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Il gigante delle batterie Varta dichiara fallimento in Germania

La storica azienda tedesca di batterie ha presentato istanza di insolvenza, schiacciata dalla concorrenza cinese e della perdita di commesse chiave. A rischio 3.000 posti di lavoro.

Il gigante delle batterie Varta dichiara fallimento in Germania
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Andrea Tomelleri
Andrea Tomelleri
Pubblicato il 25 lug 2026

Crolla un altro pezzo dell’industria europea. Varta, lo storico produttore tedesco di batterie per auto e non solo, ha ufficialmente presentato quattro istanze di insolvenza in amministrazione controllata presso il tribunale di Stoccarda. Questa azione rappresenta il culmine di una profonda crisi per il marchio tedesco, fondato nel 1887, e si inserisce in un contesto europeo già scosso dal recente collasso della svedese NorthVolt.

Il rifiuto degli azionisti

La decisione di ricorrere al tribunale è giunta dopo il rifiuto da parte degli azionisti di riferimento (tra cui Porsche, che aveva acquisito la maggioranza della divisione V4Drive e l’imprenditore Michael Tojner) di conferire nuova liquidità nelle casse dell’azienda – le stime parlano di decine di milioni di euro – per salvare il gruppo ed evitare il fallimento. Nonostante una precedente ristrutturazione aziendale nel 2024, i conti hanno continuato a essere negativi: l’ultimo esercizio ha registrato un fatturato di circa 793 milioni di euro e perdite nette per 64,5 milioni.

Le cause della crisi

Sono diversi i fattori che hanno portato al tracollo finanziario di Varta. Negli ultimi anni l’azienda ha subito pesantemente la concorrenza asiatica, capace di commercializzare volumi elevati a costi notevolmente inferiori. Il fattore precipitante è però arrivato dall’interruzione di importanti commesse nel settore tecnologico: Apple ha infatti deciso di non acquistare più le celle a bottone “Coin Power” destinate agli AirPods, scegliendo di rivolgersi a fornitori asiatici.

Futuro incerto per 3.400 dipendenti

Una conseguenza diretta del fallimento è che lo stabilimento di Nördlingen in Baviera chiuderà le attività operative in autunno, lasciando a casa circa 350 dipendenti. La dirigenza ha inoltre ammesso errori di valutazione strategici, per aver spinto troppo l’espansione produttiva in settori rivelatisi di nicchia. Attualmente, il futuro per i circa 3.260 dipendenti (molti impiegati nella sede di Ellwangen) è incerto. L’ultima speranza potrebbe arrivare da un pool di creditori, guidato da Deutsche Bank, che sarebbe intenzionato a scorporare l’azienda e rilevare la divisione delle batterie per uso domestico, che è in attivo ed è stimata da sola in circa 240 milioni di euro.

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