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Uber, 100 milioni di dollari per gli hub di ricarica dei robotaxi

L'azienda costruisce un'infrastruttura energetica che renderà i robotaxi operativi nelle principali città in tutto il mondo

Uber, 100 milioni di dollari per gli hub di ricarica dei robotaxi
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Daniele Di Geronimo
Daniele Di Geronimo
Pubblicato il 19 feb 2026

Uber non sta solo sviluppando i propri robotaxi. L’azienda sta costruendo l’intero ecosistema che li farà funzionare. La società ha infatti annunciato un investimento superiore ai 90 milioni di euro (100 milioni di dollari) nello sviluppo di hub di ricarica dedicati ai veicoli autonomi. Un investimento che rivela anche come il settore dei robotaxi sia diventato prioritario per Uber.

L’investimento non riguarda solo la tecnologia di guida autonoma, ma l’infrastruttura fisica che la rende operativa su larga scala. Uber sta costruendo stazioni di ricarica rapida DC presso le proprie basi operative autonome, cioè i luoghi dove gestisce quotidianamente le operazioni della flotta. Contemporaneamente sta installando punti di rifornimento energetico in diverse città strategiche, trasformando gradualmente il paesaggio urbano.

Il piano per l’espansione

L’espansione iniziale negli Stati Uniti riguarda tre mercati chiave. La Bay Area (dove entro la fine dell’anno arriverà anche il servizio di robotaxi di Uber), Los Angeles e Dallas rappresentano i primi fronti della scalata operativa dell’azienda. Da qui la società intende espandere verso ulteriori città, costruendo progressivamente una rete continentale di ricarica dedicata ai robotaxi.

Eppure Uber non sta affrontando questa sfida da sola. L’azienda ha sottoscritto accordi di garanzia di utilizzo con operatori di infrastruttura di ricarica già consolidati nel mercato. EVgo, che gestisce infrastrutture di ricarica a New York, Los Angeles, San Francisco e Boston, riceverà accesso privilegiato ai flussi di veicoli autonomi di Uber. Electra a Parigi e Madrid. Hubber e Ionity a Londra.

L’ecosistema di Uber nel settore dei veicoli autonomi è già molto articolato. L’azienda ha stretto partnership con oltre venti società sparse per il mondo, tutte focalizzate su trasporto autonomo, consegne e servizi di taxi senza guidatore. Waymo di Alphabet e WeRide dalla Cina rappresentano i partner tecnologici più rilevanti per le operazioni di flotta autonoma.

Attualmente Uber offre servizi di robotaxi su quattro città americane. A livello globale il servizio è disponibile anche a Dubai, Abu Dhabi e Riyadh. Una presenza ancora limitata, ma che rappresenta il fondamento su cui costruire l’espansione futura. Senza infrastruttura di ricarica adeguata, questa espansione resterebbe bloccata.

Questo investimento rappresenta una risposta diretta alla competizione nel settore dei robotaxi. Tesla sta sviluppando il suo Cybercab. Waymo già opera servizi in diverse città. Uber sta sostanzialmente comunicando al mercato che ha il capitale, la volontà e la visione strategica per costruire non solo la tecnologia di guida autonoma, ma l’ecosistema completo che la rende operabile.

L’infrastruttura di ricarica rappresenta un elemento strategico per l’operatività su larga scala dei robotaxi. Uber sta costruendo caricatori presso i propri depositi e sottoscrivendo accordi con operatori consolidati per garantire che i veicoli autonomi abbiano accesso a punti di ricarica rapida in tutte le principali città. Senza questa rete, l’espansione dei servizi di robotaxi resterebbe confinata a poche aree geografiche limitandone enormemente le potenzialità.

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