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Tregua USA-Iran, il petrolio cola a picco: cosa aspettarsi da benzina e diesel

Effetto tregua sui mercati energetici: il Brent scende a 92 dollari e il gas cala del 20%, ma alla pompa si attende ancora la risposta

Tregua USA-Iran, il petrolio cola a picco: cosa aspettarsi da benzina e diesel
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Tommaso Giacomelli
Tommaso Giacomelli
Pubblicato il 8 apr 2026

Prima la minaccia di distruzione totale, poi, l’annuncio di tregua per due settimane. Il confitto fra Stati Uniti e Iran vive un momento di stallo così l’improvviso – e inatteso – silenzio delle armi scaturisce un effetto positivo anche sull’economia globale. Intanto, lo Stretto di Hormuz al centro della scena geopolitica delle ultime settimane torna a essere libero, dopo una morsa che ha attanagliato il commercio dell’energia tanto per l’Occidente quanto per l’Oriente, con conseguente imbarbarimento dei prezzi di gas e petrolio.

Ora, con la riapertura di questo famoso “imbuto” garantita dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, il transito sembra finalmente possibile in sicurezza, seppur sotto la condizione di una riapertura “completa, immediata e sicura” imposta dagli Stati Uniti. Adesso, cosa possiamo aspettarci per quanto riguarda il costo dei carburanti, autentica tenaglia per il mondo dei trasporti (e non solo)? Vediamo.

Il volo delle Borse

La reazione della finanza è stata immediata e virulenta, come quando ci si risveglia da un brutto incubo. Il prezzo del barile di greggio Brent, con consegna a giugno, è colato a picco, perdendo circa il 16% del suo valore in poche ore e scendendo sotto la soglia psicologica dei 100 dollari, fino ad attestarsi intorno ai 92 dollari: il livello più basso da metà marzo. Una discesa simile ha caratterizzato il West Texas Intermediate (WTI) e, ancor più drasticamente, il gas naturale in Europa. All’apertura delle contrattazioni, il benchmark TTF olandese è precipitato del 20%, scendendo a 42,5 euro dopo i massimi toccati per il timore di interruzioni totali nel Golfo.

Questo ottimismo energetico ha contagiato istantaneamente i listini mondiali. Tokyo ha guidato la carica in Asia con un balzo del 5,42% del Nikkei, seguita da una Cina in forte rialzo e da una Piazza Affari che, pur più cauta, ha aperto in positivo dello 0,84%. Francoforte si è distinta come la migliore piazza europea con un avanzamento del 5,06%, mentre Londra e Parigi hanno segnato guadagni rispettivamente del 2,75% e dell’1,79%.

Il paradosso della pompa

Tuttavia, scendendo dai grafici finanziari alla realtà degli automobilisti, la faccenda si fa meno dolce e assai più amara. Nonostante la discesa del petrolio, i listini alla pompa sono pigri nel rispondere al cambiamento contingente. Anzi, proprio oggi il diesel ha registrato un nuovo record nazionale, attestandosi mediamente a 2,178 euro al litro (+35 millesimi), mentre la benzina si è avvicinata a 1,79 euro. Le rilevazioni di Staffetta Quotidiana evidenziano una situazione paradossale: Eni, concluse le vacanze pasquali, ha iniziato una manovra di rientro dai precedenti “sconti”, aumentando il prezzo del gasolio di otto centesimi al litro e della benzina di tre centesimi.

Entrando nel dettaglio dei dati odierni, la media nazionale della benzina self-service è di 1,789 euro/litro, mentre in autostrada il costo sale a 1,825 euro. Per il gasolio, il divario è ancora più categorico: 2,144 euro/litro la media self nazionale (con le “pompe bianche” a 2,142) e punte di 2,191 euro in autostrada. Se poi si opta per il servizio, i prezzi diventano proibitivi: la benzina tocca 1,916 euro/litro e il diesel sfonda quota 2,267 euro. Analizzando i singoli marchi per il gasolio self-service, Eni si posiziona a 2,012 euro, mentre i concorrenti come IP (2,206), Q8 (2,181) e Tamoil (2,241) mostrano cifre decisamente superiori.

C’è però un monito silenzioso che aleggia sopra questi numeri: senza l’attuale taglio delle accise, il prezzo del diesel sarebbe già oltre i 2,4 euro e quello della benzina oltre i 2,03 euro. La tregua di due settimane è un primo passo fondamentale verso un possibile cessate il fuoco definitivo, ma per vedere un reale beneficio nelle tasche dei consumatori, bisognerà attendere che la tempesta finanziaria lasci il posto a una calma duratura nei listini dei raffinati. A quel punto, anche le pompe dei distributori sceglieranno la “tregua” e abbasseranno le loro cifre impazzite.

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