Vodafone IoT per connettere auto, moto e...città

05 Febbraio 2018 20

Internet of Things: tre parole chiave per il 2018 e per gli anni a venire. Sono passati ormai diversi anni da quando ero uno dei primi in Italia a sfruttare lampadine LED connesse grazie a Philips: erano i tempi del lancio di Hue, gli "oggetti connessi" erano pochi e gli amici impazzivano a vedere che controllavo le luci con il cellulare.

Oggi è cambiato molto: nel mondo ci sono 62 milioni di oggetti connessi, in Italia 7.5 milioni. Il termostato, le luci, ma anche il contatore elettrico, le auto e le moto. La complessità varia: nel mondo delle quattro ruote, ad esempio, la scatola nera connessa è in uso da tempo e il mio primo approccio è stato tre anni fa: l'assicurazione mi profilava in base ai dati raccolti e a fine anno ottenevo uno sconto direttamente proporzionale al punteggio ottenuto. In più potevo tracciare l'auto dal cellulare sfruttando la funzionalità di antifurto satellitare.

Auto connessa: oggi e domani

Il futuro sarà sempre più connesso, e le auto giocheranno un ruolo principale, ben più complesso dei sistemi di tracciamento e delle scatole nere in uso oggi. Ormai ci sono vetture con SIM integrata che scaricano via OTA il firmware ad esempio, raccolgono dati, chiamano automaticamente i soccorsi e altro ancora. Nel 2020 si ipotizzano 20 miliardi di oggetti connessi (stima di Gartner) e Vodafone vuole restare in prima linea.

Da qui l'acquisizione di Cobra (oggi Vodafone Automotive) e il tuffo nell'Internet of Thing con dispositivi come V-Auto. Sfruttando rete e infrastruttura del gruppo, la scatola nera raccoglie dati, aiuta nella ricostruzione degli incidenti, serve per la sicurezza e il tracciamento e genera una serie di KPI che vengono poi dati in pasto alle assicurazioni. Queste, ognuna con il suo metro di valutazione, traducono gli indicatori in un profilo di rischio, restituendo al cliente uno sconto sulla polizza RC.

Parlando con Marco Canesi, Responsabile Prodotti e Servizi di Vodafone Automotive, ho potuto scoprire anche cosa ci aspetta in futuro prossimo: i dati raccolti dai dispositivi connessi integrati nelle auto serviranno a ricostruire gli incidenti sfruttando i sensori come l'accelerometro per ricostruire la dinamica. Se il GPS ci da la posizione in un determinato orario, incrociandolo con i dati gli altri sensori (tra cui quelli dell'auto stessa che vanno in pasto anche ai sistemi di controllo elettronico), si può arrivare ad una ricostruzione dell'incidente che consentirà di tagliare molto i tempi di analisi della pratica.

Le assicurazioni potranno ad esempio usare questi dati per stimare l'entità dei danni: il programma incrocia modello e dinamica dell'incidente con il database dove, a seconda dei vari indicatori, viene assegnato un range (in valore) dei danni tipici. Se la richiesta dell'officina che si occuperà delle riparazioni rientra nel range corrispondente, l'assicurazione potrà avvallare il risarcimento senza dover necessariamente inviare un perito sul posto.

La prossima frontiera è quella relativa alle due ruote: qui il discorso si fa più complesso a causa delle diverse forze in gioco durante un'incidente in moto o scooter. Anche in questo caso, comunque, la chiave è la raccolta dati, sfruttando i big data per avere informazioni sufficienti per creare algoritmi affidabili e corrispondenti alla realtà.

Narrowband IoT: poca banda per fare tanto

Se il 5G porterà le auto connesse a nuovi livelli, prima fra tutta la guida autonoma con le sue maggiori esigenze in termini di banda per aggiornamenti, mappe, infotainment (foto, video, musica in streaming) e connettività V2V e V2X, il Narroband si basa invece sul concetto opposto: ci sono dispositivi che non hanno necessità della banda larga, semplicemente perché non devono, ad esempio, inviare file multimediali pesanti.

NarrowBand IoT è una nuova tecnologia radio utilizzabile su una porzione di banda (sia di dispiegamento che di guardia) della rete LTE o su rete GSM in porzioni di spettro disponibili dopo il rilascio delle frequenze ad esempio.

Il risultato è la possibilità di far comunicare e di collegare oggetti che non potevano essere connessi o che avrebbero portato un aumento dei costi per la connessione, basti pensare al fatto che le scarsissime esigenze energetiche di questa tecnologia permettono a batterie piccole e con capacità limitata di durare per 10/15 anni. Ipotizzando 200 byte inviati al giorno, una batteria può superare tranquillamente i 10 anni.

In questo modo si abbattono i costi, si sfrutta la maggior propagazione del segnale (anche in aree isolate e remote, +20dB) e la cella può gestire un alto numero di dispositivi senza rischiare il sovraccarico (fino a 50.000 per cella della rete NB-IoT): d'altronde la mole di dati scambiata è veramente esigua. Qualche esempio? Un contatore, che deve inviare pochissime stringhe di numeri, o un sensore per un parcheggio intelligente che deve inviare solamente il suo stato (occupato o libero) e l'identificativo che correla immediatamente alla posizione (essendo una struttura fissa).

In più, proprio come nel caso dei sensori per i parcheggi smart, il dispositivo può essere annegato sotto al manto stradale senza rischiare di perdere il segnale e, soprattutto, senza doverlo rimuovere frequentemente per cambiare le batterie, abbattendo i relativi costi di estrazione e nuova posa.


E' quindi chiaro che il piano per il futuro dell'Internet of Things si gioca su due fronti: nel settore automotive, da una parte ci sono le potenzialità del 5G per guida autonoma, V2V e intrattenimento di bordo, dall'altra c'è il Narrowband IoT che gestirà tutto il resto. I produttori potranno quindi fornire servizi sui parcheggi più precisi, ma anche il mondo dell'elettrico approfitterà di questa tecnologia per lo stato delle colonnine di ricarica e la prenotazione in remoto della piazzola.

In più si potranno avere semafori connessi o sensori che leggono il traffico e permettono di ottimizzarne i flussi fornendo ai navigatori indicazioni più precise e in tempo reale.

Il top gamma di piccole dimensioni per eccellenza. la scelta obbligata per un Android tascabile? Sony Xperia XZ1 Compact, in offerta oggi da Clicksmart a 279 euro oppure da ePrice a 320 euro.

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Commenti

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Tony Musone

mmm... non pensavo potesse avere anche un altro senso, di cosa dovresti dubitare?

Nell'articolo io leggo: "...basti pensare al fatto che le scarsissime esigenze energetiche di questa tecnologia permettono a batterie piccole e con capacità limitata di durare per 10/15 anni. Ipotizzando 200 byte inviati al giorno, una batteria può superare tranquillamente i 10 anni."

AlphAtomix

Ma stai parlando della scatola nera? Perchè se intendi quella è impossibile che tira giu una batteria, consuma pochissimo. Ed è normale che è sempre alimentata dato che funziona come un satellitare.

AlphAtomix

auto con portafogli integrato che pagano in automatico soste, rifornimenti e caselli...Vai IOTA, to the mooon!

Francesco

non volevo correggerti, era l'espressione di scetticismo ;-)

Tony Musone

giusto... correggo ;)

Stefano Art

la Opel offre questo servizio con Vodafone

a'ndre 'ci

si, certo che rimane alimentata. ma c'è un altro cavo che è il sottochiave.

Nix87

Ma infatti io ne ho uno, ma non su odb2...

TheGabriele

Ho realizzato la stessa cosa con:
- tracker OBD Teltonika
- sim m2m impresa semplice
- gestione flotta con Traccar
I vantaggi, non dipendere da un ecosistema proprietario.

Marco

Ti assicuro che resta acceso sempre. E non solo sulla mia BMW la porta OBDII è costantemente alimentata.

ironmel

si, conta che Vodafone stessa propone le versioni "serie" in collaborazione con gli OEM e non certo installati a vista ;)

a'ndre 'ci

se l'hai provato, francamente, l'aggeggio era installato o configurato di ca..a.

a'ndre 'ci

chiariamo la cosa: questi sono giochini.
se vuoi la sicurezza ci sono prodotti specifici che si installano ben nascosti e che appena li tocchi bloccano la macchina.
questi cosi sono fatti per far giocare la gente con le applicazioni e vendere sim.

Francesco

mAh...

R4nd0mH3r0

chip rfid per pagamenti in certe discoteche c'erano già ai tempi di CSI Miami. Ci fecero una puntata sopra in cui uno venne ucciso da un altro per un motivo

Tony Musone

avrai avuto altri tipi di problemi, "l'aggeggio" dovrebbe assorbire pochi mA tanto quanto l'orologio sul cruscotto ;)

Marco

Mettiamoci un chip sottopelle e finiamola lì.

Marco

Senza contare che su molte auto l'aggeggio è costantemente alimentato. Tempo un giorno e ci si trova con la batteria scarica (provato di persona, ahimè).

Nix87

Ma si installa sulla porta OBD2 quel coso? Certo che se mi entrano in auto sarà la prima cosa che andranno a cercare...ma un sistema diverso no?

Silver

Interessante, ma 5 euro al mese (pardon 28 giorni) sono un furto

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