Accise sui carburanti: cosa sono, come funzionano e quanto incidono sui prezzi
In Italia le accise sui carburanti concorrono in maniera pesante alla formazione del prezzo di benzina e diesel: ecco cosa c'è da sapere
In questi ultimi tempi si parla molto della riforma delle accise sui carburanti che ha portato ad allineare le accise di benzina e diesel. In origine, l’iter doveva durate 5 anni ma il Governo alla fine ha accelerato i tempi per chiudere la questione già dal primo gennaio 2026. Riforma delle accise a parte, di questo balzello se ne discute da anni e non si contano le promesse elettorali sulla sua eliminazione o almeno riduzione. La realtà è che le accise sui carburanti sono molto importanti per le casse dello Stato dato che garantiscono un gettito continuo e sostanzioso. Ma cosa sono davvero le accise e quanto pesano sul costo dei carburanti?
COSA SONO LE ACCISE?
La definizione enciclopedica (Treccani) dell’accisa è la seguente. Si tratta di “un’imposta indiretta a riscossione mediata, pagata cioè dai produttori o dai commercianti, che colpisce determinati beni (oli minerali, energia elettrica, alcolici, tabacchi) al momento della produzione o del consumo“.
Il soggetto passivo è il produttore o il venditore, mentre il soggetto inciso dall’imposta è il consumatore finale del bene, dal momento che l’onere del tributo viene in genere traslato in avanti sul prezzo di vendita. L’accisa è un’imposta monofase e può essere applicata sulle imprese produttrici del bene o, più frequentemente, su quelle che commercializzano un determinato prodotto, in modo da non creare distorsioni tra le merci nazionali e quelle importate. L’imposta grava sulla quantità dei beni prodotti e si esprime in termini di aliquote commisurate all’unità di misura (volume, peso) del bene; per es., nel caso dei prodotti energetici, si hanno aliquote rapportate al litro per la benzina e il gasolio, al kilo per gli oli combustibili o gpl, al metro cubo per il metano, ai kilowattora per l’energia elettrica, al litro anidro, cioè all’unità di volume al netto dell’acqua, per gli alcolici. L’accisa concorre a formare il valore delle merci e rappresenta un costo indefinibile per il consumatore finale, sul quale grava successivamente l’IVA.
Insomma, parliamo una tassa che nel caso di quella sui carburati è stata introdotta nel corso del tempo per finanziare una serie di emergenze dello Stato, addirittura la crisi di Suez del lontanissimo 1956. Il problema è che l’aumento della tassazione sui carburanti doveva essere provvisorio ed invece è diventato strutturale, andando ad concorrere in maniera pesante alla formazione del prezzo finale che poi gli automobilisti pagano quando fanno rifornimento.
ACCISE SUI CARBURANTI, QUALI SONO?
Le prime accise sui carburanti risalgono addirittura a prima degli anni ’30. Va detto che con un decreto legislativo del 1995, l’accisa è stata definita in modo unitario. Questo significa che da allora le accise sono state inglobate in un’unica imposta indifferenziata che dal 2013 è stata resa strutturale. In ogni caso, a puro titolo di curiosità, riportiamo un elenco (fonte Wikipedia) delle ultime accise introdotte e cosa dovevano finanziare, prima che il Governo iniziasse il percorso che ha portato ad allineare le accise di benzina e diesel.
- 0,00723 euro per il finanziamento della crisi di Suez del 1956;
- 0,00516 euro per la ricostruzione dopo il disastro del Vajont del 1963;
- 0,00516 euro per la ricostruzione dopo l’alluvione di Firenze del 1966;
- 0,00516 euro per la ricostruzione dopo il terremoto del Belice del 1968;
- 0,0511 euro per la ricostruzione dopo il terremoto del Friuli del 1976;
- 0,0387 euro per la ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980;
- 0,106 euro per il finanziamento della missione ONU durante la guerra del Libano del 1982;
- 0,0114 euro per il finanziamento della missione ONU durante la guerra in Bosnia del 1995;
- 0,02 euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004;
- 0,005 euro per l’acquisto di autobus ecologici nel 2005;
- 0,0051 euro per far fronte al terremoto dell’Aquila del 2009;
- da 0,0071 a 0,0055 euro per il finanziamento alla cultura nel 2011;
- 0,04 euro per far fronte all’arrivo di immigrati dopo la crisi libica del 2011;
- 0,0089 euro per far fronte all’alluvione che ha colpito la Liguria e la Toscana nel novembre 2011;
- 0,082 euro (0,113 sul diesel) per il decreto “Salva Italia” nel dicembre 2011;
- 0,024 euro per far fronte ai terremoti dell’Emilia del 2012;
- 0,005 euro per il finanziamento del “Bonus gestori” e la riduzione delle tasse ai terremotati dell’Abruzzo;
- 0,0024 euro per il finanziamento di alcune spese del decreto Fare “Nuova Sabatini” (dal primo marzo al 31 dicembre 2014).
QUANTO PESANO LE ACCISE SUI CARBURANTI?
A seguito della riforma sulle accise, oggi questa tassa “pesa" alla stessa maniera su benzina e diesel e cioè 672,90 euro per 1.000 litri. In precedenza, le accise valevano così:
- Benzina: euro 713,40 per mille litri
- Gasolio usato come carburante: euro 632,40 per mille litri
Adesso invece, le accise pesano in maniera equivalente.
- benzina: euro 672,90 per mille litri;
- gasolio usato come carburante: euro 672,90 per mille litri.
Dunque, dal primo gennaio 2026, c’è stato un aumento del prezzo del diesel e un contestuale calo di quello della benzina. Quanto pesano davvero le accise sulla composizione del prezzo dei carburanti? Nell’ultima rilevazione effettuata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del 5 gennaio 2026, i prezzi dei carburanti sono così composti.
- Benzina – 1654,70 euro per 1.000 litri di 672,90 euro (accise), 298,39 euro (IVA) e 683,41 euro (netto)
- Gasolio auto – 1.644,17 euro per 1.000 litri di cui 672,90 (accise), 296,49 (IVA) e 674,78 euro (netto)
- GPL – 687,53 euro per 1.000 litri di cui 147,27 euro (accise), 123,98 euro (IVA) e 416,28 euro (netto)
Insomma, da questi numeri si capisce bene come le accise abbiano un impatto importante sul costo di benzina e diesel in Italia. L’IVA applicata è del 22% e come spiega il Ministero, il valore “Netto“ è da intendersi come “Prezzo al netto delle imposte" e viene anche identificato come “prezzo industriale“.