Airbag Takata difettosi, ancora troppe le auto circolanti a rischio
Il Ministero delle Infrastrutture richiama l’attenzione sugli airbag Takata difettosi. In Italia circolano ancora 1,6 milioni di veicoli a rischio
Lo scandalo degli airbag Takata ha fatto molto discutere sia in Italia e sia in altri Paesi UE ed in particolare in Francia. Non possiamo non ricordare il richiamo europeo con stop drive organizzato da Stellantis per sostituire questi dispositivi per la sicurezza difettosi. Le diverse campagne di richiamo sono ancora in atto ma è fondamentale che i proprietari delle auto interessate siano informati e portino quanto prima le loro vetture ad un centro assistenza per l’intervento del caso. Proprio per tale motivo, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha pubblicato all’interno del suo sito ufficiale un avviso per ricordare dell’importanza di aderire alle campagne di richiamo.
COSA DICE IL MINISTERO
Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti intende sensibilizzare i cittadini rispetto all’adesione alle campagne di richiamo degli airbag Takata lanciate dalle case costruttrici. La mancata sostituzione del componente difettoso (in linea generale, modulo airbag il cui generatore di gas è basato sul propellente nitrato di ammonio stabilizzato, senza dessiccante) espone a un rischio significativo di lesioni gravi o anche fatali, particolarmente per i veicoli più datati o utilizzati in contesti climatici caratterizzati da forte umidità, alte temperature e/o forte escursione termica. Le campagne di richiamo degli airbag Takata in Italia hanno coinvolto circa 4 milioni di veicoli appartenenti a numerosi brand, con 3,2 milioni di veicoli notificati. Ad oggi risultano ancora circolanti 1,6 milioni di veicoli equipaggiati con airbag Takata difettosi. L’adesione alle campagne di richiamo assume quindi un ruolo di primaria importanza per la tutela della sicurezza stradale e della salute pubblica.
Il ministero ricorda poi che sul suo sito è presente una pagina in cui si può trovare l’elenco aggiornato delle case costruttrici coinvolte e i link alle pagine ufficiali dedicate ai richiami, disponibili sui siti dei produttori o dell’UNRAE (si può accedere cliccando qui).
ANCORA TROPPE AUTO CIRCOLANTI A RISCHIO
Nella nota del Ministero emerge quindi che su strada in Italia ci sono ancora 1,6 milioni di veicoli dotati degli airbag Takata difettosi, troppi vista la loro pericolosità. Importante, dunque, che le persone quanto prima aderiscano alle campagne di richiamo e facciano sostituire questi dispositivi difettosi, operazione del tutto gratuita.
LE CRITICHE DEL MOVIMENTO CONSUMATORI
Sull’avviso del Ministero interviene il Movimento Consumatori che critica il ritardo di questa iniziativa. Per Movimento Consumatori l’iniziativa del Ministero arriva con 10 anni di ritardo e ha un’efficacia preventiva molto limitata rispetto a misure adottate in Paesi come USA e Francia, dove i veicoli a rischio sono stati sottoposti a stop drive obbligatorio. In Italia, invece, solo una parte delle vetture interessate è sottoposta a limitazioni, senza criteri chiari e senza test indipendenti. Paolo Fiorio, coordinatore del Servizio legale nazionale Movimento Consumatori, commenta:
L’interesse dei produttori a ridurre i costi delle campagne di richiamo non può prevalere sul principio di precauzione che impone ai produttori e alle autorità di vigilanza di prevenire ogni rischio grave, anche qualora gli effetti non siano immediati. Il Ministero nel suo avviso si limita solo ad esporre le prassi adottate dai produttori, definendo lo stop drive una misura adottata dal costruttore per i veicoli caratterizzati da un rischio grave ed imminente per la salute e la sicurezza. L’imminenza del rischio, per altro soggetta a valutazione del tutto discrezionale, non è requisito previsto dai regolamenti Ue in base ai quali è rischio grave quello che, richiede un intervento rapido compresi i casi in cui gli effetti del rischio non sono immediati. Non è quindi necessario l’incidente, perché sia adottata l’unica misura idonea ad evitare con certezza il rischio: interrompere la guida fino alla sostituzione dell’airbag.
Alessandro Mostaccio, presidente di Movimento Consumatori, aggiunge:
L’intervento del Ministero, che noi chiediamo da mesi, alla fine è arrivato in estremo ritardo e non è all’altezza della gravità della situazione. Ben diverse invece sono le azioni intraprese dal tribunale e dalla Corte d’Appello di Torino che sono intervenuti per imporre le auto sostitutive per Citroen e lo stop drive per Opel. Se la tutela dei consumatori, in casi come questi, continua a essere demandata solo a tribunali e associazioni dei consumatori, siamo di fronte ad una resa totale del controllo pubblico sulla sicurezza dei veicoli.