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L'Alfa Romeo da 30 milioni, prima rapita poi venduta per 10 euro: un intrigo

Il mistero di un'Alfa Romeo 33 Stradale, valutata oltre 30 milioni di euro, prima sparita e ora apparentemente venduta per 10 euro

L'Alfa Romeo da 30 milioni, prima rapita poi venduta per 10 euro: un intrigo
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Tommaso Giacomelli
Tommaso Giacomelli
Pubblicato il 24 feb 2026

Nel mondo del collezionismo automobilistico d’alto lignaggio, pochi nomi evocano lo stesso timore reverenziale dell’Alfa Romeo 33 Stradale. Prodotta in soli 18 esemplari tra il 1967 e il 1969, questa vettura non è solo una macchina, ma un autentico gioiello del motorismo mondiale, stimato oggi intorno ai 30 milioni di euro. Eppure, dietro le linee sinuose tracciate da Franco Scaglione e il ruggito del suo V8 a 90° da 2 litri, si sta consumando un giallo internazionale che sembra uscito da un romanzo d’appendice.

Il mistero si infittisce

Tutto ha inizio con la scomparsa di un appassionato collezionista bresciano, proprietario di uno di questi rarissimi esemplari. Appena dopo il lutto, secondo quanto ricostruito dal team di avvocati che assiste la famiglia, gli eredi si sarebbero ritrovati immersi in un rebus inquietante. La fuoriserie del Biscione, anziché rimanere nel patrimonio di famiglia, è sparita nel nulla, terminando al centro di un’indagine della Procura di Milano per reati pesantissimi come estorsione e falso in atto pubblico.

Il fulcro dell’intrigo emerge nitidamente in una transazione che ha dell’inverosimile: la 33 Stradale sarebbe stata ceduta a due cittadini francesi per la cifra simbolica di appena 10 euro. Secondo quanto riportato dalle denunce presentate, i mesi successivi alla morte del precedente proprietario sono stati contraddistinti da una fitta pressione psicologica e gravi minacce di azioni legali, dirette da quello che i legali definiscono il “regista occulto” dell’operazione: un presunto amico di famiglia. Questa spirale avrebbe costretto gli eredi a firmare documenti svantaggiosi durante una mediazione culminata in un arbitrato.

Una società ombra

A rendere la vicenda ancora più enigmatica e intricata è la comparsa di una struttura societaria creata in modo specifico. Il giorno successivo alla firma della mediazione, è stata infatti costituita la “Fabre 33 società semplice”, alla quale il bolide dell’Alfa è stato intestato inizialmente. Tra i nomi che emergono nella gestione di questa entità figura un avvocato che, in modo paradossale, avrebbe ricoperto in precedenza proprio il ruolo di legale degli eredi bresciani. Un conflitto d’interessi che, se confermato, getterebbe un’ombra ancora più scura sull’intera operazione.

Le tracce della 33 Stradale si interrompono bruscamente subito dopo questi passaggi burocratici. Le targhe originali sono state dichiarate smarrite, portando alla formale radiazione della vettura dal Pubblico Registro Automobilistico e alla sua esportazione in Europa. Da quel momento, del capolavoro (tornato in chiave moderna) firmato da Scaglione — caratterizzato dal suo iconico telaio tubolare e dalle prestazioni da autentica auto da corsa — non si è saputo più niente.

L’idea di una ricompensa

Attualmente, mentre la Procura di Milano cerca di fare chiarezza in questo torbido intreccio, la famiglia ha deciso di passare al contrattacco. Con l’obiettivo di rintracciare l’amata leggenda di Arese e rientrarne in possesso, è stata annunciata una ricompensa di 100.000 euro per chiunque sia in grado di fornire elementi concreti e utili al ritrovamento. Sicuramente non si faranno attendere aggiornamenti, sperando che siano a lieto fine.

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