Cerca

Industria auto USA contro le auto cinesi: stop agli stabilimenti sul suolo americano

Cinque associazioni chiedono a Trump di bloccare anche gli stabilimenti cinesi sul suolo americano. Aumenta la tensione fra USA e Cina

Industria auto USA contro le auto cinesi: stop agli stabilimenti sul suolo americano
Vai ai commenti
Daniele Di Geronimo
Daniele Di Geronimo
Pubblicato il 31 mar 2026

Se non bastavano le tensioni internazionali già esistenti ora arriva un nuovo tassello che contrappone USA e Cina. E lo fa sul terreno, già critico, dell’industria auto. Cinque delle più importanti organizzazioni dell’industria automobilistica americana hanno inviato una lettera ufficiale alla Casa Bianca. I firmatari (Alliance for Automotive Innovation (che rappresenta GM, Ford, Toyota, Volkswagen, Stellantis e altri), National Automobile Dealers Association, Autos Drive America, American Automotive Policy Council e MEMA, l’associazione dei fornitori) chiedono di mantenere le barriere esistenti contro i produttori cinesi. Il punto più politicamente delicato è però un altro. La lettera chiede esplicitamente di respingere qualsiasi tentativo dei costruttori cinesi di aggirare le restrizioni aprendo stabilimenti sul suolo americano.

La posizione dell’industria statunitense

È una posizione che, oltre a essere già forte di suo, è in aperto contrasto con quella di Donald Trump. Il presidente USA al Detroit Economic Club aveva infatti dichiarato di accogliere favorevolmente chi vuole costruire fabbriche e assumere lavoratori americani. Le associazioni di categoria hanno replicato che la logica del tycoon non regge perchè le distorsioni di mercato e i rischi per la sicurezza nazionale sono identici indipendentemente da dove vengono assemblati i veicoli.

L’ambasciata cinese a Washington ha respinto le accuse. In una nota, ha affermato che le auto cinesi sono popolari a livello globale non grazie a pratiche sleali, ma per la competitività tecnologica e la qualità dei prodotti, frutto di una concorrenza di mercato agguerrita. E ha ricordato che la Cina ha sempre tenuto aperte le porte alle case automobilistiche americane, che hanno ampiamente beneficiato del mercato cinese.

Al di là degli stabilimenti, il problema resta. Perché a oggi più della metà delle batterie prodotte a livello globale arrivano da produttori cinesi (nello specifico CATL e BYD). Produrre un veicolo elettrico negli Stati Uniti, quindi, non garantisce autonomia industriale se le celle della batteria e i componenti elettronici rimangono dipendenti dai fornitori cinesi.

C’è anche una questione di cybersecurity

Il problema non è solo strettamente produttivo. Anzi è per molti aspetti più strutturale e legato alle caratteristiche delle auto moderne. Le auto, infatti, raccolgono e trasmettono continuamente dati (posizione GPS, telecamere, aggiornamenti over-the-air) e Washington teme che questi flussi possano finire sotto il controllo di soggetti cinesi.

Una normativa del Dipartimento del Commercio americano entrata in vigore a marzo 2026 impone ai costruttori di certificare che il software essenziale per i veicoli connessi venduti negli USA non contenga codice sviluppato in Cina. Restrizioni analoghe sull’hardware sono previste per il 2029. Tesla ha già ridotto la propria dipendenza da fornitori cinesi per i modelli prodotti negli Stati Uniti. Altri stanno cercando di fare altrettanto, ma i tempi di riconversione della supply chain sono lunghi.

La lettera dell’industria auto arriva inoltre in un momento diplomaticamente delicato. Il summit tra Trump e Xi Jinping (inizialmente previsto per fine marzo) è stato rinviato a maggio. Sul tavolo non ci sarà solo la questione dell’industria automobilistica. Pechino punta soprattutto ad allentare i controlli tecnologici, rimuovere le sanzioni su oltre mille aziende cinesi e ridurre le restrizioni agli investimenti diretti negli USA. Da sciogliere, quindi, questioni cruciali per il futuro di uno dei settori più importanti per entrambe le economie (e non solo).

Ti potrebbe interessare:
Commenti Regolamento