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Bugatti pizzica Tesla: "I propulsori a razzo? Li avevamo già studiati noi"

Mate Rimac mostra le email del 2019: i propulsori a gas per la Nevera c'erano già. Ma Bugatti ha scelto di puntare tutto sulla purezza del nuovo motore V16

Bugatti pizzica Tesla: "I propulsori a razzo? Li avevamo già studiati noi"
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Riccardo Mantica
Riccardo Mantica
Pubblicato il 20 ott 2026

Mentre il mondo dell’auto restava a bocca aperta davanti alla nuova Tesla Roadster e ai suoi promessi (sono realtà) propulsori a razzo, apprendiamo che nell’officina di Bugatti Rimac quelle stesse idee avevano già preso polvere nei cassettoni dei progettisti. A fare chiarezza ci ha pensato direttamente il numero uno dell’azienda, Mate Rimac, dimostrando con le carte in mano che certe follie ingegneristiche non sono poi così farina del sacco di Elon Musk.

In un video postato sui social, il CEO ha mostrato una mail aziendale del 2019 in cui si analizzava la static downforce, la deportanza statica per incollare la vettura all’asfalto, e i dettagli di uno studio del 2020 per installare propulsori a gas freddo sulla Nevera. L’obiettivo sul lungo periodo? Testare soluzioni estreme per bruciare lo 0-100 a livelli mai visti, arrivando persino a far staccare le ruote da terra.

Tra il dire e il fare: perché Bugatti ha scelto il V16

Mettiamo subito le mani avanti. Si trattava palesemente di spunti di sviluppo e target di laboratorio, non di optional pronti per il listino. I tecnici avevano valutato questi sistemi per la futura erede della Nevera, ma alla fine il senso di realtà ha avuto la meglio. Impossibile sviluppare tutto insieme.

 

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Così, invece di inseguire i razzi, la casa ha tirato il freno a mano su quel progetto per puntare tutte le fiches sulla Bugatti Tourbillon e sul suo mostruoso V16 aspirato.

Scontro tra filosofi dell’asfalto

Nessun astio verso le trovate di Tesla, sia chiaro. Anzi, Mate Rimac si è detto sinceramente entusiasta dell’audacia dei rivali americani. Per il manager croato, la bellezza del mercato attuale sta proprio qui. Vedere da una parte l’estremismo tecnologico di Musk e dall’altra il ritorno alla purezza meccanica del V16 targato Bugatti non fa che rendere il futuro delle hypercar maledettamente interessante.

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