Kimi Antonelli: l'esame della patente a San Marino, tra ansie e qualche sbavatura
Il racconto dell'esaminatrice restituisce uno spaccato curioso di un ragazzo come tanti destinato, in pista, a fare la differenza.
Potrà sorprendere, ma il pilota di Formula 1 che una settimana fa ha vinto il suo primo GP in carriera, un anno fa prese la patente di guida con qualche sbavatura di troppo. A raccontarlo è l’esaminatrice, l’ingegnere Sara Giusti, direttrice della Motorizzazione di San Marino, dove il pilota risiede da qualche anno. Qui, in una sessione organizzata appositamente per lui, Kimi Antonelli ha superato l’esame lo scorso 27 gennaio 2025.
“Era tesissimo”, ha raccontato Giusti. Aveva passato notti insonni a studiare, pur conoscendo a memoria ogni procedura di un volante di Formula 1. Al test teorico ha sbagliato una sola risposta, sulle luci di stazionamento. Per la prova pratica l’esaminatrice ha scelto un percorso di cinque chilometri, la stessa distanza del circuito di Melbourne dove Antonelli avrebbe esordito poche settimane dopo. La vettura era una Volkswagen Golf grigia con cambio manuale. Un dettaglio non secondario perché il diciottenne bolognese era abituato al cambio semiautomatico della sua auto di Formula 1 e per l’esame della patente si era allenato sul furgone del padre e sulla macchina della zia.
“Era un po’ impacciato con cambio e pedali, diciamo che non era sciolto”, ha ammesso Giusti. La guida è risultata comunque prudente e rispettosa dei limiti. In un paio di sorpassi, però, l’automatismo da pilota ha prevalso con Antonelli che ha superato un’altra vettura senza mettere la freccia. L’esaminatrice lo ha richiamato con una frase destinata a restare: “So che il tuo lavoro è superare gli altri piloti, ricordati però che in strada tocca segnalarlo”.
Nonostante questo, ha superato l’esame e ottenuto la patente. Al termine della giornata ha aspettato il suo turno in fila per la stampa del documento, per poi tornare in ufficio con un collage di foto autografate: “A Sara e a tutto l’ufficio, con simpatia”. Quella composizione è ancora appesa dietro la scrivania dell’ingegnere Giusti. E oggi, a distanza di poco più di un anno, acquista un valore maggiore per un ragazzo che in pista ha iniziato a fare la storia.
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