Elkann, nuovi guai all’orizzonte? Conti in rosso nel 2025 per Exor e Stellantis
Il risultati disattesi di Stellantis hanno generato degli effettivi negativi per Exor, la holding finanziaria controllata dagli Agnelli
Le ambizioni del colosso nato dalla fusione tra FCA e PSA si sono scontrate con uno dei periodi più duri della storia dell’industria delle quattro ruote europea. Le strategie green dell’ex amministratore delegato Tavares sono risultate fallimentari e prima che la nave potesse affondare è subentrato Antonio Filosa nel disperato tentativo di rimettere in ordine i conti del Gruppo Stellantis, alle prese con cali di vendite preoccupanti, in particolar modo per marchi come Lancia e Maserati.
In questo scenario John Elkann appare sempre più distaccato dal mondo automotive italiano, intento più a vendere aziende che a consolidare il patrimonio ereditato dall’Avvocato. Exor ha concluso il 2025 con una perdita netta di 3,79 miliardi di euro. Il titolo che in un anno ha lasciato sul campo oltre il 30% del suo valore avrebbe fatto tremare chiunque, ma le casse della famiglia Agnelli sono ancora molto ricche. La società, quotata ad Amsterdam, soli 3 anni fa risultava il 317º gruppo al mondo per fatturato nella Fortune Global 500 e alla 1963ª posizione delle compagnie più influenti al mondo della Forbes Global 2000.
Crollo verticale
La perdita netta di quasi 4 miliardi di euro nel 2025 di Exor è stata parzialmente compensata dall’utile record di 14,67 miliardi marcato l’anno prima, ma è lo specchio della grafico discendente della holding con sede in Olanda. I dividendi incassati sono crollati da 1,135 miliardi a 781 milioni di euro. Un tracollo che certifica il bisogno di cambiare rotta in futuro. Le responsabilità derivano anche dal progressivo rallentamento delle vendite complessive del Gruppo Stellantis.
Il colosso italo-francese si è impantanato nel primo anno post Tavares con perdite di 22,3 miliardi di euro, contabilizzando oneri per circa 25 miliardi in un piano di ristrutturazione che non ha precedenti storici. Exor crede in una ripresa, ma per ora il mercato sta dando segnali contrari. I marchi storici italiani stentano ad affermarsi all’estero, complice l’offensiva asiatica e la politica dei dazi imposta da Trump negli Stati Uniti. L’Europa sembra sempre più chiusa in una morsa tra le due super potenze mondiali. In borsa il titolo Exor ha aperto la seduta del 24 marzo sfiorando i 60 euro, per poi risalire a 62,75, marcando un calo del 3% a metà giornata.
Quadro nero
John Elkann può fregiarsi della crescita di Ferrari, Jeep, Alfa Romeo ma nel complesso la situazione non è positiva per tante altre aziende dell’universo Stellantis. Inoltre CNH, il gruppo delle macchine agricole, ha registrato un calo netto dei ricavi e non è prevista una ripresa prima del 2027. Il mercato non aspetta e i risultati sul lungo periodo sono avvolti da un velo di incertezza, dettato anche dalle tensioni politiche degli ultimi tempi. Per scacciare i venti di crisi Exor dovrebbe invertire la rotta con una mossa strategica impattante.
Il patrimonio netto per azione si è fermato a 164,4 euro, con una flessione dell’8,1%. Le società non quotate in portafoglio hanno dato un contributo positivo, ma non sufficiente a imboccare in questo bivio una risalta che appare obbligata per l’erede di Gianni Agnelli.