ACEA chiede a Bruxelles politiche più pragmatiche per il settore auto europeo
L’industria europea propone un modello a tre corsie.
L’industria europea dell’auto torna a scrivere a Bruxelles. Con una lettera firmata da Ola Källenius in qualità di Presidente di ACEA (e CEO di Mercedes-Benz), le case automobilistiche del Vecchio Continente hanno scritto ai leader europei per chiedere politiche più pragmatiche. Politiche capaci di proteggere la competitività senza interrompere la strada intrapresa verso la decarbonizzazione.
Non è la prima volta che l’European Automobile Manufacturers’ Association si rivolge alle istituzioni comunitarie. Pochi mesi fa Källenius aveva già firmato una richiesta di regole più realistiche, guidate dal mercato e non dalle sanzioni. Quelle pressioni hanno contribuito alla modifica delle norme che prevedevano il bando dei motori endotermici entro il 2035. Adesso la richiesta si fa più esplicita. Al centro della nuova lettera ci sono tre priorità. Riportare la produzione in Europa, gestire la transizione climatica con maggiore flessibilità e accelerare sulle condizioni che possono sostenere la domanda di veicoli a basse emissioni.
Resilienza senza isolamento
Per ACEA servono politiche più pragmatiche. La resilienza industriale (un termine ormai entrato in ogni documento strategico europeo), deve diventare un percorso concreto. Per ACEA deve trasformarsi in azioni concrete. Le filiere automotive sono state costruite negli ultimi decenni ottimizzando ogni passaggio sulla base della globalizzazione. Oggi quelle stesse catene vanno ripensate per ragioni di sicurezza economica.
L’associazione torna a chiedere l’approvazione degli accordi di libero scambio già negoziati con India, Mercosur, Australia e paesi ASEAN. Questi trattati rappresentano, secondo le imprese, la prova che l’Europa può rimanere competitiva senza chiudersi. La questione si intreccia con il nodo energetico. Il costo dell’energia e i tempi lunghi per ottenere i permessi frenano gli investimenti nelle gigafactory per le batterie. L’Unione Europea punta a scalare la capacità produttiva ma rischia di procedere troppo lentamente. Il risultato è che la dipendenza dalle catene di fornitura asiatiche resta elevata mentre la produzione interna fatica a decollare.
Il modello a tre corsie
La parte più politica della lettera riguarda la decarbonizzazione. ACEA propone un percorso più flessibile, definito come modello a tre corsie. L’idea è diversificare le misure per auto, van e camion, adattando gli obiettivi alle specificità di ciascun segmento.
Le auto elettriche devono aumentare rapidamente la loro quota di mercato. La domanda però non sta seguendo le previsioni. I van elettrici superano di poco il 10% delle nuove immatricolazioni. I camion si muovono in un territorio ancora più complesso. Servono incentivi coordinati in tutta l’Unione Europea, elettricità a prezzi competitivi rispetto ai carburanti fossili e un’infrastruttura di ricarica che cresca più velocemente. Senza queste condizioni la transizione rischia di rallentare.
ACEA chiede di anticipare il meccanismo di compensazione, lo strumento che permette ai costruttori di ottenere crediti utilizzando carburanti sostenibili e materiali a bassa impronta carbonica. Anticipando questo meccanismo, sostiene l’associazione, il mercato potrebbe sviluppare più rapidamente le tecnologie alternative.
Fabbriche sotto pressione
Le fabbriche europee non sono riuscite a tornare ai livelli precedenti la pandemia. Sulle strade del continente circolano oltre 250 milioni di auto con un’età media che sfiora i tredici anni. Il rallentamento della domanda pesa su ogni stabilimento e l’invecchiamento del parco circolante amplifica il problema ambientale. ACEA suggerisce di intervenire con programmi di rinnovo mirati ai veicoli più inquinanti.
Il segmento delle utilitarie è quello più esposto. Le regole attuali stanno rendendo poco sostenibile la produzione delle auto compatte, quelle che in gergo tecnico appartengono al segmento B. Molti costruttori potrebbero spostare la produzione fuori dall’Europa. La conseguenza sarebbe immediata. Prezzi più alti e mobilità meno accessibile per milioni di cittadini.
L’associazione chiede una revisione di quella che è la struttura normativa. Propone di abbandonare gli aggiornamenti continui delle regole in favore di pacchetti coordinati, calibrati sui tempi reali di sviluppo dei veicoli. Una scelta che permetterebbe alle aziende di pianificare gli investimenti con maggiore certezza. Libererebbe anche risorse per l’elettrificazione, soprattutto nel caso della normativa Euro 7 per i mezzi pesanti, considerata troppo complessa nella sua formulazione attuale.
Convergenza sugli obiettivi, divergenza sulle soluzioni
Le istituzioni e le imprese del settore automotive condividono l’interesse per una ripresa del comparto. Ma la strada da percorrere per riuscirci non è condivisa. La Commissione Europea ha indicato il 2026 come l’anno dell’indipendenza europea. Le imprese chiedono di tradurre quella dichiarazione politica in un percorso operativo concreto.
Per ACEA servono scelte rapide, regole più coordinate e una collaborazione più stretta tra istituzioni e industria. Il settore automotive europeo dà lavoro a oltre 13 milioni di persone. Anche per questo rappresenta una delle colonne portanti dell’economia del Vecchio Continente. La lettera di Källenius sottolinea che l’industria è pronta a investire e innovare. A patto che il quadro regolatorio diventi più prevedibile e sostenibile per le imprese che devono competere su scala globale.
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