La Tesla Roadster è realtà: vola con i razzi, fa acrobazie e copre lo 0-100 in meno di un secondo
Tesla Roadster sfida la gravità con tecnologia SpaceX e ventole da 2g. Tutti i dettagli dello show di Musk. La produzione della supercar è prevista per il 2028.
Ci sono auto che si limitano a guidare, e poi c’è quello che Elon Musk ha appena scatenato contro la realtà. Nove anni di “quasi" silenzi stampa, di promesse rimandate, di rinvii cronici. Nove anni in cui il mondo ha smesso di crederci. Poi, improvvisamente, la notte del 15 ottobre si è spaccata in due. Dimenticate i normali debutti automobilistici. Questa non è una presentazione, è una dimostrazione di forza che polverizza il confine tra fantascienza e catena di montaggio.
Una Tesla ha preso il volo, ha danzato nell’aria a testa in giù e si è aggrappata a un half-pipe verticale alto cinquanta metri sfidando la gravità. Quando Musk sale sul palco, l’atmosfera è quella delle grandi occasioni che segnano un’epoca. Ecco le sue parole:
Quello che state per vedere è il frutto della fusione tra la miglior Casa automobilistica e la miglior compagnia di razzi al mondo: Tesla e SpaceX. Niente di tutto questo è mai stato fatto in un film, né da una macchina di James Bond.
Stunt spaziali e ingegneria da brividi
Lo show comincia sotto un immenso half-pipe eretto per l’occasione. La Roadster punta il muro verticale, lo scala lentamente e resta lì, incollata e immobile, capovolta nel vuoto. Un secondo dopo, si stacca dal cemento, compie una piroetta aerea e plana dolcemente a terra, frenata da flussi d’aria invisibili. Non basta. Nel secondo numero, la sportiva si lancia a tutta velocità contro lo schieramento dei veicoli Tesla, inclusa la motrice Semi, per poi saltarli di netto all’ultimo millisecondo con una rotazione millimetrica.
Come diavolo è possibile? Semplice. Prendete il know-how aerospaziale di SpaceX e applicatelo all’asfalto. La Roadster utilizza una batteria di micro-razzi a gas freddo capaci di correggere l’assetto in volo in frazioni di millisecondo. Per rimanere appesa a testa in giù, invece, entra in gioco un sistema di ventole inferiori che risucchiano l’aria creando un carico aerodinamico pari a 2 g (il doppio della forza di gravità). Il risultato in pista, assicura Musk, è una deportanza folle che permetterà di divorare le curve a velocità mai concepite prima e di stracciare ogni record cronometrico esistente.
Design aerospaziale e linee da caccia stealth
La matita dei designer ha attinto a piene mani dal DNA spigoloso del Cybertruck. Lamierati triangolari, spigoli vivi, fari a scomparsa che strizzano l’occhio alla Lamborghini Murciélago uniti da una lama a LED continua. Stessa firma luminosa al posteriore. Le portiere si aprono manualmente verso l’alto, la carrozzeria sfoggia dettagli in titanio e una speciale vernice bianca mutuata direttamente dallo spazio per resistere ai raggi UV, schermare il freddo e neutralizzare la corrosione. I vetri? Color rame, identici alle visiere dei caschi degli astronauti.
L’aerodinamica è viva. Un’ala posteriore mobile regola l’inclinazione in tempo reale, mentre nel diffusore sono annegati i booster e le ventole. Quando si inserisce il Track Mode, l’auto si spiaccica letteralmente al suolo.
All’interno, l’abitacolo sceglie la via della purezza spartana. Due sedili sportivi avvolgenti, un maxi display centrale orientato verso il pilota e un volante yoke con comandi digitali integrati. Il sistema è totalmente steer-by-wire: nessun collegamento meccanico tra le mani del guidatore e le ruote, freni e acceleratore inclusi.
Numeri folli e la sfida ai confini del suono
Specifiche tecniche ufficiali sui motori o sui pacchi batteria? Zero. Ma le prestazioni registrate dal vivo parlano una lingua incomprensibile: la Roadster è schizzata da 0 a 60 mph (96 km/h), paragonabile al classico 0-100 km/h, in appena 0,81 secondi. E Musk avvisa che la versione definitiva farà ancora meglio grazie alla cura dimagrante:
L’unico vero limite fisico imposto ai tecnici è stato quello di non provocare il distaccamento della retina a chi guida.
La velocità massima? Non è stata dichiarata, ma Musk ha lanciato una provocazione in piena regola ai suoi ingegneri: portarla a 0,5 Mach, la metà della velocità del suono, ovvero circa 615 km/h. O forse più. Citando ‘Ritorno al futuro’, afferma:
Dove andiamo non abbiamo bisogno di gomme.
Produzione, versioni e l’ultimo baluardo della guida manuale
La produzione di serie scatterà nel 2028. Ma c’è un colpo di scena che ribalta la narrativa di Tesla. Mentre il futuro dell’azienda punta dritto alla guida autonoma, Musk ha sentenziato che questa sarà l’ultima, sola auto a guida manuale che Tesla produrrà nel lungo termine. Un’eccezione romantica e ribelle per chi vuole ancora sentire il volante tra le mani, anche se non tutti gli Stati ne autorizzeranno la circolazione su strada.
Il listino si articolerà su tre versioni:
- Performance: Due posti, aerodinamica attiva e aspirazione sottoscocca per dominare la pista. Liste d’attesa già aperte.
- Thrust: Due posti, specifiche estreme ereditate dalla Performance, sistema di aspirazione potenziato e propulsori posteriori per scendere sotto il secondo nello 0-100. Serie limitata.
- Rocket: Monoposto pura, estranea a qualsiasi compromesso stradale. È la versione derivata direttamente dal prototipo volante, dotata di microrazzi e disponibile esclusivamente su invito personale di Tesla.
E non è finita qui. La prossima follia ha già una data e una location… il Grand Canyon, dove la Roadster tenterà di chiudere lo storico salto fallito da Evel Knievel nel 1974 e centrato dal figlio Robbie nel 1999. A quanto pare… lo show è appena iniziato.