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Auto elettriche rottamate valgono il 18% più delle termiche: lo studio che lo dimostra

Uno studio sulle EV demolite dice che la tecnologia di alcuni componenti, se ancora riutilizzabili, varrebbero più di quelli delle termiche

Auto elettriche rottamate valgono il 18% più delle termiche: lo studio che lo dimostra
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Davide Russo
Davide Russo
Pubblicato il 8 apr 2026

Nello scontro ideologico tra puristi e progressisti green si inserisce un nuovo studio che ha messo in mostra il valori di alcuni elementi delle auto elettriche rottamate. L’analisi, condotta in Francia da RSE Magazine, non si è concentrata sulle emissioni durante l’uso, ma ha palesato le prestazioni ambientali ed economiche del veicolo una volta giunto allo sfasciacarrozze.

Lo studio “The Automotive Material Transition”, condotto da Wastetide, mostra un aspetto da non sottovalutare delle EV. Alla fine del suo ciclo vitale un’auto elettrica vanta in media materiali recuperabili per un valore di 1.257 euro, rispetto ai 1.068 euro di un modello equivalente con motore a combustione interna, con un vantaggio del 18%. Questa differenza, oltre a portare a facili conclusioni finanziarie, mette in primo piano la natura degli elementi presenti a bordo. Le auto termiche vantano il valore aggiunto nei metalli preziosi del catalizzatore, mentre i veicoli elettrici presentano volumi molto maggiori di metalli industriali, principalmente alluminio e rame, che da soli rappresentano l’87% del recuperabile.

Il valore dei metalli riciclabili

I metalli del gruppo del platino, pur essendo preziosi, sono associati a catene di approvvigionamento limitate, mentre l’alluminio e il rame risultano ancorati a mercati stabili con infrastrutture di riciclo consolidate. In sostanza i materiali presenti in una EV sono reintegrabili in un ciclo industriale circolare. Come emerge nello studio, un’auto 100% elettrica presenta circa 250 chilogrammi di alluminio e 60 chilogrammi di rame, rispetto ai 140 e 23 chilogrammi rispettivamente di una vettura con motore a combustione, determinando significative differenze in termini di impatto ambientale.

Nel Vecchio Continente il recupero dei materiali dai veicoli da rottamare evita già l’emissione di 20,7 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno. L’alluminio, la cui produzione è molto inquinante, apporta un beneficio ambientale nelle vetture che ne vantano una maggiore quantità. Lo studio afferma che un produttore di un milione di veicoli all’anno può ridurre le proprie emissioni di CO2 a monte di 90-120 chilotonnellate grazie al riciclo a ciclo chiuso dell’alluminio.

Crescita del parco auto

Con una diffusione maggiore di EV, in un’economia a flusso continuo, si verificherà un riciclaggio sempre più elevato di materiali. I metalli dei veicoli verranno reintrodotti nella produzione futura e il recupero del rame dai veicoli potrebbe coprire dal 5 al 7% del fabbisogno europeo. Nelle valutazioni sui materiali sono escluse le batterie perché i contenuti, in particolare litio, cobalto e nichel, appartengono a una specifica catena del valore che non è stata considerata nel calcolo. Se fossero stati integrati nell’analisi il vantaggio complessivo dei veicoli elettrici rottamati, sia in termini di valore che di potenziale di riciclo, risulterebbe ancora superiore.

La questione diventa di grande rilevanza per l’Europa, e in particolare per l’Italia, dove c’è una tradizione consolidata nel recupero e riciclo dei materiali, sebbene sia rimasta attardata nella filiera elettrica. Se il valore a fine vita delle EV risulterà così determinante in futuro andranno evitate esportazioni fuori confine e impostati degli impianti di riciclo all’avanguardia sul territorio.

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