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Crisi dei chip: stop alla produzione della Grandland X in Germania

Stop alla produzione in Germania per almeno 3 mesi.

Crisi dei chip: stop alla produzione della Grandland X in Germania
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Filippo Vendrame
Filippo Vendrame
Pubblicato il 1 ott 2021

La crisi dei chip sta causando seri problemi al settore automotive che stava faticosamente riprendendosi dalle conseguenze della pandemia. Il problema di fornitura dei semiconduttori sta costringendo le case automobilistiche a rivedere i piani di produzione. Nei casi più gravi si arriva addirittura alla completa sospensione delle attività delle fabbriche per alcuni periodi. Per esempio, Opel ha appena annunciato che chiuderà il suo stabilimento di Eisenach, in Germania, dalla prossima settimana fino alla fine dell'anno.

All'interno di questo sito, il costruttore costruisce il modello Grandland X e dallo scorso anno pure la sua versione Plug-in (qui la nostra prova). Le attività riprenderanno all'inizio del 2022 ma solo se la situazione della catena di approvvigionamento lo permetterà. Una data precisa per il riavvio della produzione non c'è. Tutto dipenderà, dunque, da come evolverà la problematica della fornitura dei semiconduttori. Lo stop, quindi, durerà almeno tre mesi.

Opel, per i 1.300 dipendenti della fabbrica, attiverà la procedura della cassa integrazione sino alla ripresa delle attività dell'impianto produttivo. Il costruttore non fermerà gli ordini del suo Grandland X. Infatti, questo modello è costruito anche all'interno dell'impianto Peugeot di Sochaux in Francia. Fabbrica che, per il momento, dovrebbero continuare a lavorare a pieno regime. Inutile dire che se anche la costruzione di questo modello continuerà in Francia, la produzione complessiva sarà inferiore e quindi c'è il forte rischio che i tempi di consegna si allunghino come sta accadendo anche per diversi modelli di altri costruttori.

Questa notizia arriva praticamente in contemporanea alla decisione di Volkswagen di ridurre la produzione nel suo principale stabilimento di Wolfsburg fino a metà ottobre. La crisi dei chip potrebbe costare molto alle case automobilistiche. Secondo gli analisti di AlixPartners, il 2021 potrebbe chiudersi con una perdita di 7,7 milioni di veicoli e con un costo totale per l'industria automotive di 210 miliardi di dollari, cioè circa 180 miliardi di euro.

Il problema della fornitura dei semiconduttori potrebbe durare ancora a lungo. Alcuni analisti parlano addirittura del 2023. Tra i pochi ottimisti c'è Elon Musk che ipotizza un miglioramento della situazione già il prossimo anno visto che si stanno costruendo diverse nuove fabbriche per la produzione dei semiconduttori.

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Commenti Regolamento
F
Fra 01 Jan 1970 @ 00:00

tanto peggio, tanto meglio, almeno si sveglieranno e forse potremo cominciare a ripensare il sistema di vita, ma fino a quel momento dovrà andare così, sono anni che lo dico che questo sistema era fallace, ora si sta materializzando quello che dicevo.

m
mattbra 01 Jan 1970 @ 00:00

Le produzioni a bassi costo e bassissimo margine di guadagno devi per forza delocalizzarle nel far East.
Qui chiuderesti dopo un mese

m
mattbra 01 Jan 1970 @ 00:00

Godi godi....poi quando migliaia di persone non avranno più lavoro avrai poco da godere.

A
Aiitu kurosawa 01 Jan 1970 @ 00:00

Ok, ce ne faremo una ragione (e questo vale anche per molti altri sssuv)

L
Luca Lindholm 🌹 01 Jan 1970 @ 00:00

Boh, e chi lo sa?

Purtroppo non ci sono stati studi approfonditi su tale stagnazione perché, purtroppo, gli economisti e gli "esperti" non si interessano molto a certi eventi se non vi è qualche evento singolo molto eclatante che desti scalpore.
Basti pensare che la crisi del 2008, cominciata dall'ottobre 2005 con il crollo verticale della vendita/costruzione di nuovi immobili negli USA, fu snobbata fino all'ultimo momento, subito prima del fallimento della Lehman Brothers.

Aggiungiamoci, come ho detto prima, che poi è arrivata la pandemia, per cui ora "sembra" che tutta questo derivi solo ed esclusivamente dalla stessa.

Infine, nessuno ci ha tenuto ad approfondire perché, in ogni paese, chiunque si interessava nell'attribuire le colpe al governo di turno (in Italia, per tale crisi, fu bersagliato Conte) e tanti saluti.

Però i dati che si trovano su TradingEconomics parlano chiaro: la produzione industriale e la crescita del PIL è cominciata a crolalre dal gennaio 2018, persino in Cina!

Dati assolutamente da non sottovalutare, ma nessun accademico se ne è interessato.

A
ACTARUS 01 Jan 1970 @ 00:00

Che vadano in autobus

A
ACTARUS 01 Jan 1970 @ 00:00

Come la mia...accendo e parto..👍

A
ACTARUS 01 Jan 1970 @ 00:00

Una bella 112 abarth

A
ACTARUS 01 Jan 1970 @ 00:00

Secondo me è tutta una fuffa per giustificare le difficoltà di produzione...

C
Castoremmi 01 Jan 1970 @ 00:00

Comprati una Dacia allestimento base e hai praticamente quello che cerchi, ma basterebbe anche una Panda non ibrida

G
Giulk since 71' Reload 01 Jan 1970 @ 00:00

Ma tale "Stagnazione" a cosa era dovuta? si è cercato di massimizzare i profitti facendo lavorare al 200 per 100 tutta la filiera invece di investire in nuove infrastrutture?

R
R3DMIDNIGHT ✔ 01 Jan 1970 @ 00:00

Mio padre ne ha una. Lui e forse altre 3 persone nella mia città

R
Recario 01 Jan 1970 @ 00:00

I tamburi sulle segmento B, sono presenti solo sulle motorizzazioni più scrause (e di conseguenza sugli allestimenti base) perchè:
-sono comunque validi
-abbattono i costi di manutenzione e di acquisto
-sono dimensionati alle prestazioni dell'auto

l'unico handicap è la resistenza alla fatica, ma se compri una Polo da 80cv per andare in pista, il problema è tuo che non hai saputo scegliere l'auto giusta.

F
Fabrizio 01 Jan 1970 @ 00:00

Sei un po' fuori dal mondo (come al solito).
La domanda globale di auto c'è, l'offerta no perchè la produzione nei plant di praticamente tutti gli OEM è ferma o rallentata a causa della mancanza di componenti elettronici anche semplici.
Non esiste solo Tesla...

R
Rick Deckard® 01 Jan 1970 @ 00:00

Ma neanche è servito.
Gli smartphone sono praticamente assemblabili, solo il software è della società

R
Rick Deckard® 01 Jan 1970 @ 00:00

Secondo me le due cose sono collegate.
Al di là dei ritardi di produzione sta avvenendo un cambio di tendenza.
Vista la prossima dismissione per chi non fa tanti chilometri annui predilige le termiche un usato ha più senso

L
Luca Lindholm 🌹 01 Jan 1970 @ 00:00

C’è anche da dire, però, che praticamente tutti gli altri paesi europei stanno commerciando alla grande e stanno guadagnando gran bei soldoni dall’import/export sempre crescente con la Cina e l’Asia intera (e ora recentemente anche con il Kenya e Africa)… mentre in Italia è quasi proibito, tant’è che l’Italia sta seguendo passo passo il declino statunitense, per quanto il Belpaese vi è legato a doppio filo!

L
Luca Lindholm 🌹 01 Jan 1970 @ 00:00

Ecco, questo sarebbe interessante.

Troppa elettronica secondo me… a un bel po’ di gente piacerebbe un veicolo un po’ più… semplice, ecco.

A
Achille 01 Jan 1970 @ 00:00

Davvero, mi capacito come ancora vi siano i freni a tamburo posteriori su quasi tutto il segmento B (che ora costa ~20.000€)…

L
Luca Lindholm 🌹 01 Jan 1970 @ 00:00

E infatti la produzione industriale della Cina, del Giappone, della Germania e di altri paesi era già in declino da gennaio-febbraio 2018 (come ben visibile sul sito di TradingEconomics per il “Manufacturing PMI”, la crescita del PIL trimestrale e altro ancora), ma qui in Italia si era impegnati a dare tutta la colpa a Conte e ai “krillini”…
Poi tale stagnazione internazionale è stata coperta anche dall’arrivo della pandemia e tanti saluti…

F
Fra 01 Jan 1970 @ 00:00

godo fortissimo :D

I
Iena_Reloaded 01 Jan 1970 @ 00:00

lo sta facendo vw in brasile se non erro...

G
Giulk since 71' Reload 01 Jan 1970 @ 00:00

Capisco il covid, le richieste aumentate, ma insomma se siamo cosi alla "frutta" vuol dire che già prima del covid eravamo al limite o quasi con la produzione dei chip o no?

G
Gardyz 01 Jan 1970 @ 00:00

Il concessionario Opel che ho di fianco non ha nessuna auto disponibile in mostra e per ordinare nuovi modelli bisogna aspettare aprile-maggio 2022, ma credo la situazione sia anche peggiore ormai!

D
Daniele 01 Jan 1970 @ 00:00

Vero, ma gli investimenti sono stati fatti grazie ai soldi dati dalle aziende che hanno delocalizzato là.
Qui in occidente dalla parte di design, R&D generica c'è stato un buon investimento e si vede, ma dal lato di fabbriche, produzione e quindi tutto ciò che ne concerne, essendo stato tutto delocalizzato là non c'è stata formazione di personale, non ci sono fisicamente i macchinari, l'organizzazione, la supply chain, gli impianti...
Chi lavora sbaglia, impara e migliora, facendo investimenti e migliorie per mantenere alti i livelli, è ovvio che se qui non si producono certe cose non si genera esperienza e know how e quest'ultimo è rimasto nei paesi asiatici...

d
dickfrey 01 Jan 1970 @ 00:00

Ti ripeto, sono partiti con le maglie, poi gli hanno portato di tutto, dalle macchine da legno ai trattori, solo per quanto riguarda il mio territorio. Se costava meno, a produrre in Cina.

F
Fabrizio 01 Jan 1970 @ 00:00

Nessuno nega il reverse engineering su certi prodotti, è risaputo come sono abituati a lavorare i cinesi.
Ma quì si parla di altro: asiatici (non solo cinesi, ma anche Korea e Taiwan) che hanno investito con lungimiranza creando conoscenze, impianti e personale iper qualificato che realizza componenti ad alta tecnologia. Tra l'altro creando un oligopolio quindi con altro poter negoziale sui prezzi.
La delocalizzazione conta fino a un certo punto, forse più i mancati investimenti quì dove si pensa sempre di vivere di turismo, moda e cibo come se fossimo negli anni 80

G
Gupi 01 Jan 1970 @ 00:00

beh diciamo che la china ha il grosso vantaggio di avere materie prime..

D
Daniele 01 Jan 1970 @ 00:00

La ricerca e sviluppo è sempre stata fatta in occidente. Mi ricorda molto il claim sul back dei prodotti Apple "Designed in california, assembled in china".

Basta vedere cosa è successo con gli smartphone.. Xiaomi, Oppo, Realme e vari altri hanno fatto reverse engineering e dato sbirciate sui progetti inviati in cina da marchi noti per poi acquisire know how e mettersi sul mercato, come l'aiuto cuoco che va in un ristorante rinomato, impara e fa gavetta e poi si apre il ristorante concorrente due strade più in la mettendosi in proprio.

Hanno risparmiato fior di soldi su R&D all'inizio "copiando" da chi la R&D l'aveva fatta e pagata, e ora stanno facendo R&D per i fatti loro, tipo xiaomi che aveva fatto il Mi Mix di ceramica, con schermo borderless prima di molti altri marchi...

F
Fabrizio 01 Jan 1970 @ 00:00

Ma per passare dalle maglie ai chip devi investire e creare un know-how di un certo tipo, ricerca & istruzione quì sono fondamentali.
Ci hanno visto lungo, poco da fare.
Mentre quì ci si fossilizza a produrre cibo e scarpe

A
Aster 01 Jan 1970 @ 00:00

Siamo ancora fermi ai aspirati di 20 anni fa a benzina,vuoi tornare ancora più indietro anche sul resto? I giovani vogliono carplay altro che freni a disco

F
Fabrizio 01 Jan 1970 @ 00:00

Ok ma non trascuriamo l'importanza di ricerca, istruzione ed investimenti. Gli asiatici sono stati semplicemente più lungimiranti di noi in questo settore, è un fatto oggettivo.
Non si producono chip in Asia perchè costa meno, ma perchè sono gli unici in grado di farlo

F
Fandandi 01 Jan 1970 @ 00:00

e le comprerebbero in pochi...

G
Ginomoscerino 01 Jan 1970 @ 00:00

se delocalizzi la produzione dei componenti si sposta di conseguenza.
Nasce richiesta di aziende girano soldi e partono investimenti, ricerca e know-how.
poi parliamo del '90-2000 (quando si è delocalizzato) la ricerca era più lenta ed era più difficile commerciare con l'altra parte del mondo

d
dickfrey 01 Jan 1970 @ 00:00

Trattori Goldoni, dopo varie delocalizzazione vengono comprati dai cinesi (ora scappati con brevetti e disegni). Trattori poi fatti in Cina, qui montavano giusto le ruote. Ora devono ripartire sotto una gestione belga, che in realtà ha comprato ad uno sputo solo per spolpare un' azienda che una volta era un fiore.

M
Mr. G/Blocked:45/Mac+Android 01 Jan 1970 @ 00:00

Ma mettete in produzione qualche auto con motore e telaio di oggi e l'elettronica degli anni 90.. forse poi durerebbero troppo

d
dickfrey 01 Jan 1970 @ 00:00

Si parte con la roba economica, poi si passa a quella che costa di più perchè c'è un vantaggio economico. Sono partiti dalle maglie per passare ai trattori, per esempio.
Se gli costava meno, non c'era dubbio che pensassero di produrre qui. Ma neanche minimo.

F
Fabrizio 01 Jan 1970 @ 00:00

Non è comunque questo il caso, mica si tratta di semplice produzione in "stile cinese" di oggetti economici.
Quì è proprio mancato il know-how e gli investimenti in quel settore anche lato ricerca

d
dickfrey 01 Jan 1970 @ 00:00

Aggiungo anche che i sindacati ci fecero una dormita colossale, non sai che litigate facevo con il delegato. Per lui diventavamo tutti impiegati ed i cinesi a sgobbare. Gente fuori dal mondo, quella là. Ora sembra abbian corretto un po' il tiro, specie se sono giovani e non vecchi mammalucchi imbazzati con la politica.

F
Fabrizio 01 Jan 1970 @ 00:00

Ma qualcuno ancora paragona la produzione di oggetti a basso valore aggiunto con la produzione di semiconduttori? Siamo su 2 pianeti diversi.
In Europa non si è investito abbastanza su ricerca e know-how, altro che semplice delocalizzazione

d
dickfrey 01 Jan 1970 @ 00:00

Vero, ma è difficile recuperare quando "regali" conoscenza agli altri e ti siedi sugli allori perchè "là ti costa meno"

F
Fabrizio 01 Jan 1970 @ 00:00

Sono anche gli unici che però hanno provato ad investire nella produzione di semiconduttori già da circa un decennio (nel distretto produttivo di Dresden).
Ovvio che numericamente non è paragonabile all'Asia

d
dickfrey 01 Jan 1970 @ 00:00

Tutto il Nord Europa per la precisione, Spagna Italia e Portogallo, che erano le "fabbriche" sono le uniche che protestarono in qualche modo. Però era un piano europeo sostenuto dalla Germania in su. Ricordo quando vidi in una gita le fabbriche bolognesi che facevano i pezzi per la Volvo, per esempio. Tutte rimaste senza quel cliente.

G
Ginomoscerino 01 Jan 1970 @ 00:00

società egoista, chi ha delocalizzato nella maggior parte dei casi si è fatto i soldi e messo a posto figli, nipoti.
se dopo 20-30 anni si resta senza lavoro frega niente

r
reallyfly 01 Jan 1970 @ 00:00

infatti, comunque tutta Europa ha permesso questo, e ora ne paghiamo le conseguenze

d
dickfrey 01 Jan 1970 @ 00:00

I tedeschi, tra i maggiori sostenitori delle delocalizzazioni a fine anni 90, ora se lo pigliano in quel posto perchè nessuno in Europa sa più fare certe cose che costavano meno far fare ai cinesi (e non parlo solo dei microchip).
E' come coltivare l' orto e poi lasciarlo morire perchè di fianco hanno aperto il supermercato. Il giorno che questo sta chiuso o cessa l' attività... si rimane senza orto e senza da mangiare.

M
MatitaNera 01 Jan 1970 @ 00:00

Grave perdita.

r
reallyfly 01 Jan 1970 @ 00:00

e adesso dove butto l'umido?