Cerca

Britishvolt sarà acquistata dall'australiana Recharge

Il processo di acquisizione dovrebbe completarsi in 7 giorni.

Britishvolt sarà acquistata dall'australiana Recharge
Vai ai commenti
Filippo Vendrame
Filippo Vendrame
Pubblicato il 7 feb 2023

Pare che sia stato individuato un acquirente disposto a rilevare Britishvolt, la società che doveva costruire una grande fabbrica per le batterie nel Regno Unito ma che è fallita, come abbiamo avuto modo di vedere di recente. Il fallimento aveva fatto molto discutere nel Regno Unito dato che era visto come un passo indietro per l'intero settore automotive inglese. A distanza di sole tre settimane da quando Britishvolt era entrata in amministrazione controllata, la curatela fallimentare ha individuato in Recharge Industries la società a cui vendere Britishvolt.

L'accordo raggiunto potrebbe rilanciare le ambizioni del Paese che punta a voler creare un'industria delle batterie in grado di poter supportare la produzione di auto elettriche nel Regno Unito. Recharge Industries, nello specifico, è un'azienda australiana che fa parte del fondo newyorkese Scale Facilitation. A quanto pare, questa realtà sta già costruendo una fabbrica per le batterie in Australia che dovrebbe iniziare le attività il prossimo anno. David Collard, CEO di Scale Facilitation e fondatore di Recharge, ha commentato:

Siamo entusiasti di procedere con la nostra offerta per Britishvolt e non vediamo l'ora di iniziare a realizzare i nostri piani per costruire la prima gigafactory del Regno Unito.

Per il momento ancora non si conoscono i dettagli dell'operazione di acquisizione. Sappiamo solamente che il processo di vendita dovrebbe completarsi nei prossimi 7 giorni. Dunque, al momento non sono ancora stati resi noti i termini economici dell'accordo di vendita.

Inoltre, ancora più importante, Recharge Industries non ha ancora voluto fornire una qualche indicazione sul piano di rilancio di Britishvolt. Pare, comunque, che sul piatto siano arrivate in queste settimane diverse offerte di società interessate a rilevare la realtà inglese. Non rimane che attendere ulteriori informazioni per capire quale sarà il futuro della fabbrica delle batterie del Regno Unito che secondo il piano originario, doveva raggiungere una capacità produttiva di 38 GWh annui.

Ti potrebbe interessare:
Commenti Regolamento
V
Vae Victis 01 Jan 1970 @ 00:00

E' una fortuna che il render di Larson venga acquistato da una azienda così seria, che ha un capannone di ben 500 metri quadri. Io se fossi negli inglesi non avrei dubbi a dargli i fondi pubblici.

L
Lettore espatriato 01 Jan 1970 @ 00:00

La cosa è interessante almeno 2 punti :
1) Recharge è una delle 3 aziende che ha fatto un'offerta per BritishVolt . In un periodo in cui, spesso, questi tipi di aste in Italia vanno deserte , forse non è così male come si potrebbe credere.
2) Pare che importeranno alcune materie prime dall'Australia ( che come saprai, produce una bella percentuale del litio mondiale) invece che da Cina o Russia . Probabilmente non il miglior modo di ridurre l'impatto ambientale , ma almeno potrebbero continuare a produrre quando gli altri potrebbero essere bloccati ( magari) da una guerra commerciale .

Pero' , in generale e in questo periodo in cui tutti vorrebbero aprire fabbriche di batterie , è vero che bisognerebbe sempre diffidare molto di ogni nuovo imprenditore che vuole fare altrettanto ...

PS: Comunque, se trovi la banca che ti finanzia l'acquisto a debito , ti bastano anche meno di 10 $ 😂😂

L
Lettore espatriato 01 Jan 1970 @ 00:00

Ma non era tutta colpa della Brexit ? 😁😁😁

T
T. P. 01 Jan 1970 @ 00:00

io li chiamerei già anche per la nostra realtà...
la vedo di un grigio!!! :(

T
T. P. 01 Jan 1970 @ 00:00

Britishvolt sarà acquistata dall'australiana Recharge e sarà Svolt!!!
ahahahah

P
Pmadmax 01 Jan 1970 @ 00:00

C'è un articolo interessante del sole sulle differenze tra italvolt e britishvolt, ma come dici tu... qua se finisce finirà a tarallucci e vino (e il contribuente che paga)

J
Jotaro 01 Jan 1970 @ 00:00

La rivincita delle colonie!

W
Walter 01 Jan 1970 @ 00:00

morta una fabbrica se ne fa un altra
quanto fallirà quella italiana resterà a carico dei contribuenti