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Attacco hacker agli etilometri in auto: tanti veicoli bloccati negli USA

Un attacco informatico ha mandato in tilt i sistemi Intoxalock e ha bloccato centinaia di automobilisti: tra disagi, auto ferme e servizi sospesi, emerge il lato fragile della tecnologia quotidiana

Attacco hacker agli etilometri in auto: tanti veicoli bloccati negli USA
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Riccardo Mantica
Riccardo Mantica
Pubblicato il 23 mar 2026

Per la serie… “più tecnologia, più guai”. E’ storia recente quella di Intoxalock, azienda americana conosciuta soprattutto per gli etilometri installati nelle auto. La stessa Intoxalock che si è trovata al centro di un attacco informatico, il quale ha creato disagi piuttosto concreti nella vita quotidiana di molti automobilisti.

I suoi dispositivi, obbligatori in alcuni casi negli Stati Uniti, richiedono un test alcolemico prima di avviare il motore, dato che sono collegati al sistema di accensione dell’auto. Tutto sotto controllo, almeno finché i sistemi funzionano. Quando qualcosa si inceppa, però, sono davvero guai.

Quando la sicurezza blocca tutto

L’azienda non ha diffuso molti dettagli sull’attacco, ma ha ammesso di aver dovuto spegnere parte dei sistemi per precauzione. Una scelta comprensibile, certo, ma con conseguenze immediate. Alcuni etilometri non potevano più essere calibrati.

E qui nasce il problema vero. Senza calibrazione (che deve essere effettuata regolarment) questi dispositivi possono smettere di funzionare correttamente. Tradotto. Auto che non partono.

I primi segnali sono arrivati il 14 marzo, quando diversi conducenti negli Stati Uniti hanno iniziato a segnalare malfunzionamenti. Solo dopo qualche tempo è arrivata la conferma ufficiale di un “evento di cybersecurity”, senza ulteriori chiarimenti. Resta quindi un punto interrogativo. Ransomware o violazione dei dati? Al momento, nessuna risposta definitiva.

Le storie degli automobilisti bloccati

Nel frattempo, online sono iniziate a comparire testimonianze piuttosto dirette. Su Reddit e altri social, diversi utenti hanno raccontato di essersi ritrovati letteralmente impossibilitati a usare la propria auto.

C’è chi ha scoperto il problema nel cuore della notte, trovando il veicolo bloccato senza preavviso. Qualcun altro ha dovuto arrangiarsi all’ultimo momento. Corse in Uber per andare al lavoro, viaggi annullati, programmi saltati. Una persona ha raccontato di essere rimasta bloccata a Houston, senza possibilità di tornare a Dallas.

Situazioni diverse, stesso risultato. La tecnologia che dovrebbe garantire sicurezza si è trasformata, almeno per qualche giorno, in un limite molto concreto.

Ripristino e ritorno alla normalità

Il 18 marzo l’azienda ha riconosciuto ufficialmente che alcune calibrazioni erano saltate proprio a causa dell’incidente informatico. Nel frattempo ha cercato di gestire l’emergenza. Ha promesso il rimborso delle spese di traino e invitato i clienti a contattare il supporto per aggiornamenti.

Gli appuntamenti per le installazioni, invece, sono stati sospesi temporaneamente. Una pausa che, inizialmente, doveva durare poco, ma che è stata poi estesa fino al 22 marzo.

Solo a quella data è arrivata la conferma che tutti i sistemi erano stati ripristinati e che servizi e installazioni erano tornati operativi. Insomma, emergenza rientrata.

Rimane però una sensazione difficile da ignorare. Ovvero che quando la tecnologia è così integrata nella quotidianità, basta un singolo problema, magari invisibile come un attacco informatico, per fermare tutto. Letteralmente.

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