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Dove nasce la mobilità del futuro: dalla Cina le lezioni che l'Europa non può ignorare

Vent'anni a Shanghai hanno permesso al designer italiano Enea Colombo di osservare dall'interno la rivoluzione dell'automotive cinese. Tra guida autonoma, intelligenza artificiale e nuove città intelligenti, racconta perché il vero divario con l'Europa oggi non è tecnologico, ma culturale.

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Redazione
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Pubblicato il 3 lug 2026

Quando arrivò a Shanghai, nel 2004, il cielo era quasi sempre grigio. “Per mesi non vedevo l’azzurro", ricorda Enea Colombo, designer italiano che da oltre vent’anni vive e lavora in Cina. All’epoca il Paese era un enorme cantiere; oggi è il principale laboratorio mondiale della mobilità del futuro. Nel mezzo c’è un percorso professionale che lo ha portato prima nel settore della componentistica automotive e poi in Icona Design Group, studio italiano che ha contribuito allo sviluppo di alcuni dei concept più innovativi dell’automobile cinese.

Il suo racconto permette di leggere dall’interno una trasformazione che, in Europa, spesso osserviamo solo attraverso i numeri delle vendite o l’arrivo di nuovi marchi. In realtà, sostiene Colombo, il cambiamento è molto più profondo.

Dalla copia all’identità

Per anni l’industria automobilistica cinese è stata accusata di copiare i modelli europei. Oggi, secondo Colombo, quella fase è definitivamente superata. Le case automobilistiche hanno scelto di costruire una propria identità, investendo su design, tecnologia e soprattutto sull’esperienza dell’utente. L’automobile non viene più progettata soltanto come mezzo di trasporto, ma come uno spazio digitale capace di integrare intrattenimento, connettività e servizi. È un cambio di paradigma evidente anche nell’approccio progettuale: non basta più realizzare una vettura bella da vedere, occorre costruire un ecosistema tecnologico che accompagni il conducente e tutti i passeggeri.

Il vantaggio cinese è la velocità

Se c’è una caratteristica che distingue il mercato cinese da quello europeo è la rapidità con cui vengono adottate le innovazioni. Secondo Colombo, in Cina le persone sono “first taker": sperimentano subito le nuove tecnologie senza le resistenze culturali tipiche dell’Occidente. Questo permette alle aziende di testare rapidamente nuove soluzioni e di far evolvere il prodotto in tempi estremamente ridotti. Non è un caso che molte delle innovazioni oggi considerate avveniristiche – dalla guida assistita ai robotaxi fino ai taxi volanti – siano già oggetto di sperimentazioni concrete nelle grandi città cinesi.

La vera sfida non è l’auto, ma la città

Uno degli aspetti più interessanti emersi dall’intervista riguarda il rapporto tra veicolo e infrastruttura. Per Colombo la guida autonoma non può funzionare senza città progettate per accoglierla. Durante la sua attività in Cina ha collaborato allo sviluppo di una delle prime aree pilota dedicate ai robotaxi, dove mezzi autonomi, infrastrutture intelligenti e cittadini potevano interagire all’interno di un ecosistema sperimentale. È proprio qui che, a suo giudizio, emerge il ritardo europeo. Non è tanto una questione di competenze tecnologiche quanto di visione politica e culturale. Le infrastrutture urbane europee, e in particolare quelle italiane, non sono ancora pensate per una mobilità altamente automatizzata. Mancano investimenti, norme aggiornate e soprattutto la disponibilità a sperimentare.

Il design cambia insieme alla società

Anche il linguaggio dell’automobile sta cambiando. Se fino a pochi anni fa il mercato cinese privilegiava grandi berline e SUV destinati ai manager con autista, oggi le esigenze sono diverse. Cresce l’interesse per veicoli più compatti, modulari e adatti alla mobilità urbana, mentre aumentano anche le richieste di minivan intelligenti per le famiglie. Secondo Colombo il design segue sempre i cambiamenti sociali: quando cambia il modo di vivere la città, cambia inevitabilmente anche il modo di progettare un’automobile.

L’intelligenza artificiale non sostituirà i designer

Tra i temi affrontati c’è anche il ruolo dell’intelligenza artificiale. Contrariamente a molte narrazioni diffuse, Colombo non vede l’IA come un sostituto della creatività umana. La considera piuttosto uno strumento capace di accelerare le fasi di sviluppo, proporre alternative progettuali e ridurre tempi e costi, lasciando però al designer la responsabilità della visione creativa. L’innovazione, sottolinea, nasce ancora dalle persone. L’intelligenza artificiale può amplificarne le capacità, ma non sostituirne l’intuizione. E sottolinea che mentre in Cina il dibattito riguarda già l’integrazione tra guida autonoma, mobilità aerea urbana, nuove batterie e infrastrutture intelligenti, in Europa si continua spesso a discutere se sia opportuno introdurre queste tecnologie. Per Colombo il rischio non è soltanto industriale ma culturale: senza una maggiore apertura alla sperimentazione e senza investimenti nelle smart city, il continente potrebbe limitarsi a rincorrere innovazioni sviluppate altrove. La mobilità del futuro, conclude, non dipenderà esclusivamente dall’automobile. Dipenderà soprattutto dalla capacità delle città di evolvere insieme ai veicoli, creando un ecosistema in cui tecnologia, sostenibilità e qualità della vita possano procedere nella stessa direzione.

 

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