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Ducati Superleggera V4 Centenario: la più estrema di sempre

Tecnologia estrema, materiali da MotoGP e potenza brutale: una celebrazione su due ruote che spinge i limiti dell’ingegneria e trasforma la strada in pista.

Ducati Superleggera V4 Centenario: la più estrema di sempre
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Riccardo Mantica
Riccardo Mantica
Pubblicato il 27 mar 2026

Cento anni non si festeggiano con discrezione. Ed infatti in Ducati l’hanno presa alla loro maniera. Esagerando, senza mezze misure. Sipario quindi sulla nuova Superleggera V4 Centenario. Una moto pensata per lasciare indelebilmente il segno.

Un progetto senza compromessi

Prodotta in appena 500 esemplari numerati, la Centenario è il punto più alto mai raggiunto dalla famiglia Superleggera. Si parte dalla base della settima generazione Superbike Ducati. Ma qui ogni componente è stato alleggerito senza pietà.

Telaio, telaietti, forcellone, cerchi e carenature sono realizzati in fibra di carbonio. Il risultato? 173 kg a secco, che diventano addirittura 167 kg con il kit pista. Numeri da moto da gara, ma con targa e specchietti. Capito il livello?

Il cuore è il Desmosedici Stradale R 1100, lavorato quasi artigianalmente, con distribuzione desmodromica regolata a mano. E qui Ducati non si è certo trattenuta. Ben 228 cavalli a 14.500 giri, che salgono a 247 CV con lo scarico racing Akrapovic. Tradotto. Una roba che quando apri il gas “ti strappa via le braccia”.

Tecnologia da pista… per la strada

Ma i numeri, per quanto impressionanti, raccontano solo una parte della storia. Perché la vera follia (in senso buono) sta nella tecnica. La Centenario è di fatto la prima moto omologata al mondo con freni in carbonio ceramico per uso stradale. Parliamo di dischi Brembo con nucleo in materiale C/SiC, roba che fino a ieri si vedeva solamente nei prototipi.

Anche le sospensioni sono da manuale di ingegneria estrema: davanti una Öhlins NPX 25/30 pressurizzata con foderi in carbonio, direttamente derivata dalla MotoGP. Dietro lavora un TTX36 GP LW, con leveraggi in titanio. Insomma, non è una moto, è un laboratorio con le ruote. Il telaio Front Frame in carbonio pesa il 17% in meno rispetto a quello della Panigale V4 in alluminio, mentre il forcellone scende del 21%.

Stile, elettronica e quel pizzico di esclusività

L’occhio vuole la sua parte. E Ducati lo sa bene. La livrea GP26 Rosso Centenario introduce un rosso opaco nuovo, studiato apposta per questo anniversario. Un colore che evidenzia palesemente richiami ai modelli MotoGP e SBK del 2026.

Dentro, però, c’è un cervello elettronico di ultima generazione. La base è quella della Panigale V4 R, ma aggiornata con strategie DVO evolute. Parliamo quindi di controllo di trazione, impennata, slide, launch control e gestione del freno motore. Debutta anche il Dynamic Engine Brake, pensato per aiutare il pilota nelle fasi più delicate. Tradotto in parole semplici: la moto ti aiuta, ma se sbagli… te ne accorgi lo stesso.

E poi c’è il lato collezionistico, perché diciamolo. Una moto così non è solo da guidare… è da custodire. Ebbene viene consegnata in una cassa in legno dedicata. Con tanto di certificato di autenticità, accessori, cavalletti e un kit racing completo. Per chi vuole ancora di più, c’è la versione Tricolore, limitata a 100 unità. E per 26 fortunati, anche l’accesso a un’esperienza MotoGP con la possibilità di salire sulla Desmosedici GP26. Da far venire la pelle d’oca, altroché.

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