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Sequestro di e-bike cinesi illegali: circolavano come scooter senza targa

Maxi operazione della Guardia di Finanza: scovata una truffa da 5 milioni. Vendute quasi 7mila e-bike cinesi fuorilegge che viaggiavano a 50 km/h come veri scooter.

Sequestro di e-bike cinesi illegali: circolavano come scooter senza targa
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Riccardo Mantica
Riccardo Mantica
Pubblicato il 31 lug 2026

Sulla carta erano biciclette a pedalata assistita. Su strada viaggiavano come scooter veri e propri: 50 all’ora senza fare un metro di pedalata, niente targa, zero assicurazione e certificati di sicurezza fasulli. Una maxi truffa scattata dalla Cina e stroncata dalla Guardia di Finanza di Palermo, che ha bloccato un giro d’affari milionario esteso a mezza Italia.

Al centro dell’indagine ci sono un imprenditore palermitano e la sua società, indagati per frode in commercio e falso in atto pubblico. Non si tratta del solito sequestro di bottega: per recuperare i mezzi sparsi lungo la penisola c’è voluta una maxi operazione coordinata con le Fiamme Gialle di Gioia Tauro e i comandi di Calabria, Campania, Puglia, Lombardia, Sardegna e Toscana. I finanzieri sono andati a colpo sicuro nei depositi dei grossisti e nei negozi al dettaglio.

Il trucco delle certificazioni

Dietro questo traffico c’era un meccanismo ben collaudato che andava avanti da tempo. In base ai calcoli investigativi, dal 2023 a oggi sono stati introdotti sul territorio italiano almeno 6.885 veicoli irregolari, per un valore commerciale complessivo che sfiora i 5 milioni di euro.

La svolta nelle indagini è arrivata spulciando i documenti che l’imprenditore presentava alle dogane per sdoganare la merce. I finanzieri, lavorando fianco a fianco con il Ministero delle Infrastrutture, il Ministero del Made in Italy e le associazioni di categoria, hanno scoperto che i marchi CE stampati sui mezzi erano puramente di facciata. I fascicoli tecnici allegati erano infatti un colabrodo formativo: mancavano i disegni dell’intera macchina, gli schemi dei circuiti di comando e i dettagli costruttivi corredati dalle note di calcolo.

Allo stesso tempo non c’era alcuna traccia della valutazione dei rischi, mancavano i report sui test di laboratorio imposti dalle norme e non figurava nemmeno l’indicazione delle misure preventive pensate per impedire che le caratteristiche tecniche potessero essere manomesse dopo la vendita.

Quando un’e-bike diventa illegale

Per capire dove stesse l’inganno bisogna guardare alla normativa di settore. La direttiva europea “Macchine" del 2006 regola in modo rigido la produzione delle e-bike, stabilendo che il motore elettrico ausiliario non debba superare la potenza massima di 250 Watt e debba servire solo ad “assistere" la pedalata. L’alimentazione, infatti, deve staccarsi o ridursi progressivamente non appena si smette di muovere le gambe o prima ancora che il mezzo raggiunga i 25 km/h.

I veicoli finiti sotto sequestro funzionavano in modo del tutto opposto. All’esterno avevano le sembianze di uno scooter ma venivano venduti con l’etichetta della bicicletta per aggirare le regole sull’omologazione. Inoltre, uscivano dalla fabbrica capaci di toccare i 50 km/h anche senza pedalare, con la possibilità di spingersi a velocità ancora più elevate semplicemente installando una batteria di capacità superiore.

I pericoli per i cittadini

L’intervento d’urgenza della Guardia di Finanza è scattato prima di tutto per fermare un concreto pericolo per l’incolumità pubblica. Negli ultimi tempi, infatti, associazioni di categoria, cittadini, mass media ed enti locali avevano sommerso le forze dell’ordine di segnalazioni sul caos generato da questi mezzi sfreccianti e fuori controllo, spesso messi nelle mani di ragazzi giovanissimi sulle strade di Palermo e di molte altre città italiane.

Un quadro che nasconde insidie gravissime per la collettività. Muovendosi senza targa né assicurazione, questi scooter improvvisati si rivelano il mezzo ideale per la microcriminalità urbana, che li sfrutta per compiere illeciti rendendo difficilissima l’identificazione degli autori. A questo si aggiunge la beffa per le vittime degli incidenti stradali: chi viene travolto da uno di questi veicoli illegali rischia di non vedere mai un euro, dato che i danni provocati da scooter non omologati non sono coperti nemmeno dal Fondo di garanzia per le vittime della strada.

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