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Auto elettriche: nel 2025 evitati 1,7 milioni di barili di petrolio al giorno

Il report quantifica l'impatto della flotta elettrica globale: un risparmio paragonabile al 70% delle esportazioni iraniane di petrolio.

Auto elettriche: nel 2025 evitati 1,7 milioni di barili di petrolio al giorno
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Daniele Di Geronimo
Daniele Di Geronimo
Pubblicato il 18 mar 2026

Sulle auto elettriche c’è una narrazione controversa. Chi in esse ripone (e in alcuni casi ha riposto) grandi aspettative e chi, invece, ne critica la stessa idea concettuale. I numeri, per quanto da interpretare, possono rivelarsi utili per capirne il reale impatto.

Un’analisi pubblicata dal think tank energetico Ember mostra che nel 2025 la flotta globale di veicoli elettrici ha evitato il consumo di 1,7 milioni di barili di petrolio al giorno. Un dato in crescita rispetto agli 1,3 milioni del 2024. Per intenderci, è un valore che equivale al 70% delle esportazioni iranianesi: in altre parole è una buona parte dei 2,4 milioni di barili al giorno esportati dall’Iran attraverso lo Stretto di Hormuz, tristemente di attualità in questi giorni. Le auto elettriche stanno quindi iniziando ad avere un impatto su una delle vulnerabilità più profonde dell’economia globale, ovvero la dipendenza dal petrolio.

Le auto elettriche come strumento di indipendenza energetica

Ember ha calcolato che sostituire con veicoli elettrici il petrolio usato nei trasporti potrebbe tagliare le importazioni globali di combustibili fossili del 70%. Con risparmi annui dell’ordine di centinaia di miliardi di dollari. A un prezzo del petrolio di 80 dollari al barile, la Cina risparmia già oltre 28 miliardi di dollari l’anno in importazioni evitate grazie alla sua flotta di EV, l’Europa circa 8 miliardi e l’India circa 600 milioni di dollari.

Nel 2025, 39 paesi hanno raggiunto una quota EV nelle vendite di nuove auto superiore al 10%, contro soli quattro nel 2019. La crescita più rapida arriva dai mercati emergenti asiatici. Il Vietnam ha raggiunto il 38% di quota EV nel 2025, davanti all’UE al 26%. La Thailandia si è attestata al 21% e l’Indonesia al 15%, tutte sopra gli Stati Uniti al 10%. India al 4% e Brasile al 9% hanno superato il Giappone, fermo al 3%. La Cina ha superato per la prima volta il 50% di quota EV sulle nuove immatricolazioni nel 2025.

Il trend si riflette anche nelle previsioni sulla domanda globale di petrolio. L’IEA (International Energy Agency, l’Agenzia Internazionale dell’Energia), infatti, ha già rivisto al ribasso le previsioni di crescita della domanda di petrolio per il 2026 a soli 0,6 milioni di barili al giorno. Il picco della domanda è atteso entro il 2029, attorno ai 106 milioni di barili al giorno, non molto sopra i livelli del 2025 di 104 milioni.

Il problema dello Stretto di Hormuz

Dal Golfo quasi il 30% del greggio

La vulnerabilità petrolifera emerge chiaramente analizzando quello che accade nello Stretto di Hormuz. Attraverso di esso passa il 20% delle esportazioni mondiali di petrolio, mentre la regione del Golfo nel suo complesso fornisce circa il 29% del greggio globale. Una crisi in quell’area, come abbiamo visto con il recente caro carburanti che sta interessando il nostro Paese, si traduce immediatamente in rincari alla pompa ovunque nel mondo. L’Asia è particolarmente esposta, importando circa il 40% del suo petrolio attraverso lo stretto. Il paradosso è che produrre petrolio in casa non protegge necessariamente un’economia, perché i prezzi vengono fissati a livello globale. È proprio per questo che la riduzione della dipendenza dal petrolio attraverso i veicoli elettrici assume un significato che va oltre la questione ambientale. Diventa soprattutto una questione di indipendenza e sicurezza economica.

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