VISTA, il drone italiano per il soccorso stradale ha superato i primi test
Il sistema integra drone, video in tempo reale e intelligenza artificiale per supportare i soccorritori nella golden hour dopo un incidente.
I droni al servizio dei soccorsi? Non è utopia né la trama di qualche film fantascientifico, ma un investimento concreto che l’Italia sta portando avanti soprattutto sull’uso di questi dispositivi per la sicurezza stradale. Da questo punto di vista, infatti, Autostrade per l’Italia aveva già testato il progetto Falco per il monitoraggio autostradale, mentre A35 Brebemi aveva avviato il suo sistema di sorveglianza sulle proprie tratte. Ora arriva la notizia che VISTA, il sistema sviluppato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) insieme al Dipartimento di Informatica dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro nell’ambito del Pilastro 5 del Piano Nazionale della Sicurezza Stradale 2030, ha superato con successo il primo test operativo. L’aspetto interessante di questa notizia è anche che VISTA non è un semplice sistema per il monitoraggio del traffico, ma una realtà per il supporto attivo e immediato ai soccorsi in caso di incidente stradale.
Come funziona VISTA
Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha completato con esito positivo la fase di sperimentazione sul campo di VISTA (Assistenza visiva da drone al soccorso stradale). Il sistema ha superato il suo primo test operativo il 18 marzo 2026 a Bari, durante una simulazione di incidente motociclistico nell’area di Lama San Giorgio.
Il funzionamento è relativamente semplice nell’idea, ma complesso nell’esecuzione. Il drone sorvola l’area del sinistro e trasmette immagini in tempo reale ai centri operativi. Gli algoritmi di intelligenza artificiale analizzano la scena in automatico individuando i veicoli coinvolti, rilevando l’eventuale presenza di persone (anche in zone difficilmente accessibili) e segnalano le criticità. Il risultato è un quadro dettagliato dell’evento disponibile già nei minuti immediatamente successivi all’impatto. Un dettaglio non secondario perché offre un vantaggio cruciale nella cosiddetta golden hour, la prima ora dopo l’incidente, decisiva per la sopravvivenza delle vittime.
Alla simulazione barese hanno partecipato i responsabili del MIT e dell’Università di Bari, i rappresentanti del Servizio 118, dell’ASL della Provincia di Bari, della Polizia Locale del Comune di Bari e le associazioni “Uniti per i Risvegli” e “Vivi la Strada”.
Tra gli elementi più interessanti emersi dalla sperimentazione c’è anche la definizione di un protocollo di interazione drone-persona, pensato per permettere una comunicazione diretta con le vittime e per assicurare una documentazione certificata dell’incidente, con potenziali applicazioni anche in ambito legale e investigativo.
Per ora si tratta ancora di una sperimentazione. Il comunicato ufficiale del MIT parla di fase conclusa con esito positivo, ma non indica né tempistiche né modalità di un eventuale dispiegamento operativo. L’ipotesi sul tavolo, cioè quella di estendere il sistema su scala regionale, sulle arterie più a rischio e nei periodi di maggiore traffico, trasformerebbe la sperimentazione in uno strumento stabile per i soccorsi stradali.
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