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Ora Elon Musk produce in autonomia i chip per Tesla (e non solo)

Tesla e SpaceX vogliono produrre chip in proprio per non dipendere da TSMC, Samsung e Micron.

Ora Elon Musk produce in autonomia i chip per Tesla (e non solo)
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Daniele Di Geronimo
Daniele Di Geronimo
Pubblicato il 24 mar 2026

Il più epico esercizio di costruzione di chip nella storia, e non è nemmeno vicino.” Con queste parole Elon Musk ha presentato il progetto Terafab in un evento spettacolare all’interno della centrale elettrica dismessa di Seaholm ad Austin, in Texas. Si tratta di una joint venture tra Tesla, SpaceX e xAI, che consentirà alle aziende di Musk di avere a disposizione una quantità adeguata di chip, prodotti in proprio e non più acquistati da terzi. L’investimento stimato è tra i 20 e i 25 miliardi di dollari.

Cosa prevede il progetto

L’impianto sorgerà nel campus nord di Giga Texas ed è progettato per concentrare sotto un unico tetto ogni fase della produzione di semiconduttori. Dal design dei chip alla litografia passando per fabbricazione, produzione di memoria, packaging avanzato e collaudo. Un modello di integrazione verticale che nessuna azienda di chip ha mai tentato su questa scala.

L’obiettivo dichiarato è una produzione iniziale di 100.000 dischi di silicio da cui si ricavano i chip (wafer) al mese, con l’ambizione di arrivare a un milione di wafer al mese a pieno regime.

Sul fronte tecnologico, Tesla punta al processo produttivo a 2 nanometri. Si tratta del livello di miniaturizzazione più avanzato oggi disponibile nell’industria dei semiconduttori: più il numero è piccolo, più i transistor sono compatti ed efficienti. È una tecnologia che anche TSMC (il più grande produttore di chip al mondo) sta appena iniziando a padroneggiare dopo decenni di ricerca e centinaia di miliardi di dollari investiti.

Terafab produrrà due categorie di chip. Quelli di inferenza per i veicoli Tesla e i robot Optimus (come l’attuale AI4) e chip D3 progettati su misura per i satelliti AI in orbita. La produzione in piccoli lotti dell’AI5 (che sarà destinato anche per la guida autonoma) è attesa nel 2026, con la produzione in volume prevista per il 2027.

La parte più ambiziosa del progetto riguarda però l’utilizzo finale di questa capacità produttiva. Musk ha dichiarato che l’80% della potenza di calcolo di Terafab sarà destinata a satelliti AI in orbita, con solo il 20% per applicazioni terrestri.

I numeri e le incognite

Le ambizioni e gli annunci sono una cosa, la realtà un’altra. Da questo punto di vista Bloomberg sottolinea che Musk non ha background nella produzione di semiconduttori e ha una storia di obiettivi e tempistiche sovrastimate. I dati di confronto con l’industria esistente rendono la sfida interessante. TSMC ha speso 165 miliardi di dollari per costruire sei stabilimenti in Arizona, che non raggiungeranno la produzione a 2nm prima del 2029. Un singolo impianto a 2nm con 50.000 wafer al mese costa circa 28 miliardi di dollari e richiede circa 38 mesi solo per la costruzione negli Stati Uniti.

Sul piano finanziario, il CFO di Tesla ha confermato che il costo stimato di Terafab non è ancora incluso nel piano di spese in conto capitale per il 2026, che supera già i 20 miliardi di dollari. La motivazione dichiarata da Musk per costruire in proprio è la saturazione dei fornitori attuali come Samsung, TSMC e Micron, che hanno una capacità di espansione che, a suo dire, non soddisfa le esigenze del gruppo.

Non è la prima volta, infatti, che Musk annuncia rivoluzioni manifatturiere. Nel 2020, al Battery Day, promise che le celle 4680 avrebbero tagliato i costi delle batterie del 50% e portato Tesla a produrre 3 TWh annui entro il 2030. A distanza di cinque anni, quel programma ha richiesto anni di revisioni ed è ancora lontano dagli obiettivi dichiarati.

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