Introdotto il reato di fuga pericolosa all'alt delle Forze dell'Ordine: fino a 5 anni di reclusione
Dal 25 febbraio scorso è stato introdotto il nuovo reato specifico di fuga pericolosa all'alt, che prevede il carcere fino a 5 anni, oltre alla sospensione della patente e alla confisca del veicolo.
Il Decreto-Legge 24 febbraio 2026, n. 23, ha introdotto una nuova fattispecie di reato, molto importante per la sicurezza stradale. Il comma 7-bis nell’art. 192 del Codice della Strada trasforma infatti la fuga al posto di blocco da semplice illecito amministrativo a reato penale autonomo. In questo modo viene punito chiunque si sottragga all’alt delle forze dell’ordine generando un pericolo per l’incolumità degli operatori delle forze dell’ordine, degli altri cittadini e di sé stesso.
Fino a oggi non era reato
Prima di questa novità, la giurisprudenza tendeva a considerare la fuga durante un controllo su strada una violazione di tipo amministrativo. L’unica fattispecie penale che si poteva configurare era il reato di resistenza a pubblico ufficiale (art. 337 c.p.), ma la Corte di Cassazione era spesso intervenuta affermando che la “mera fuga” non costituisce resistenza se priva di violenza o di minaccia.
Si rischiano fino a 5 anni di reclusione
Il nuovo comma 7-bis colma il vuoto legislativo e recependo l’orientamento che distingue tra fuga “neutra” e condotta intrinsecamente pericolosa. In altre parole, se l’automobilista che non si ferma non crea pericolo è passibile della semplice sanzione amministrativa, ma se la sua condotta è attiva e pericolosa commette il nuovo reato specifico.
Il fulcro centrale del nuovo provvedimento è il criterio del pericolo concreto, che deve essere valutato ex ante sulla base delle circostanze effettive. Alcuni dei comportamenti che possono configurare il reato sono:
- La velocità elevata in aree urbane densamente popolate.
- L’attraversamento di incroci con il semaforo rosso.
- La guida contromano o la conduzione che costringa terzi a manovre d’emergenza.
- Il rischio di investimento per gli agenti.
Le sanzioni previste sono la reclusione da sei mesi a cinque anni, oltre alla sospensione della patente e alla confisca del veicolo.
Importanti le prove documentali
In sede processuale sarà valutata l’attività documentale degli operatori delle Forze dell’Ordine: gli atti dovranno descrivere analiticamente le manovre del conducente, le condizioni ambientali e del traffico, avvalendosi di sistemi di ripresa video e testimonianze per provare la reale pericolosità della condotta.
Viene fatto così un passo avanti per la tutela giuridica delle Forze dell’Ordine impegnate quotidianamente sulle nostre strade. Questa norma, però, impone al contempo una professionalità estrema soprattutto per quanto riguarda la gestione e la documentazione dell’intervento.