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Italia a secco, è emergenza "tutto esaurito" nei distributori

Dallo Stretto di Hormuz alla realtà locale: perché la ricerca del pieno "low cost" si sta trasformando in una doppia beffa per i cittadini

Italia a secco, è emergenza "tutto esaurito" nei distributori
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Tommaso Giacomelli
Tommaso Giacomelli
Pubblicato il 30 mar 2026

Negli ultimi giorni le segnalazioni si perdono a vista d’occhio e si sono diffuse in modo capillare da nord a sud dello Stivale. La scena comune è la seguente: automobilisti frustrati che si imbattono in distributori senza carburante, con le pompe avvolte da nastri segnaletici, come in una scena del crimine. In poche parole, le stazioni di rifornimento espongono con troppa frequenza il cartello con su scritto: “Tutto esaurito“. Oltre al rincaro del prezzo dei carburanti, i cittadini devono fronteggiare un’emergenza nell’emergenza, quella della mancanza di materia prima. L’Unione Nazionale Consumatori ha confermato che svariati benzinai non sono più in grado di soddisfare la domanda di chi viaggia su strada, essendosi ritrovati impossibilitati a ricevere i rifornimenti necessari per coprire un picco di richieste senza precedenti.

Le ragioni dietro all’emergenza

Ovviamente questo scenario è legato a doppio filo alla guerra in Medio Oriente, iniziata il 28 febbraio con l’attacco all’Iran, e alla possibile chiusura dello Stretto di Hormuz, corridoio vitale dove transita il 20% del petrolio mondiale. Tuttavia, la radice del problema non risiede in una crisi internazionale delle forniture, ma in una dinamica squisitamente italiana: il taglio delle accise di circa 25 centesimi disposto dal governo il 19 marzo. Questa misura fiscale ha innescato una “rincorsa al centesimo” tra gli automobilisti, che si sono riversati in massa verso i punti vendita locali più convenienti. Il risultato è stato un sovraccarico fisico delle stazioni di servizio: le cisterne interrate, che hanno volumi limitati e vengono solitamente rifornite una volta alla settimana, si sono esaurite rapidamente a causa di un prelievo giornaliero raddoppiato o triplicato rispetto alla norma.

Gli esperti del settore parlano di un fenomeno temporaneo e puramente logistico. Non esiste infatti una reale penuria di prodotto raffinato nei depositi nazionali. Il problema, semmai, risiede in modo quasi esclusivo nei tempi tecnici necessari per l’ordine, il trasporto e il carico del carburante verso i punti vendita presi d’assalto. Una volta ripristinate le consegne ordinarie attraverso le autobotti, il servizio tenderà a riprendere in modo ordinario, anche se il clima di incertezza resta palpabile.

Il costo resta elevato

In questo scenario poco incoraggiante, il Mimit ci tiene a sottolineare come l’Italia stia registrando crescite dei prezzi più moderate rispetto ad altri grandi Paesi, come la Francia e la Germania. Fino a un paio di giorni fa, i prezzi medi “self-service” sulla rete stradale nazionale si attestavano a 1,743 euro/litro per la benzina e 2,040 euro/litro per il gasolio. I costi lievitano drasticamente in autostrada, dove il gasolio ha superato la soglia dei 2,102 euro al litro. Per contrastare eventuali speculazioni, la Guardia di Finanza ha già sanzionato diversi distributori per omessa comunicazione dei prezzi al portale “Osservaprezzi”, una violazione che può costare fino a 2.000 euro.

Nonostante i rassicuranti dati ministeriali, il Codacons lancia un allarme netto: i risparmi del taglio fiscale sarebbero stati “mangiati” dai rincari dei listini in una sola settimana. Per il gasolio, la riduzione effettiva sarebbe di appena 6 centesimi rispetto ai 24,4 promessi, traducendosi in una maggiore spesa di circa 9,2 euro a pieno per le famiglie. Ora, però, oltre a fronteggiare il rincaro dei carburanti bisogna sperare che il distributore conveniente sia ancora carico di benzina e diesel. Altrimenti, bisognerà aggiungerà un’altra voce di spesa a un paniere già carico.

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