Ferrari, Elkann e il no ad Antonelli: i motivi del rifiuto all’enfant prodige italiano
La Ferrari da anni ha scelto di intraprendere una strada che sta portando i fatturati a crescere, ma non sta rendendo in F1
Se a vincere è un pilota italiano è naturale che si crei una connessione con la Scuderia modenese, la squadra più titolata nella storia della Formula 1. A tanti osservando la maturità di Antonelli, leader della Mercedes e della graduatoria mondiale, sarà venuta spontanea una domanda sui motivi che hanno spinto la Ferrari a investire su Hamilton, classe 1985, e non su un astro nascente come Antonelli.
La Mercedes si è saputa muovere prima o la Ferrari si è fatto sfuggire uno dei più grandi talenti dell’automobilismo italiano? Dopo oltre 20 anni il Belpaese ha riabbracciato un pilota in grado di vincere dei GP in F1 e di impressionare in questo primo scorcio di campionato. Il bolognese ha già demolito diversi primati storici e non ha nessuna intenzione di porsi limiti. Per un ultimo mondiale di un italiano bisogna tornare agli anni ’50 e ai tempi di Ascari, e oggi come allora sognare non costa nulla.
La scelta di marketing di John Elkann
L’erede dell’impero degli Agnelli si è circondato di persone, come l’a.d. Benedetto Vigna, decisamente lontane dal know-how racing. La Ferrari è passata da un marchio che costruiva auto da corsa a vetture di lusso, vedasi le caratteristiche del SUV Purosangue o della prima EV della storia, battezzata Luce. Enzo Ferrari, come ha ammesso l’ex presidente della Ferrari Montezemolo, non avrebbe mai permesso la creazione di certi modelli che hanno allargato a dismisura la gamma del Cavallino.
Il Drake era un vero intenditore e soprattutto ne capiva di piloti. John Elkann ha guardato il palmares di Hamilton e ha pensato che a 40 anni avrebbe potuto fare la differenza anche sulla Rossa. L’operazione Hamilton sul piano dei risultati in pista è stata per ora un fallimento, ma se valutassimo esclusivamente l’aspetto del marketing ha generato un impatto positivo. Così si spiega anche la scelta di puntare su un veterano da milioni di follower sui social che continua a portare sponsor, e non su un giovane italiano che sino a poco tempo fa non conoscevano in tanti.
Occasione persa per Ferrari
La Scuderia, una volta terminato il contratto di Hamilton, potrebbe decidere di puntare sul giovane inglese Bearman, attualmente alla Haas, oppure investire pesantemente nell’acquisizione di Verstappen. Agli occhi di un appassionato medio italiano entrambe le strade scaldano meno il cuore rispetto alla possibilità di vedere un giovane bolognese vincere a bordo di una monoposto modenese. La militanza di Kimi Antonelli in Mercedes rappresenta lo specchio di un Paese che continua a investire sui veterani, non avendo la lungimiranza di credere nella crescita dei giovani.
Kimi Antonelli, figlio primogenito di Marco Antonelli, pilota automobilistico e proprietario dell’AKM Motorsport, è stato inserito nel programma “Mercedes Junior Team” già nel 2019, quando aveva 13 anni. La Ferrari Driver Academy lo ritenne troppo piccolo e oggi quel ragazzino è diventato un uomo ed è in testa alla classifica di Formula 1. La Ferrari non vince un GP dal 27 ottobre 2024, quando Carlos Sainz si aggiudicò la tappa a Città del Messico. John Elkann dovrebbe fare meno promesse ai tifosi e iniziare a comprendere le vere dinamiche del Motorsport.