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L’EPA cancella gli standard sulle emissioni dei veicoli: cosa cambia

Una nuova decisione controversa dell'amministrazione Trump ha già attirato diverse critiche e proteste globali

L’EPA cancella gli standard sulle emissioni dei veicoli: cosa cambia
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Daniele Di Geronimo
Daniele Di Geronimo
Pubblicato il 25 feb 2026

L’amministrazione Trump torna a far parlare di sé. Non una novità a dirla tutta, essendo molte delle decisioni discusse e controverse. Anche l’ultima sulla cancellazione degli standard sulle emissioni dei veicoli va proprio in questa direzione.

Il 12 febbraio 2026 il presidente Donald Trump e il direttore dell’EPA Lee Zeldin hanno annunciato l’abrogazione dell’endangerment finding. Di cosa si tratta? Della norma di quasi vent’anni fa (2009) che stabiliva che le emissioni di gas serra dai veicoli a motore costituiscono una minaccia per la salute pubblica. Per il settore auto la conseguenza diretta è l’eliminazione di tutti gli standard di emissione imposti a partire dal 2012.

Le ragioni del dietrofront

Trump ha dichiarato di mettere fine a “una politica disastrosa dell’era Obama“. Una politica che a detta del presidente USA “ha gravemente danneggiato l’industria automobilistica americana e ha fatto aumentare enormemente i prezzi per i consumatori americani“. La posizione dell’amministrazione Trump si basa su due argomenti. Il primo è che l’EPA non aveva l’autorità legale per imporre tali standard attraverso il Clean Air. Il secondo argomento è di natura più quantitativa. Anche eliminando tutte le emissioni dei veicoli americani, l’impatto sugli indicatori climatici globali entro il 2100 sarebbe trascurabile. Zeldin ha ribadito che se il Congresso vuole che l’EPA regolamenti i gas serra, deve legiferare in tal senso, cosa che non ha fatto.

Questa decisione segue quella che prevede l’eliminazione dei crediti ambientali grazie ai quali era stato reso universale lo Start&Stop sulle auto vendute negli Stati Uniti.

Le reazioni contrarie

Questa decisione è stata accolta da un coro di critiche pesantissime, guidato dall’ex presidente Barack Obama, che ha bollato il provvedimento come un vero e proprio “regalo" ai signori del petrolio e del carbone. Per Obama, una mossa del genere non solo indebolisce la sicurezza nazionale, ma tarpa le ali al Paese nella lotta contro la crisi climatica. Sulla stessa linea, il dottor Georges C. Benjamin ha denunciato un attacco frontale a cinquant’anni di ricerca scientifica e giurisprudenza federale, mentre Gretchen Goldman ha dato un peso numerico a questo allarme, stimando che la nuova norma spalancherà le porte a oltre 7 miliardi di tonnellate di emissioni nei prossimi decenni.

La battaglia legale è subito partita. Non appena il testo è apparso sul Federal Register, decine di organizzazioni ambientaliste hanno trascinato la questione in tribunale. Dena Adler (avvocata senior dell’Institute for Policy Integrity della New York University) e la collega Kate Welty hanno pubblicato un documento di analisi in cui sostengono che la tesi dell’amministrazione si basa su una lettura scorretta della legge. I veicoli a motore sono responsabili di oltre il 23% di tutte le emissioni di gas serra degli Stati Uniti, una quota che non è cambiata dall’epoca dell’endangerment finding e che supera ampiamente le soglie storicamente riconosciute dall’EPA stessa come sufficienti a giustificare la regolamentazione.

Anche Tesla è intervenuta sull’argomento. La casa automobilistica di Elon Musk ha scritto all’EPA sostenendo che l’endangerment finding aveva fornito una piattaforma regolamentare stabile per i suoi investimenti in sviluppo prodotto e produzione. Per poi aggiungere che la sua rimozione priverebbe i consumatori di scelta e di vantaggi economici concreti.

La situazione in Europa

Anche da questa parte dell’Atlantico le regole in materia stanno cambiando. Se dal 29 novembre 2026 entrerà in vigore il nuovo standard Euro 7, va ricordato che recentemente la Commissione europea ha alleggerito il divieto sulle auto termiche al 2035 e ha stabilito che i costruttori dovranno rispettare un target di emissioni allo scarico del 90% invece del 100%. Una modifica che alcuni paesi come Francia e Spagna hanno già annunciato di voler contrastare ma che mostra come l’orientamento in materia sia diffuso.

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