ACEA, preoccupazione per i piani di sviluppo delle colonnine in Unione Europea

01 Dicembre 2021 30

ACEA, l'associazione dei costruttori europei di auto, ha manifestato nuovamente la sua preoccupazione in merito ai piani dell'Unione Europea sulla diffusione dell'infrastruttura per la ricarica delle auto elettriche e dei punti di rifornimento per i mezzi Fuel Cell.

Indipendentemente dal fatto che si tratti di automobili, furgoni o camion, i futuri obiettivi di CO2 possono essere raggiunti solo se accompagnati da obiettivi altrettanto ambiziosi e obbligatori che indicano a ciascuno dei 27 Stati membri dell'UE quanti punti di ricarica elettrica e stazioni di rifornimento di idrogeno devono costruire.

Secondo l'associazione, gli obiettivi presenti all'interno del documento "Alternative Fuels Infrastructure Regulation" (AFIR) sono poco ambiziosi. Inoltre, ACEA fa anche sapere che alcuni Paesi intendono "diluire" questi obiettivi. A luglio, la Commissione Europea aveva presentato l'AFIR come parte fondamentale del pacchetto "Fit for 55". Adesso, spetta ai governi nazionali e ai membri del Parlamento europeo valutare tali piani.

Ma come accennato in precedenza, ACEA ha sottolineato che alcuni Paesi membri intendono indebolire gli obiettivi, giudicati già poco ambiziosi, contenuti nell'AFIR, piuttosto che rafforzarli al fine di poter raggiungere gli obiettivi proposti di riduzione delle emissioni di CO2.

Per i costruttori europei che stanno investendo molto nell'elettrificazione della loro gamma di vetture si tratta, ovviamente, di una situazione preoccupante anche perché si stanno già scontrando con una realtà non particolarmente felice per quanto riguarda la diffusione delle infrastrutture. Se davvero gli obiettivi saranno ridotti, denuncia ACEA, significherà rendere meno realistici gli obiettivi di riduzione di CO2.

TEMPO PERSO

L'associazione mette poi in evidenza tutto il tempo perso fino ad ora ed il sostanziale "fallimento" del piano precedente all'AFIR, cioè l'AFID. A quanto pare, nel 2013 c'era già una proposta ambiziosa sul tavolo che se fosse stata adottata avrebbe permesso di avere a disposizione, oggi, 677.000 stazioni di ricarica sparse in tutta l'Unione Europea.

Anche allora erano stati proposti obiettivi vincolanti per ogni singole Paese. Alla fine, però, rimasero solo piani non vincolanti. Ecco perché ACEA ritiene che sia necessario porre dei precisi obiettivi infrastrutturali vincolanti per ogni singolo Paese membro. L'associazione poi aggiunge che l'industria automotive europea è pronta a costruire le auto elettriche e Fuel Cell. Tuttavia, per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni, servono 7 milioni di punti di ricarica pubblici contro i 3,9 milioni della proposta attuale.

Il problema della diffusione, secondo ACEA, non è solo economico. Serve anche lavorare per ridurre i tempi necessari per ottenere i permessi, pianificare l’infrastruttura di ricarica e connetterla alla rete elettrica. Inoltre, sarà fondamentale sviluppare una rete parallela dedicata ai veicoli pesanti. Per l'associazione, infatti, la capacità degli operatori del settore di investire in autocarri a basse e zero emissioni è strettamente legata al livello delle infrastrutture disponibili. Per realizzare questa infrastruttura servirà anche un attento studio sulle strade percorse dai mezzi pesanti visto che tali veicoli hanno esigenze differenti rispetto alle normali vetture.

Già entro il 2025, in Europa dovranno essere in funzione almeno 40.000 camion elettrici a batteria, ed entro il 2030 vedremo sulle nostre strade ben oltre 300.000 camion a emissioni zero, sia elettrici a batteria sia a celle a combustibile.

ACEA, alla fine, lancia un appello a Consiglio, Parlamento e Commissione europei affinché ogni pezzo del complesso puzzle del Fit for 55 venga messo al posto giusto.


30

Commenti

Regolamento Commentando dichiaro di aver letto il regolamento e di essere a conoscenza delle informazioni e norme che regolano le discussioni sul sito. Clicca per info.
Caricamento in corso. Per commentare attendere...
LuiD

Non è l'Europa il problema relativamente alla CO2 e all'inquinamento in generale.
Bisogna guardare più a est.

Walter

tante è soggettivo da me ce ne sono 3 su 35 mila abitanti...

nickmot

Quali?

Great Wall?
Hongqui?
Secondo te le dinamiche saranno diverse?

Signor Rossi
nickmot

Se anche al loro posto ci fossero NIO, XPENG, Xiaomi, ed altre, cambierebbe qualcosa?
Guarda un po' i piani di NIO per lo sbarco in europa (notizia di poco fa), """"casualmente"""" parlano solo delle nazioni che giá hanno una certa infrastruttura.

Signor Rossi
mashiro84

Le colonnine sono in costruzione e ce ne sono tante.
Mi aspetto che tra 10 anni comunque il 50% del circolante sia ancora a combustibili fossili, quindi non sono in grado di giudicare se e quanto la sitiazione sia in ritardo.

nickmot

AH, quindi l'idea di transizione elettrica che hai é:

"si impone la data di stop alla vendita, poi che si arrangino costruttori e acquirenti"

Ottimo, la ricetta per il successo!
Strano che la risposta dei costruttori alla COP26 sia stata, "vabbé, visto che l'onere é tutto nostro, allora facciamo con i tempi e le modalitá che diciamo noi."

Signor Rossi
nickmot

Ma questi mica dicono che non si puó fare!

Questi dicono:
"Oh, noi le elettriche le facciamo come ci avete chiesto, voi peró le mettete le colonnine come promesso, vero?"

Signor Rossi
nickmot

E quindi perché scrivi

Troppo divertente ... questi mi ricordano i scienziati di Area 51 nel film “Indipendence Day” quando il loro capo si rivolge al presidente
affermando che loro escono poco


Parlando di quelli che, come te, dicono: "si faccia"?

Signor Rossi
nickmot

Ma certo!
L'associazione europea dei costruttori, che sono coloro che stanno investendo miliardi nell'auto elettrica, espone preoccupazioni, ma il signor Rossi, da dietro il suo smartphone dice che va tutto bene, perché 3 nazioni che insieme fanno la popolazione di 3 regioni Italiane, hanno una buona infrastruttura!
Allora perfetto, non c'é bisogno di investire, é tutto perfetto.

Signor Rossi
Walter

Dovresti vederne gli effetti anche non essendo un politico...

lucas

Secondo me si sbaglia a piazzare colonnine sparse ovunque. Ci si dovrebbe concentrare su delle zone limitate, magari le più popolate, e inquinate e dove se ne trarrebbe maggior beneficio, e creare una rete davvero credibile, dove tutti possano avere una colonnina sotto casa dove attaccare l'elettrica.
Milano, Roma, Napoli, Bari, tutte solo elettrico.
Chi ha l'elettrica se deve fare un viaggio fuori porta si noleggia una macchina a benzina. Chi deve fare tanti chilometri al giorno per lavoro ottiene un permesso speciale, finché la tecnologia di ricarica rapida non matura.
Sparpagliare due/tre colonnine nei piccoli comuni di montagna o siciliani è solo uno spreco di risorse nei prossimi anni, a meno di non avere auto con 600km di autonomia a 20k euro di listino. Allora fuori dalle grandi città ci si affiderà ai garage: in molti li hanno già, e si potranno semplificare le procedure per dare a ciascuno la possibilità di costruirne sul proprio suolo, senza occupare spazi pubblici.

Surak 2.04

I mantenuti dai soldi pubblici lamentano che i loro camioncini venduti come utilitarie elettriche formato megabatteria e carrozzeria plastica piena di aggeggi elettronici superflui che servono a trastullare quei ritard-ti chiamati "ragazzi" nei mille km di autonomia da farsi in tempi doppi, sempre che tu abbia pianificato il viaggio come Napoleone la Campagna di Russia, cosa mai può andare storto se pure il meteo dice "inverno mite", chiedono a chi già gli regala decine di miliardi l'anno, di spendere anche denari per mettere le "prese" un po' ovunque, in modo che mentre la gente carica il suv elettrico in quelle 6 ore, ci siano prese per tutti, sia mai ne arrivino tanti... cioè almeno 4 e l'ultimo deve aspettare di caricare il suo Power Bank con le ruote solo quando si libera una postazione.
Non solo, vuoi non pensare pure a furgoni e camion, eh!

Bello! Razionalità l'è morta!

Giorgio

Senza rete le elettriche venderanno sempre poco e gli incentivi non possono durare per sempre

nickmot

Il che richiede comunque investimenti nelle infrastrutture.
Treni, autous, parcheggi scambiatori, diffusione della banda larga (per incentivare lo smart working), servizi di delivery, etc.
Tutta roba giusta, oserei dire roba che doveva essere fatta decenni fa, ma comunque da fare.
E se si vuole farla, bisogna fare un piano decente, non fissare obiettivi fumosi ed ideologici.

nickmot

C'era, ma era abbastanza fumoso, poi hanno tolto pure quello sostituendolo con un piano molto meno ambizioso e senza particolari vincoli.
A quel punto é diventata la scusa delle case per tirarsi indietro.

Pippu

Darsi una mossa no?

mashiro84

Non essendo un politico non so se esista o meno.

Walter

L' alternativa è fare un piano serio e concreto Europeo su Idrogeno ed Elettrico.

mashiro84

L'alternativa è vendere meno auto (elettriche e non) :D.
Dal punto di vista ambientale la scelta preferibile.

nickmot

Sono sicurto me molti governi risponderanno con un "Si si, mo me lo segno!"

O con un "ma come, non bastava mettere incentivi, una data di divieto e poi fregarsene?"

Walter

I costruttori sono "obbligati" il problema è la mancanza di visione dei vari governi e degli utenti\autori di questo blog

mashiro84

Questo è un "le infrastrutture ve le dovete pagare voi" diretto ai Governi.

nickmot

Ma come!
Non erano sovrabbondanti e non sarebbero state installate da sole, con la diffusione delle elettriche?

NaXter24R

Ah ora se ne stanno accorgendo. Però fatele altre auto elettriche eh, fatene tante

Mercedes EQE 350+, ora facciamo sul serio e Tesla può iniziare a tremare | Video

Mazda CX-60: prova (su strada) di maturità per il SUV PHEV da 60 km elettrici | Video

Mercedes Classe C All-Terrain: ibrida-diesel da viaggio. Versatile, ma non SUV | Video

Mercedes EQB: primo contatto, prova ricarica IONITY e consumi in autostrada