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Stellantis: addio allo smart working per aumentare la produttività

Il Gruppo guidato da Antonio Filosa impone ai suoi dipendenti il rientro in ufficio per ritrovare efficienza in un mercato dell’auto sempre più difficile.

Stellantis: addio allo smart working per aumentare la produttività
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Andrea Tomelleri
Andrea Tomelleri
Pubblicato il 15 mar 2026

Il settore automotive sta attraversando una fase di profonda instabilità, segnata da un ripensamento globale delle strategie industriali e dalla situazione geopolitica sempre meno favorevole. In questo scenario di incertezza e dopo un’annata finanziaria complessa, Stellantis vuole recuperare competitività e, oltre alle strategie industriali come il possibile ritorno del diesel e le trattative con costruttori cinesi, punta sul miglioramento della produttività interna. Una delle azioni attuate in questo senso è il ritorno in ufficio per i suoi dipendenti in tutto il mondo.

Già da fine marzo

La misura prevede la fine del lavoro da remoto, chiamato “smart working” in Italia, e l’obbligo di presenza in ufficio per cinque giorni a settimana. A partire dal periodo del post-pandemia, l’azienda aveva adottato delle policy di lavoro agile che richiedevano una presenza minima di solo un giorno e mezzo a settimana.

Il cambiamento sarà già operativo a partire dal 30 marzo 2026, ma solo negli Stati Uniti. In Europa il percorso sarà più graduale e l’obiettivo è recuperare la piena operatività in presenza entro il 2027. In Italia, è previsto il ritorno in ufficio del 60% dei dipendenti (circa 8.000 nel nostro Paese) per tre giorni a settimana entro settembre 2026. Un piano simile è previsto anche in Francia e Germania.

Le preoccupazioni

Stellantis è il primo costruttore europeo a scegliere una posizione così estrema contro il lavoro da remoto, che negli ultimi anni è diventata un’abitudine per moltissimi lavoratori. Negli Stati Uniti hanno già richiamato in ufficio i loro dipendenti colossi del settore tecnologico come Microsoft e Amazon. Per quanto riguarda il Gruppo guidato da Antonio Filosa, il percorso si annuncia non privo di ostacoli, a partire dalle tensioni sindacali: le principali sigle hanno infatti già espresso preoccupazione. Molti lavoratori, grazie allo smart working, hanno spostato la residenza lontano dall’ufficio e un rientro immediato potrebbe non essere più sostenibile. Soprattutto alla luce dei recenti aumenti del costo dei carburanti che rendono il casa-ufficio una sfida economica per molti pendolari.

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