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Dazi auto Trump, Jaguar Land Rover interrompe le esportazioni verso gli USA

In attesa di capire come gestire i dazi, la casa automobilistica sospenderà le spedizioni negli USA per un mese

Dazi auto Trump, Jaguar Land Rover interrompe le esportazioni verso gli USA
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Filippo Vendrame
Filippo Vendrame
Pubblicato il 6 apr 2025

I dazi al 25% sulle auto prodotte al di fuori degli Stati Uniti voluti dal presidente Trump stanno causando conseguenze a catena non certo positive per le case automobilistiche che stanno cercando di riorganizzarsi. Abbiamo visto che Stellantis ha dovuto mettere in pausa l'attività di alcune fabbriche in Messico e in Canada con il conseguente licenziamento (provvisorio dicono) di 900 persone. A quanto riporta Reuters, i nuovi dazi stanno causando difficoltà anche a Jaguar Land Rover che ha deciso di interrompere per un mese le spedizioni delle sue auto prodotte in Gran Bretagna negli Stati Uniti per capire come affrontare le nuove tariffe doganali.

UN BEL PROBLEMA

Mentre lavoriamo per affrontare i nuovi termini commerciali con i nostri partner, stiamo adottando alcune misure a breve termine, tra cui una pausa nelle spedizioni ad aprile, mentre sviluppiamo i nostri piani a medio e lungo termine.

Così si è espressa ufficialmente Jaguar Land Rover a seguito delle prime indiscrezioni sullo stop alle esportazioni. Per la casa automobilistica si tratta di un problema importante visto che è fortemente esposta ai nuovi dazi. Per Jaguar Land Rover, infatti, gli Stati Uniti sono un mercato molto importante. Vende circa 400.000 Range Rover Sports, Defender e altri modelli all'anno e le esportazioni verso gli Stati Uniti rappresentano quasi un quarto delle vendite. Secondo The Times che tra i primi aveva anticipato la notizia sullo stop alle esportazioni, Jaguar Land Rover può contare su di una scorta di vetture già negli Stati Uniti per circa un mese di vendite. Auto che quindi non saranno soggette ai dazi

Successivamente, la casa automobilistica inglese dovrà capire come riorganizzarsi per gestire le nuove tariffe doganali che potrebbero portare ad un aumento dei prezzi dei suoi modelli.

La Gran Bretagna ha dichiarato che è concentrata nel tentativo di raggiungere un accordo commerciale con Washington. Possibile che lo stop alle esportazioni per un mese sia legato anche alla speranza che il Paese possa trovare un'intesa con l'amministrazione Trump che possa portare a rivedere i dazi sulle auto prodotte al di fuori degli Stati Uniti. I tempi comunque sono stretti. Vedremo quello che succederà.

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Commenti Regolamento
A
ACTARUS 01 Jan 1970 @ 00:00

🤭🤭

K
KillerPenguin 01 Jan 1970 @ 00:00

non è che ci sia molto da esserne orgogliosi francamente

A
ACTARUS 01 Jan 1970 @ 00:00

Pensa, chi l'ha acquista potrà vantarsi di essere l'unico al mondo ad averla

M
Marco Celli 01 Jan 1970 @ 00:00

Non so se così andrebbe meglio... I cinesi mi fanno ancora più paura di questi pazzi americani.

D
Dario Lampa 01 Jan 1970 @ 00:00

Io confido in un TSO a tutta la Casa Bianca

K
KillerPenguin 01 Jan 1970 @ 00:00

ne dubito, ne han venduta una lo scorso mese, credo

S
Stiui 01 Jan 1970 @ 00:00

in francia manifestano per la le pen (is on the prison), in italia per pooteen(e la finta pace)...in USA si son svegliati e manifestano contro l'arancione!

A
Alex 01 Jan 1970 @ 00:00

"Sti dazi" cit.

G
Gark121 01 Jan 1970 @ 00:00

Perché partivano da una condizione positiva, non da una crisi già in corso, e 100 anni fa il mondo si muoveva con altri ritmi

P
Petri97 01 Jan 1970 @ 00:00

Solo l'inflazione?

In America la pensione è integrativa, la classe media ed i ricchi versano ai fondi pensionistici, i quali comprano azioni.
Con le azioni che fanno giù, sono al settimo cielo...

C
CANAL+ 01 Jan 1970 @ 00:00

ci sono voluti 10 anni

G
Gark121 01 Jan 1970 @ 00:00

No, non lo farà. L'ultima volta che han fatto sta c o g l i o n a t a c'è stata la grande depressione, e il mondo ne è uscito con una guerra mondiale.

A
ACTARUS 01 Jan 1970 @ 00:00

La gente per ripicca sta già acquistando la 600e aborth al posto della Tesla

z
zdnko 01 Jan 1970 @ 00:00

E' il momento di alzare i prezzi così l'americano medio penserà che l'aumento sia solo colpa dei dazi :D

C
CANAL+ 01 Jan 1970 @ 00:00

confido nel medio e lungo periodo nella cina che puo' sostituire gli usa in tanti settori dove gli usa sono attualmente i leader

M
Marco Celli 01 Jan 1970 @ 00:00

La svizzera si è beccata un 34% di dazi.
Vedrai appena mette lo stesso dazio sul cioccolato che succede agli USA.

M
Marco Celli 01 Jan 1970 @ 00:00

Proprio come ha detto Trump.
Basta resistere per un altro pò.
E poi come ha giustamente detto Vance... mi aspettavo che Wall Street perdesse molto di più.

C
CANAL+ 01 Jan 1970 @ 00:00

diamo tempo qualche mese e il mercato tornerà a risistemarsi in maniera autonoma

M
Marco Celli 01 Jan 1970 @ 00:00

Si forse hai ragione.

A
Aristarco 01 Jan 1970 @ 00:00

Cmq dalle cene eleganti penso preferisca musk...

A
Alex Li 01 Jan 1970 @ 00:00

Deve conoscere alla perfezione le abitudini e gli eventi a cui partecipa il parruccone.

M
Marco Celli 01 Jan 1970 @ 00:00

E in un mese intero non ce la fanno?
Quanto sono poco organizzati.

A
Alexxx 01 Jan 1970 @ 00:00

solo perchè sono sempre stati i loro zerbin...emmm volevo dire , solo perchè sono sempre stati i loro alleati storici piu stretti hehe

A
Alexxx 01 Jan 1970 @ 00:00

"La Gran Bretagna ha dichiarato che è concentrata nel tentativo di raggiungere un accordo commerciale con Washington."

Dai, che ai propri zerbin....emmm volevo dire ai propri alleati storici hanno messo i dazi piu bassi in assoluto rispetto a tante altre nazioni.
Non vi potete lamentare per il futuro

R
Redvex 01 Jan 1970 @ 00:00

Non puoi essere serio…

A
Alex Li 01 Jan 1970 @ 00:00

Devono trovare prima chi si occupi di lui e attendere che si organizzi per trasformarlo in un ricordo.......

D
Daniele Davide 01 Jan 1970 @ 00:00

Infatti produce la pasta asciutta ciupos

C
Cosmocronos 01 Jan 1970 @ 00:00

Ma i soldi che entrano con i dazi chi credete che li paghino? Li pagano i consumatori americani…
Questa è come il muro con il Messico che avrebbe pagato il Messico stesso; un pagliaccio declama ed i boccaloni applaudono…

M
Marco Celli 01 Jan 1970 @ 00:00

Beh pensaci.
La Meloni è rimasta senza uno straccio di uomo (e quello che aveva era messo come era messo).
Trump tradisce continuamente la moglie con varie pornostar.
Dai mi pare ovvia la verità!

G
Ginomoscerino 01 Jan 1970 @ 00:00

portassero davvero tutto in casa non avrebbero neanche le persone per riempire le fabbriche, per cui dovrebbero automatizzarle quasi del tutto

G
Ginomoscerino 01 Jan 1970 @ 00:00

Taiwan non può fare altrimenti, senza protezione USA sono "morti"

Vietnam e Cambogia hanno un'enorme fetta legata al tessile USA, senza tornano a terra e sono preda dei cinesi.

India vuole negoziare perchè gli investimenti USA sono ingenti.

Chi non ha problemi come la Cina non ha avuto esitazione a dire "hai scritto sulla tabella 34% di dazi? ok diventeranno quelli".

Poi bisognerà vedere dopo le trattative perchè col Canada Trump non ha mantenuto parola.

Le nazioni che per ora vogliono contrattare sono esportatori, importano poco dagli US.
Cina, UE, Canada e Messico invece possono dare un duro colpo dato che importano molto specie servizi

A
Aristarco 01 Jan 1970 @ 00:00

Amica? In che senso scusa? Se nel senso che penso io, anche no

A
Aristarco 01 Jan 1970 @ 00:00

Immagino quanto farà piacere ai suoi elettori l'inflazione

L
Lettore espatriato 01 Jan 1970 @ 00:00

Per quanto riguarda Tesla ( negli USA ) non ho percentuali precise ma le batterie vengono prodotte anche localmente . Quindi quello che dici si potrebbe applicare alle Tesla che dovessero montare celle fatte altrove, sempre che Tesla non trasferisca una maggiore quota di celle negli USA. Un'azienda che ha creato anche il suo centro di raffinazione del litio non potrebbe farlo ?

Comunque , aumentare al 25% i dazi su un componente ( o una serie di componenti ) che rappresentano solo una certa percentuale dei costi di una vettura non significa aumentare automaticamente il prezzo finale della vettura del 25% .
Se la carrozzeria la fanno e la assemblano negli USA, i motori pure , i sedili e tutto il resto anche , dovessero mettere il 25% sulle celle , quanto aumenterebbe il prezzo finale ?

M
Marco Celli 01 Jan 1970 @ 00:00

Hai visto tutti quegli americani protestare?
Hai visto cosa avevano scritto sui cartelli?
E poi noi europei... ogni paese da solo cosa dovrebbe fare?
Fammi capire?
Farci trattare come la Meloni che per fortuna è l'unica amica di Trump in Europa?

R
RatGPT 01 Jan 1970 @ 00:00

Intendiamoci, io non ho nessuna simpatia per questo signore, ma sono quasi convinto che l'unica speranza siano le elezioni di metà mandato, e ho forti dubbi anche su quelle.

Il tutto starà nel capire quanto le politiche economiche di Trump impatteranno sulla vita reale degli americani, in particolare dei suoi elettori, e si tratta di una previsione difficile anche per i migliori economisti.

Il problema europeo, comunque, non è Trump, ma l'Europa stessa, che è un'entità sempre più inutile e un'accozzaglia di Paesi senza spina dorsale e visione del futuro.

Prima di pensare a Trump, dovremmo farci furbi noi, perché la colpa è solo nostra se siamo costretti a seguire così da vicino le vicende USA.

M
Marco Celli 01 Jan 1970 @ 00:00

3 perdenti... ma noi siamo l'Italia!!

M
Marco Celli 01 Jan 1970 @ 00:00

...

L
Lettore espatriato 01 Jan 1970 @ 00:00

Ti vedo impreparato.

M
Marco Celli 01 Jan 1970 @ 00:00

ahahahah

D
Daniele Davide 01 Jan 1970 @ 00:00

È tutto gomblotto

D
Daniele Davide 01 Jan 1970 @ 00:00

Giusto per curiosità in Irlanda parlano siciliano

D
Daniele Davide 01 Jan 1970 @ 00:00

È un gomblotto

S
Sax⚡️ 01 Jan 1970 @ 00:00

Taiwan offers zero tariffs and pledges to increase its investments in the US to avoid President Trump's tariffs.

Vietnam offers to remove all tariffs on US imports to avoid President Trump's tariffs.

India to negotiate a new and balanced trade deal with the US to avoid President Trump's tariffs.

P
Petri97 01 Jan 1970 @ 00:00

I $5400 miliardi persi in due giorni per i dazi di Trump, una perdita che corrisponde a 2 volte il PIL italiano, dove li metti?

g
giovanni 01 Jan 1970 @ 00:00

Dal punto di vista economico i sostenitori di Trump cominciano a fare i conti dei soldi che stanno entrando grazie ai dazi, già 200 milioni di dollari in 2 giorni, considerando l'enorme debito pubblico di oltre 36000 miliardi di dollari e il costo degli interessi per mantenerlo, 1200 miliardi l'anno, per la propaganda trumpiana è già una buona arma.
Inoltre l'aumento dell'inflazione porterà ad un deprezzamento del dollaro e quindi ad un'ulteriore diminuzione in valore assoluto del debito stesso.
Dato che il dollaro è la principale valuta del commercio e di riserva a livello globale, questo significherà anche che stampando dollari deprezzati che verranno esportati per essere usati all'estero gli USA esporteranno anche la loro elevata inflazione.
Insomma all'amministrazione Trump potrebbe andare bene su molti fronti, farà diminuire in valori assoluti il debito pubblico, farà aumentare le entrate del bilancio federale, obbligherà molte aziende straniere ad impiantare fabbriche negli USA, e scaricherà comunque l'aumento dell'inflazione sul resto del mondo grazie alla diffusione del dollaro.

S
Sax⚡️ 01 Jan 1970 @ 00:00

Non credo proprio. Tra un mese vedremo.

M
Marco Celli 01 Jan 1970 @ 00:00

Ma se nemmeno gli altri repubblicani sono d'accordo con lui... e anzi molti si vogliono licenziare.

R
RatGPT 01 Jan 1970 @ 00:00

Mah, ho dei dubbi... Così come ho dei dubbi sul fatto che chi dovesse venire dopo di lui si comporterebbe in modo diverso.

P
Petri97 01 Jan 1970 @ 00:00

Pure Tesla, secondo te dove le prende le batterie che usa di CATL e Byd?

Perchè si, anche le componenti con cui fanno le auto sono sotto dazi

L
Lettore espatriato 01 Jan 1970 @ 00:00

"...Spoiler: No, i costi sono in aumento anche se produci in Usa..."

Come Tesla , insomma .....

A
Andrea Rossi 01 Jan 1970 @ 00:00

Il regno unito non produce più auto

P
Petri97 01 Jan 1970 @ 00:00

Pure io

P
Petri97 01 Jan 1970 @ 00:00

Eh?

La prossima volta ti metto la selezione delle lingue, cosi lo puoi leggere anche in Aramaico

P
Petri97 01 Jan 1970 @ 00:00
In uno scenario teorico , in cui tutte le aziende che esportavano negli USA continuino ad esportare invece di trasferirsi dentro gli USA .

In un scenario teorico, cui in cui le aziende che spostano la produzione in usa a costo 0.

Nella pratica, aziende come Nike in Vietnam ha oltre 450k dipendenti e 130 fabbriche e nel 2024 ha prodotto ben il 50% delle sue calzature e il 28% dei capi di abbigliamento.
L'aumento delle tariffe verso i prodotti importati del Vietnam costringerà nike ad assorbire costi maggiori e quindi ad aumentare i prezzi.
Prezzi che alla fine pagheranno gli stesi cittadini americani, quando acquisteranno prodotti nike negli stati uniti.

Ora secondo te Nike sposterà tutto in america, con la bachetta? E troverà 450k americani che fanno le scarpe ecc a mano, con lo stesso stipendo che hanno in Vietnam?

Spoiler: No, i costi sono in aumento anche se produci in Usa.

M
Marco Celli 01 Jan 1970 @ 00:00

Pure il Myanmar.

M
Marco Celli 01 Jan 1970 @ 00:00

Solo perchè parlano la stessa lingua.

M
Marco Celli 01 Jan 1970 @ 00:00

Ma traduci un intero articolo in italiano come fa Genco?
Vuoi rubargli il lavoro?

M
Marco Celli 01 Jan 1970 @ 00:00

"ha deciso di interrompere per un mese le spedizioni delle sue auto prodotte in Gran Bretagna negli Stati Uniti"

Quindi (come me) pensano che entro un mese Trump sarà solo un brutto ricordo.

D
Daniele Davide 01 Jan 1970 @ 00:00

Tutte

D
Daniele Davide 01 Jan 1970 @ 00:00

Dico le macchine

L
Lettore espatriato 01 Jan 1970 @ 00:00

"...I dazi aumenterebbero i costi di produzione attraverso il rincaro delle importazioni e potrebbero innescare misure ritorsive..."

In uno scenario teorico , in cui tutte le aziende che esportavano negli USA continuino ad esportare invece di trasferirsi dentro gli USA .

In pratica, Hyundai ha appena annunciato un investimento di 21 miliardi di $ , inclusi circa 6 per un nuovo impianto per l'acciaio , per produrre internamente .

Alla fine ottiene un effetto simile alle misure di Biden ( Inflaction Reduction Act ) senza sussidi pubblici.

"...La visione trumpiana, ispirata a modelli economici ottocenteschi, risulta anacronistica nel contesto iperglobalizzato attuale...."

Vorrei ricordare che , dal punto di vista ambientale e sociale il "contesto iperglobalizzato attuale" , in cui si fanno produrre merci in Paesi dove le legislazioni ambientali e sociali non sono paritarie , non è il massimo .

Certo, i dazi di Trump creano molti problemi, interni ed esterni . Ma bisogna vedere anche quanto si faranno sentire certi effetti positivi ....

L
Lettore espatriato 01 Jan 1970 @ 00:00

Ancora no .
25% per tutte le auto extra USA.
Per le altre categorie , a seconda del Paese : 20% EU, 10%UK .

X
X Wave 01 Jan 1970 @ 00:00

Concordo totalmente con la tua analisi!
In america poi non hanno pensioni pubblicahe ed i fondi pensione privati sono stati completamente devastati in tre giorni, lo stesso vale per i risparmi.
I MAGA supporters pensano che nel giro di 6-12 mesi la situazione tornerà normale e purtroppo non sarà così perché le produzioni non le sposti in qualche mese e per alcune categorie merceologiche non conviene del tutto.
Quando gli americani si risveglieranno con i loro fondi pensione e risparmi devastati, il potere d'acquisto rosicato dall'inflazione e l'aumento dei prezzi..... sarà un bel boomerang per Trump

P
Petri97 01 Jan 1970 @ 00:00

Pure i giapponesi, i coreani e cinesi sono colpiti, non solo l'eu...

P
Petri97 01 Jan 1970 @ 00:00

E si continua...

In Usa si è tornati a parlare di “stagflazione”:

Il ritorno del termine “stagflazione” nei circoli economici statunitensi è stato innescato dalle recenti proposte economiche di Donald Trump, in particolare l’annuncio del “Liberation Day”, che prevede l’introduzione di dazi generalizzati.
Questo approccio protezionistico rischia di produrre un effetto pro-ciclico negativo in un contesto già caratterizzato da crescita economica rallentata e inflazione strutturalmente elevata.

Secondo analisti e istituzioni come Deutsche Bank, il mix attuale di pressioni inflazionistiche e contrazione dei margini di espansione economica prefigura un ritorno a uno scenario stagflazionistico simile a quello degli anni ’70, ma con una differenza sostanziale: l’origine endogena della crisi.
I dazi aumenterebbero i costi di produzione attraverso il rincaro delle importazioni e potrebbero innescare misure ritorsive, con effetti depressivi su esportazioni, occupazione manifatturiera e investimenti produttivi.

La Federal Reserve, in tale scenario, si troverebbe in una trappola di policy: mantenere tassi elevati per contenere l’inflazione aggrava la recessione; allentarli rischia di ancorare ulteriormente le aspettative inflazionistiche.
Le conseguenze si rifletterebbero su variabili chiave come la fiducia delle imprese, l’allocazione del capitale e la stabilità delle supply chain.

La visione trumpiana, ispirata a modelli economici ottocenteschi, risulta anacronistica nel contesto iperglobalizzato attuale.
Storicamente, le gestioni politiche della stagflazione – da Ford a Carter fino a Reagan – si sono rivelate costose in termini di consenso e stabilità macroeconomica.

Se le dinamiche previste dovessero concretizzarsi, l’attuale progetto economico trumpiano potrebbe trasformarsi in un boomerang elettorale, segnando una crisi non più subita ma indotta da scelte politiche espansive sul fronte tariffario e restrittive sul piano fiscale.

N
Nacyres 01 Jan 1970 @ 00:00

Per tutte le auto importate, EU o non EU non c’è alcuna differenza.

D
Daniele Davide 01 Jan 1970 @ 00:00

25 per le auto ue il Regno non fa parte dell ue

L
Lettore espatriato 01 Jan 1970 @ 00:00

Nope. Il 10% riguarda quello che non sono auto ( non so se ci siano altre categorie su cui hanno messo dazi diversi ) .

D
Daniele Davide 01 Jan 1970 @ 00:00

Per il Regno i dazi sono solo 10%