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Multe non pagate, addio al super rincaro del 10%: la nuova riforma

Il nuovo Codice della Strada cancella la maggiorazione del 10% ogni 6 mesi per le multe non pagate. Arrivano anche l'avviso bonario e la rateizzazione

Multe non pagate, addio al super rincaro del 10%: la nuova riforma
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Riccardo Mantica
Riccardo Mantica
Pubblicato il 10 set 2026

Sta (diciamolo pure) finalmente per chiudersi l’era dei rincari sproporzionati sulle multe non pagate in tempo. Tra le novità principali del nuovo Codice della Strada, il cui testo base è attualmente in pubblica consultazione fino al 13 settembre, “brilla” infatti l’eliminazione definitiva del super-rincaro del 10% per ogni semestre di ritardo. Un meccanismo introdotto nel lontano 1981 e solo minimamente “ammorbidito” nel 2024. E che per oltre quarant’anni ha trasformato piccoli ritardi in veri e propri salassi per i cittadini.

Come funziona oggi (e perché le sanzioni raddoppiano)

Attualmente, chi non salda una multa entro 60 giorni dalla notifica (o effettua un pagamento parziale) va incontro al raddoppio automatico dell’importo, dato che la cifra sale alla metà del massimo edittale previsto per quella violazione. E ok, eventualmente da questo totale viene scalata l’eventuale somma già versata.

Successivamente scatta la riscossione coattiva. Quindi l’ente creditore o lo Stato affidano il recupero all’agente della riscossione, che ha cinque anni di tempo per notificare la cartella esattoriale. È qui che finora si annidava la mega stangata. Perché oltre alle spese amministrative, alla somma già raddoppiata veniva applicato un ulteriore aumento del 10% per ogni sei mesi di attesa. Un meccanismo che portava il debito complessivo a lievitare fino a cifre vertiginose.

Alla fine del 2024 era stato fissato un primo tetto massimo alla maggiorazione, pari al 60% (ovvero “tre quinti”) dell’importo, valido anche per le cartelle notificate dopo quattro o cinque anni. Una tutela parziale, che però non aveva cancellato l’impianto generale delle penali semestrali.

Stop agli aumenti semestrali

Se il testo passerà l’esame della consultazione senza ritocchi, la penalità del 10% ogni sei mesi sparirà del tutto. Chi dimentica o non riesce a saldare la multa entro i sessanta giorni pagherà soltanto il raddoppio previsto all’origine, oltre ovviamente alle spese d’istruttoria e notifica.

È una differenza fondamentale anche nei fatti. Finora gli enti locali e lo Stato potevano permettersi di attendere anni prima di battere cassa, sapendo che l’orologio lavorava a loro favore “farcendo" il conto finale. Senza più l’effetto moltiplicatore del tempo, i Comuni avranno invece tutta la convenienza a muoversi in fretta per recuperare i soldi, proprio come avviene normalmente in qualsiasi sistema di riscossione efficiente.

Arriva l’avviso bonario obbligatorio e la rateizzazione

La riforma introduce anche una tutela preventiva fondamentale. Ovvero l’obbligo dell’avviso bonario. Prima di attivare le procedure d’incasso coattivo, il comando di polizia che ha accertato l’infrazione dovrà inviare al trasgressore (e agli eventuali obbligati in solido) un sollecito formale con il dettaglio analitico delle somme dovute.

Da quel momento, il cittadino avrà 30 giorni di tempo per mettersi in regola. Contestualmente, viene introdotta un’ulteriore misura a favore del debitore. Parliamo della possibilità di richiedere all’amministrazione la rateizzazione dell’importo dovuto (situazione in alcuni comuni già in atto).

Senza sollecito la cartella esattoriale è nulla

La nuova norma stabilisce anche un principio rigido a garanzia del cittadino. Poiché l’invio dell’avviso bonario è una condizione vincolante. Quindi se la polizia, o l’ente locale che sia, saltano questo passaggio e inviano direttamente la cartella esattoriale, l’atto e le successive azioni esecutive saranno completamente privi di efficacia giuridica. Un cambio di rotta che era davvero atteso da tempo.

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