
CHE SUCCEDE ADESSO?
La sentenza del Tar ha scatenato le polemiche in ambito politico. Non è un mistero che il progetto Bologna Città 30 non risultasse gradito al ministro Matteo Salvini che ha commentato la notizia affermando che “la sicurezza stradale va fatta con buonsenso e non con provvedimenti ideologici che danneggiano i cittadini e tradiscono lo spirito delle Zone 30, pensate appositamente per proteggere alcune aree sensibili“. Il Sindaco Matteo Lepore non intende comunque demordere e vuole portare avanti il progetto Città 30 che stando ai numeri condivisi più volte dal Comune, ha permesso di migliorare la sicurezza sulle strade. Ecco cosa scrive il sindaco sulla sua pagina Facebook.
La sentenza del Tar dell’Emilia-Romagna che boccia la città 30 pone questioni burocratiche sugli atti alle quali siamo pronti a rispondere, ma conferma una cosa importante: la funzione pianificatoria del Comune sui limiti di velocità. La Città 30 quindi andrà avanti. Le vittime della strada e i loro familiari ce lo chiedono e noi siamo con loro, con l’obiettivo che abbiamo sempre avuto e rivendicato: salvare vite sulla strada, ridurre e prevenire gli incidenti e in questi due anni abbiamo dimostrato che è possibile. Domani terremo una conferenza stampa per entrare nel merito delle nostre prossime iniziative, proprio perché a questo scenario eravamo preparati. Il centro destra invece di collaborare sulla sicurezza stradale ha fatto di tutto per boicottare il nostro provvedimento. Ringraziamo le associazioni dei familiari delle vittime della strada, gli attivisti, le città che stanno adottando questa misura, i tanti parlamentari e le forze politiche che sono al nostro fianco in questa battaglia.
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