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Italia prigioniera dell'auto: 7 italiani su 10 non usano mai bus e metro

Trasporti pubblici bistrattati, traffico in aumento e costi ambientali alle stelle: il ritratto di un’Italia che fatica a cambiare abitudini

Italia prigioniera dell'auto: 7 italiani su 10 non usano mai bus e metro
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Riccardo Mantica
Riccardo Mantica
Pubblicato il 19 mar 2026

In Italia il trasporto pubblico resta una scelta minoritaria. In realtà non è una novità, certo. Ma alcuni numeri divulgati di recente, aiutano a mettere meglio a fuoco la dimensione del fenomeno. Diciamo una fotografia del Paese più chiara. Secondo i dati Eurostat aggiornati al 2024, di fatto quasi sette italiani su dieci dichiarano di non utilizzare mai autobus, tram, metropolitane o treni. Una percentuale che colloca tristemente l’Italia agli ultimi posti in Europa. Appena sopra Cipro. E parliamo di un isola. Dove non ci sono città metropolitane. Potremmo dire un dato che, letto così, può sembrare freddo. Ma dietro ci sono abitudini consolidate, carenze strutturali e anche (va detto) una certa diffidenza diffusa.

Un Paese che si muove poco sui mezzi pubblici

Il quadro europeo aiuta a capire meglio. Nel complesso dell’Unione, oltre la metà della popolazione (51%) non ha utilizzato il trasporto pubblico nel corso del 2024. Solo una quota piuttosto ridotta lo usa con regolarità: il 10,7% ogni giorno, l’11,6% su base settimanale. Il resto si distribuisce tra utilizzi sporadici o addirittura quasi nulli.

Eppure l’Italia si distingue in negativo. Con il 68% di cittadini che non salgono mai su un mezzo pubblico, il divario rispetto ad altri Paesi è evidente. Solo Cipro fa peggio di noi (85%). E a quanto emerge non si tratta solo di questioni personali. Spesso, semplicemente, il servizio non c’è. Oppure semplicemente non funziona come dovrebbe. Ritardi, tratte insufficienti, collegamenti difficili. Insomma, un sistema che fatica a convincere.

Il confronto europeo: chi usa davvero il trasporto pubblico

Se si guarda altrove, la situazione cambia parecchio. In cima alla classifica dei Paesi più “virtuosi” c’è il Lussemburgo, dove solo il 15,7% della popolazione rinuncia ai mezzi pubblici. Seguono Estonia e Svezia, entrambe sotto il 27%.

Non è un caso: dove il servizio è capillare, puntuale e percepito come affidabile, le persone lo usano. Sempre il Lussemburgo registra anche la quota più alta di utenti settimanali (23,1%), seguito da Lettonia ed Estonia.

All’estremo opposto, oltre all’Italia, si trovano Portogallo (67,8%), Francia (65,1%), Slovenia (61,6 %) e Grecia (61,3%). Segno che il problema non è isolato, ma riguarda diverse realtà europee con sistemi di trasporto meno efficienti o meno attrattivi.

Disuguaglianze sociali e uso dei mezzi: un dato che sorprende

Un aspetto che colpisce, e che forse non è così intuitivo, riguarda la relazione tra condizioni economiche e utilizzo dei mezzi pubblici. In Italia, tra le persone a rischio povertà o esclusione sociale, circa il 69% degli uomini e il 68% delle donne non utilizza mai il trasporto pubblico. Percentuali molto più alte rispetto alla media europea.

Ma il dato curioso, e in un certo senso preoccupante, è che la situazione cambia poco anche tra chi sta meglio economicamente. Anche in questa fascia, oltre due terzi degli uomini e circa il 66% delle donne evitano i mezzi pubblici. Segno che non è solo una questione di reddito: il problema è più profondo, quasi culturale, oltre che infrastrutturale.

Traffico urbano: Roma e Milano tra le peggiori in Europa

Le conseguenze di questa scarsa diffusione del trasporto pubblico sono visibili ogni giorno. E chiaramente soprattutto nelle grandi città. I dati dell’Inrix Global Traffic Scorecard sentenziano. La congestione delle auto sulle strade continua ad aumentare. Roma, ad esempio, si posiziona al 17° posto nel mondo per traffico e al quarto in Europa. In media, ogni automobilista perde 76 ore all’anno bloccato in coda, con una velocità che si aggira intorno ai 20 km/h. Milano non è molto distante. Si piazza al 24ª al mondo, con 67 ore perse.

Numeri che, al di là delle classifiche, raccontano una quotidianità fatta di tempi lunghi, stress e inefficienze. E che, inevitabilmente, incidono anche sulla qualità della vita.

Il costo invisibile: ambiente e salute sotto pressione

Il traffico non è solo un problema di tempo perso. Ha un costo molto più ampio, spesso meno immediato da percepire. In Italia, il trasporto su strada contribuisce per il 26% alle emissioni di gas serra, con le automobili responsabili di circa il 60% di questa quota. A questo si aggiungono il 50% delle emissioni di ossidi di azoto e il 13% del particolato.

Secondo la Società italiana di medicina ambientale (SIMA), il traffico produce ogni anno oltre 19 mila tonnellate di PM10. E qui entra in gioco la salute pubblica. Una riduzione delle polveri sottili (PM2.5) di appena 10 microgrammi per metro cubo potrebbe portare a un calo significativo della mortalità. Si parla di un -7% generale. E con effetti ancora più marcati su malattie cardiovascolari, eventi coronarici e tumori polmonari.

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