Autovelox non omologati, la Cassazione conferma le multe. Ma l'omologazione resta obbligatoria
Con l'ordinanza n. 7374 del 27 marzo la Corte ha confermato una multa elevata con autovelox non omologato. Le novità
Da quando la Cassazione, nell’aprile 2024, aveva stabilito con l’ordinanza 10505 che approvazione e omologazione non sono la stessa cosa, si era aperta una valanga di ricorsi contro le multe degli autovelox non omologati. A due anni di distanza, una nuova ordinanza della stessa Corte rimette tutto in discussione. O forse no.
Il nuovo pronunciamento della Cassazione
Con l’ordinanza n. 7374 del 27 marzo 2026, la Seconda Sezione Civile della Cassazione ha rigettato il ricorso di un’automobilista di Pescara multata nell’aprile 2021 da un autovelox Velocar Red&Speed Evo, uno dei tanti solamente approvato e non omologato. Il giudice di pace le aveva inizialmente dato ragione, mentre il Tribunale aveva ribaltato la decisione. La Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale.
Il punto su cui si è concentrata la Cassazione non è però quello che molti si aspettavano. Invece di stabilire se approvazione equivalga a omologazione (questione su cui aveva già risposto negativamente nel 2024) i giudici hanno fondato la decisione sulla taratura. L’autovelox in questione era stato verificato il 21 dicembre 2020, e le infrazioni erano del 10 e 12 aprile 2021, quindi entro il termine annuale previsto dalla normativa. Per questo la multa non è stata annullata.
Nella stessa ordinanza si ribadisce anche che “spetta all’Amministrazione la prova positiva dell’iniziale omologazione e della periodica taratura dello strumento”. Si tratta di un passaggio che molti commentatori giuridici interpretano come una conferma implicita che l’omologazione resta necessaria, non superata.
Il problema resta irrisolto
Di fatto il problema di fondo resta irrisolto. È doveroso però precisare che l’orientamento della Cassazione non è necessariamente contraddittorio. La taratura periodica certifica che lo strumento funziona correttamente nel momento in cui viene usato, che è il requisito sostanziale per cui una multa sia equa. Richiedere l’omologazione formale su apparecchi già tarati e approvati potrebbe diventare un cavillo tecnico che annulla sanzioni del tutto legittime nel merito. Dal punto di vista della sicurezza stradale, il rischio è che l’incertezza giuridica disincentivi i Comuni dall’usare gli autovelox anche dove sarebbero utili.
Intanto i Comuni tirano un sospiro di sollievo, ma il principio dell’omologazione obbligatoria (sancito dall’articolo 142 del Codice della strada) non è stato formalmente superato. Chi riceve una multa e riesce a dimostrare che l’amministrazione non è in grado di provare l’omologazione iniziale dell’apparecchio ha ancora buone probabilità di vincere il ricorso.
Nel frattempo, il decreto ministeriale sull’omologazione degli autovelox è in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Dovrebbe arrivare tra maggio e giugno. Solo da quel momento si potrà parlare di una soluzione definitiva a un caos che dura da due anni. Ricordiamo anche che dopo il relativo censimento è emerso che meno del 10% dei dispositivi presenti sul territorio nazionale rientra automaticamente nei requisiti.