Ambiente e leggi, BMW e Mercedes vincono la sfida legale sui motori termici
Due dei più prestigiosi brand tedeschi ed europei hanno vinto il braccio di ferro sui motori a combustione interna con l'associazione DUH
La Deutsche Umwelthilfe (DUH), l’associazione a difesa dell’ambiente e dei consumatori, ha messo nel mirino le Case costruttrici che non hanno abbandonato la produzione di motori tradizionali. Dopo lo scoppio del dieselgate e la presa di posizione di Bruxelles sulla dead line del 2035 si sono sprecate le iniziative volte a sensibilizzare l’impronta green che avrebbero dovuto cominciare a lasciare gli pneumatici sulle strade europee.
Le Case automobilistiche, davanti alla crisi dell’elettrico, sono state quasi costrette a continuare a sviluppare i motori a benzina e diesel. L’alternativa aveva un solo nome: fallimento. Le nuove generazioni dovranno convivere con il tentativo oggettivo che è stato fatto per determinare un cambiamento epocale, ma la produzione di motori termici non si può arrestare. La giustizia tedesca è intervenuta per mettere la parola fine alla causa contro BMW e Mercedes sui limiti alle emissioni e sulla produzione dei loro propulsori.
Esultano i puristi
BMW e Mercedes-Benz sono stati coinvolti da una iniziativa promossa da Environmental Action Germany (DUH) in Germania. Per legge le aziende private possono essere obbligate a ridurre con standard più rigorosi le emissioni oltre quanto richiesto dalle normative governative vigenti? Da quanto è emerso la risposta è no e la Casa bavarese e il marchio della Stella a tre punte hanno avuto ragione su tutta la linea.
L’associazione riteneva che i due colossi dell’automotive avessero già esaurito tutte le quote di carbonio, chiedendo lo stop ai motori termici entro il 2035. Tuttavia, la Corte ha respinto il ricorso, secondo quanto riportato dalla stampa tedesca, stabilendo che responsabilità normativa è a carico del Governo e non delle singole aziende.
Presa di posizione netta
Il giudice Stephan Seiters ha annunciato che “la responsabilità della legislazione sulla protezione del clima spetta ai legislatori”. Sulla base di una pronuncia della Corte costituzionale federale tedesca del 2021 si potevano rafforzare le politiche climatiche con misure stringenti. I giudici hanno stabilito che non si possono imporre obblighi più severi alle imprese rispetto alle leggi vigenti, respingendo la tesi accusatoria della DUH.
L’associazione, dopo la sconfitta, potrebbe valutare un ricorso in appello. Un portavoce di BMW ha ammesso che l’azienda “da tempo ha dato un contributo efficace alla protezione del clima”. La Casa bavarese ha annunciato che “il dibattito su come raggiungere gli obiettivi climatici debba svolgersi nell’ambito del processo politico”. Sulla base di questa chiara pronuncia giuridica si possono definire conclusi anche tutti questi atti mediatici degli ambientalisti volti a demonizzare il lavoro dei costruttori di automobili che continueranno a puntare sui motori tradizionali.