Caro carburanti: in arrivo più tasse per chi fa speculazione?
Tra guerra in Iran e sospetti di speculazione, il governo prepara misure su extraprofitti e accise. Nel frattempo IP e Tamoil abbassano i prezzi dopo i controlli.
A tenere banco nelle ultime settimane è il tema dei prezzi dei carburanti. Sulle strade e le autostrade italiane il prezzo del diesel e della benzina è salito in maniera vertiginosa. La causa? La guerra in Iran. Ma è davvero così? Quanto l’aumento dei prezzi è una reale conseguenza del conflitto e quanto, invece, pesano le speculazioni? Un problema non marginale considerando l’impatto dei prezzi dei carburanti non solo sulle famiglie, ma anche su chi usa le auto e gli altri veicoli per il lavoro quotidiano. Per questo il governo ha deciso di muoversi su più fronti contemporaneamente. La premier Giorgia Meloni ha annunciato al Senato che l’esecutivo sta valutando misure sia verso le aziende che speculano sui rialzi, sia verso i consumatori, con un possibile taglio delle accise.
La causa dei rincari
Dietro ai rincari alla pompa c’è una variabile che nessuna misura governativa può neutralizzare nel breve periodo. Parliamo del prezzo internazionale del greggio. Il 28 febbraio scorso gli Stati Uniti e Israele hanno avviato operazioni militari contro l’Iran, determinando la chiusura dello Stretto di Hormuz, passaggio fondamentale per il trasporto di petrolio e gas GNL dai Paesi del Golfo al resto del mondo.
Dallo Stretto di Hormuz transita circa un quinto del petrolio scambiato a livello globale, oltre a grandi quantità di gas naturale. In Italia il gasolio ha già registrato un aumento del 16% e la benzina del 6%, rialzo che si è già tradotto in un incremento dei prezzi consigliati ai distributori dalle aziende petrolifere.
La guerra in Iran, quindi, spiega i rincari, ma non li giustifica del tutto. Secondo il Centro studi di Unimpresa, tra il primo e il 9 marzo il gasolio è aumentato del 25,8% mentre il Brent nello stesso periodo è salito del 24%. L’incremento alla pompa è stato quasi il doppio di quello giustificabile dal costo della materia prima, con una componente speculativa stimata tra 8 e 20 centesimi al litro, che sulle autostrade può arrivare fino a 50 centesimi. Le compagnie petrolifere respingono le accuse e il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha precisato che non risultano fenomeni speculativi diffusi sulla rete dei distributori, anche se sono stati segnalati circa venti casi sospetti.
Le proposte del governo
Sul fronte della speculazione, la premier Meloni ha avvertito che il governo è pronto ad aumentare la tassazione sulle aziende che hanno tratto profitto dalla crisi energetica. Il meccanismo ipotizzato punta a recuperare gli extraprofitti tassando i margini che si formano tra chi acquista il carburante raffinato e chi lo distribuisce alla pompa. I ministeri dell’Economia, delle Imprese e della Sicurezza energetica stanno lavorando ai dettagli. È stata rilevata una tendenza delle compagnie petrolifere a trattenere il prodotto già raffinato, una pratica che contribuisce a gonfiare i prezzi al distributore.
Sul versante opposto, quello dei consumatori, il governo sta valutando l’attivazione delle cosiddette accise mobili. Il meccanismo prevede una riduzione delle imposte sui carburanti nel caso in cui i prezzi si mantengano su livelli elevati in modo stabile. Meloni non ha annunciato un’attivazione immediata, condizionandola all’evoluzione della situazione. Una riduzione delle accise, ha precisato, richiederebbe coperture ingenti per essere percepita concretamente dagli automobilisti.
Il ministro della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha escluso rischi per gli approvvigionamenti di gas, citando la politica di diversificazione avviata negli anni scorsi e il livello degli stoccaggi, che si attesta al 46,8%, il più alto tra gli Stati membri dell’Unione Europea. Il governo ha rafforzato i meccanismi di vigilanza sui prezzi, con un piano operativo della Guardia di Finanza e una nuova unità di vigilanza energetica attivata dall’Arera.
Qualcosa si muove?
I primi risultati si sono già visti. Dopo che l’Osservaprezzi Carburanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (che permette di consultare in tempo reale i prezzi di vendita dei carburanti negli impianti) ha segnalato IP e Tamoil come le compagnie con i maggiori rialzi su benzina e gasolio, entrambe le società hanno subito abbassato le tariffe.