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Volkswagen, Blume sotto pressione: Cina e software le sfide chiave per il suo futuro

Volkswagen affronta un anno cruciale sotto la guida di Oliver Blume. Il CEO deve fermare il declino nel mercato cinese e recuperare il ritardo tecnologico

Volkswagen, Blume sotto pressione: Cina e software le sfide chiave per il suo futuro
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Filippo Vendrame
Filippo Vendrame
Pubblicato il 28 gen 2026

Azionisti e sindacati hanno messo sotto pressione Oliver Blume che alla fine ha dovuto cedere il timone di Porsche. Libero da questo impegno, può concentrarsi sul suo ruolo di numero uno del Gruppo Volkswagen. Tuttavia, Blume si trova comunque in una situazione scomoda perché, come racconta Reuters, dovrà affrontare una prova decisiva e cioè dimostrare di poter arginare il declino sul mercato cinese e colmare il divario tecnologico con i rivali. Insomma, il nuovo anno si preannuncia difficile e ricco di sfide per il manager tedesco.

LE SFIDE DI OLIVER BLUME

Le pressioni non mancano. Come racconta Reuters, adesso che Blume può concentrarsi solo sul Gruppo Volkswagen, gli investitori si aspettano risultati, e la loro pazienza si sta esaurendo. Innanzitutto c’è il problema della Cina. Nel più grande mercato automobilistico del mondo, Blume punta su una strategia “in Cina per la Cina“, collaborando con le case automobilistiche locali per rilanciare le vendite. Contestualmente, sta puntando su di una nuova piattaforma software grazie alla collaborazione con Rivian che dovrebbe consentire al Gruppo tedesco di colmare il suo ritardo nello sviluppo del software e dei servizi digitali.

Il software è un argomento molto delicato per Volkswagen da diverso tempo e l’accordo con Rivian potrebbe risultare fondamentale per i modelli del futuro. A quanto pare, lo sviluppo di “un’architettura zonale all’avanguardia per i futuri veicoli definiti dal software" sta procedendo bene. Gli investitori affermano poi che Blume deve riconquistare urgentemente la Cina, dove la Volkswagen aveva guadagnato miliardi durante i suoi anni da leader di mercato.

Le ragioni del declino sono antecedenti al mandato di CEO del manager tedesco e alcuni investitori gli attribuiscono, comunque, il merito di aver finalmente affrontato la crisi. L’azienda ha trasferito in Cina la tecnologia chiave e lo sviluppo dei veicoli, una mossa che sta accelerando lo sviluppo e offrendo ai consumatori cinesi un prodotto su misura per i loro gusti. Insomma, tanto lavoro da fare ma il margine di errore si sta assottigliando come ha affermato Marc Liebscher di SdK, un’associazione con 9.000 membri che rappresentano i piccoli azionisti Volkswagen.

Vedremo come andrà ma non sarà affatto un anno semplice per Blume. Il manager tedesco ha ottenuto di recente un rinnovo contrattuale ma questo non significa che sia una garanzia per il futuro. Non possiamo non ricordare, ad esempio che Herbert Diess fu mandato via a metà del suo mandato. Per questo, i grandi azionisti e gli eredi delle famiglie fondatrici seguiranno da vicino il lavoro sul pano di ristrutturazione che Blume sta portando avanti.

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