F1, più della metà delle monoposto non ha ancora l’omologazione FIA
Petronas, ExxonMobil e Aramco non hanno ancora superato i controlli FIA per i carburanti sostenibili
Domenica 8 marzo inizia il nuovo campionato di Formula 1. A Melbourne sul Circuito Albert Park, partirà una stagione per molti aspetti inedita, anche e soprattutto per il nuovo regolamento. Regolamento che, tra le altre cose, prevede anche l’utilizzo di carburanti 100% sostenibili. Nonostante manchi meno di un mese alla partenza, quasi due terzi delle monoposto non sono ancora in regola. O, meglio, tre dei principali fornitori di carburante non hanno ancora superato le procedure di omologazione previste dalla FIA per i nuovi combustibili sostenibili.
I team coinvolti
Petronas, ExxonMobil e Aramco sono i fornitori che non hanno ancora ottenuto il placet da parte della FIA. Petronas rifornisce i quattro team motorizzati Mercedes, vale a dire la casa tedesca stessa, i campioni del mondo in carica della McLaren, Williams e Alpine. ExxonMobil è invece il fornitore di Red Bull Racing e Racing Bulls, mentre Aramco serve Aston Martin. Si parla complessivamente di 14 vetture su 22, oltre la metà dell’intero schieramento. Sul fronte opposto, Shell ha già ottenuto il via libera per Ferrari, Haas e Cadillac. Stessa situazione per Castrol, che accompagna il team Audi Revolut al debutto in Formula 1.
Le specifiche dei nuovi carburanti
Il nuovo regolamento tecnico impone carburanti prodotti senza petrolio greggio, ricavati da fonti come la cattura del carbonio, i rifiuti urbani e la biomassa non alimentare. Si tratta di carburanti cosiddetti drop-in, progettati per funzionare senza alcuna modifica ai motori. In teoria potrebbero essere utilizzati anche su vetture stradali.
Ogni miscela deve prima essere certificata dalla società britannica Zemo, poi superare le ispezioni periodiche condotte direttamente dalla FIA presso i produttori. Se un componente non passa i controlli, non può essere utilizzato in gara. La procedura è rigida per definizione, concepita per impedire che le differenze nella composizione del carburante diventino un vantaggio tecnico considerato illegittimo. Il regolamento impone anche che tutto il processo produttivo sia alimentato da fonti rinnovabili. È escluso qualsiasi ricorso a elettricità generata da combustibili fossili.
Negli ultimi anni le monoposto hanno già utilizzato miscele E10, composte per il 10% da etanolo. Il 2026 rappresenta però un salto di categoria rispetto a quel percorso. Va detto che la Formula 1 non parte proprio da zero su questo fronte. Aramco ha già fornito carburante sostenibile alla Formula 2 e alla Formula 3 nel 2025, senza che si registrassero impatti negativi sulle prestazioni.
La FIA dispone di un carburante temporaneo di riserva, utilizzabile come soluzione d’emergenza. Le prestazioni di questo combustibile, secondo quanto riferito, sarebbero inferiori a quelle dei prodotti sviluppati dai singoli fornitori. L’entità dello svantaggio competitivo che ne deriverebbe resta per ora difficile da quantificare. I produttori hanno ancora una finestra di tempo utile per completare l’iter di omologazione, ma il margine si assottiglia ogni giorno che passa.
Un inizio difficile
Il passaggio al nuovo corso della Formula 1 era prevedibile che fosse complesso. Non a caso la questione carburanti non è l’unica che sta tenendo banco in queste settimane. La power unit Mercedes è già sotto osservazione per una interpretazione regolamentare che le permetterebbe di operare con un rapporto di compressione di 18 a 1, a fronte del limite standard fissato a 16 a 1. La stagione non è ancora cominciata, ma già c’è di che discutere.