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Auto cinesi, i giovani sono meno diffidenti rispetto ai loro genitori

Il mercato è animato anche da dinamiche generazionali, che vedono i giovani maggiormente disponibili ad acquistare un'auto cinese.

Auto cinesi, i giovani sono meno diffidenti rispetto ai loro genitori
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Daniele Di Geronimo
Daniele Di Geronimo
Pubblicato il 2 mar 2026

La scelta di un’auto è anche e forse soprattutto, una questione culturale. Quindi anche generazionale. È sempre stato così. Anche in passato i più giovani preferivano auto sportive, mentre con il passare degli anni (e il mutare delle necessità) ci si orientava verso statio wagon, SUV e auto familiari. Una dinamica che si verifica anche oggi, anche nei confronti delle auto cinesi. Uno studio di Cox Automotive ha analizzato questo spaccato di società. Fotografando una frattura generazionale. Netta.

Le nuove generazioni non sono diffidenti verso la Cina

Tra la Gen Z americana la disponibilità a considerare un marchio cinese raggiunge il 69%. Tra le generazioni precedenti quella quota crolla. Non è una questione di reddito né di origine. Ma di anno di nascita. Chi è cresciuto senza la Guerra Fredda come riferimento culturale non porta con sé la stessa diffidenza verso tutto ciò che viene da Oriente. Un’auto cinese, per un ventenne americano, è prima di tutto un’auto. Non una bandiera nemica. E nel corso degli ultimi anni “cinese” applicato a un prodotto non è più un aggettivo dispregiativo. Non può esserlo vista l’evoluzione tecnologica dei prodotti provenienti dalla Cina. Auto comprese.

Eppure questa apertura non è lo stesso ovunque nel mondo. In Europa, per esempio, le auto cinesi sono presenti in maniera crescente. Sia in Europa che nel nostro Paese. BYD, per esempio, è una realtà commerciale in crescita e punta a continuare l’espansione nei mercati internazionali. In Europa il quadro è però più articolato di quanto i numeri lascino intuire. Nel 2024 BYD ha venduto poco più di 50.000 veicoli nel Vecchio Continente, un risultato al di sotto delle aspettative, in parte per una gamma che puntava quasi esclusivamente sull’elettrico puro in un mercato ancora lento nella transizione energetica. Proprio per questo BYD sta aggiustando il tiro aggiungendo ibridi plug-in e rafforzando la rete commerciale. Lo stabilimento di Szeged, in Ungheria, avvierà la produzione di massa quest’anno, con l’obiettivo di aggirare i dazi europei sulle auto importate dalla Cina.

È anche una questione di prezzo (ma non solo)

Lo studio di Cox Automotive restituisce un dato preciso anche sul peso del prezzo. Quasi la metà dei consumatori valuta positivamente i brand cinesi sull’accessibilità economica. Durabilità, sicurezza e affidabilità restano invece i punti critici nella percezione. Sono esattamente le variabili su cui la Gen Z è più disposta a sospendere il giudizio, probabilmente perché non ha ancora avuto abbastanza tempo per costruire aspettative sedimentate sui marchi tradizionali.

Una possibile svolta, tanto negli Stati Uniti quanto in Europa, potrebbe essere la fiducia per associazione. Lo studio rivela che quando un brand cinese viene presentato in partnership con un marchio americano consolidato, la disponibilità all’acquisto sale fino al 76%. BYD sta già correggendo il tiro in Europa, puntando su nuovi manager, una rete di concessionarie più ampia e modelli ibridi plug-in pensati per le abitudini europee. Non si tratta di inseguire il mercato. Si tratta di costruire familiarità, che è l’unica cosa che il prezzo da solo non riesce a comprare.

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