Rincaro benzina e diesel, come stanno agendo nel resto d'Europa
Dalle "accise mobili" in Italia ai calmieri nell'Est Europa: come i governi provano a frenare il rincaro dei prezzi legato alla crisi
L’allarme è massimo nei mercati energetici di tutto il globo ma, in special modo, d’Europa. La combinazione tra le tensioni belliche in Medio Oriente e le incerte strategie statunitensi nei confronti dell’Iran ha innescato una fiammata dei prezzi del greggio che si ripercuote in modo violento sulle stazioni di rifornimento di tutto il Vecchio Continente. Mentre il barile corre, i governi nazionali si trovano a gestire una “patata bollente” per scongiurare che l’inflazione energetica freni bruscamente l’economia, fino a farla deragliare. In questo scenario di crisi virulenta, l’Unione Europea appare frammentata, con ogni Stato che tenta di proteggere i propri cittadini attraverso strade differenti.
In Italia, l’attenzione è rivolta alle “accise mobili“, un sistema che permetterebbe di abbassare la tassazione fissa sui carburanti compensandola con il maggiore gettito derivante dall’Iva. Tuttavia, l’attivazione non è proprio automatica: ha bisogno di un decreto ministeriale e la conferma che il rincaro sia stabile su base bimestrale rispetto alle previsioni del Documento di economia e finanza. Nel frattempo, le autorità hanno intensificato i monitoraggi per colpire eventuali manovre speculative lungo la filiera distributiva. La scelta del Belpaese, però, è differente da quella degli altri.
Chi usa il pugno duro
Spostandosi verso est, si incontrano interventi ben più drastici. Ungheria e Croazia hanno optato per la via del calmiere dei prezzi. A Budapest, il governo ha varato un tetto massimo di 595 fiorini per la benzina e 615 per il gasolio per tutelare famiglie e imprese. Una strategia analoga è stata adottata a Zagabria, dove i prezzi alla pompa non possono oltrepassare rispettivamente 1,50 e 1,55 euro.
Diversa è la tattica nel resto del continente. Il Portogallo ha già applicato uno sconto straordinario di 3,55 centesimi al litro sul diesel, una misura a tempo per restituire ai contribuenti l’Iva incassata in eccesso. L’Austria, invece, sta esaminando un percorso simile a quello dei lusitani, mentre la Francia cerca la repressione delle frodi, avviando oltre 500 ispezioni nelle stazioni di servizio per evitare che il conflitto bellico diventi un pretesto per rincari ingiustificati.
Chi resta in attesa
Al contrario, nazioni come Germania e Paesi Bassi mantengono una linea attendista, nonostante i prezzi abbiano superato la soglia psicologica dei 2 euro, arrivando a toccare i 2,39 euro al litro nei Paesi Bassi. Sullo sfondo rimane la vigilanza del G7 Finanze, i cui ministri si sono dichiarati pronti a immettere sul mercato le riserve strategiche di petrolio per stabilizzare l’approvvigionamento mondiale qualora la situazione dovesse precipitare. Insomma, ognuno adotta ciò che pensa sia la soluzione migliore, con la speranza che la crisi in Medio Orienta possa terminare il prima possibile. Per la gioia di tutti quanti.