Cerca

Blocco del traffico: il retrofit può essere davvero una soluzione?

Con le normative sempre più stringenti per la circolazione delle auto più datate, cominciano ad aumentare le proposte retrofit non solo per elettrificare ma anche per "ibridizzare" la propria auto

Blocco del traffico: il retrofit può essere davvero una soluzione?
Vai ai commenti
Gabriele Lupo
Gabriele Lupo
Pubblicato il 1 mar 2026

La mobilità urbana in Italia sta subendo delle forti modifiche a causa delle regole sempre più stringenti che determinano chi può circolare e chi no. Le amministrazioni dei comuni, spesso spinte dalle direttive europee, introducono con frequenza crescente zone a basse emissioni che vanno a colpire duramente le auto a benzina e diesel e la loro possibilità di circolare liberamente in città.

Talvolta questo però porta ad un paradosso: avere un’auto perfettamente efficiente, sempre ben manutenuta, che però non può circolare. In questo contesto però si inserisce perfettamente il retrofit: una soluzione tecnica e burocratica pensata per aggiornare la carta di circolazione senza dover ricorrere alla rottamazione e dover affrontare spese per l’acquisto di un veicolo nuovo.

IL RETROFIT

Il 1° dicembre 2015 nasce il decreto retrofit, una legge che ha introdotto il concetto di sistema di riqualificazione elettrica. Questo permetteva ai produttori di omologare un kit standardizzato per un determinato modello di auto e rendere la sua pratica di installazione simile e usuale come quella di un impianto a GPL. 

Il kit non si può montare in autonomia: l’installazione deve essere eseguita esclusivamente in officine accreditate che siano in grado di rilasciare una certificazione che attesti che il kit montato è omologato per quel determinato modello e che il libretto sia stato aggiornato.

Gli scenari per la trasformazione di una vettura sono due: elettrica o ibrida.

100% ELETTRICA

Sicuramente il passaggio ad una motorizzazione full-electric è il più grande stravolgimento per queste pratiche poichè viene rimosso il motore termico, il serbatoio e il sistema di scarico, in favore di un motore elettrico, un pacco batterie e l’elettronica di gestione necessaria per controllare potenza e ricarica.

Ovviamente è un intervento invasivo sulla vettura che di fatto la trasforma in un veicolo a emissioni zero. Questa installazione permette la massima libertà di circolazione ma richiede un’attenta valutazione dell’autonomia residua, strettamente legata al telaio originale e allo spazio al suo interno.

Per passare ad una vettura 100% elettrica i costi non sono calmierati: si parla di cifre che possono partire dai 15.000€ per le utilitarie, o prezzi anche più alti per veicoli di segmenti più elevati.

Le più popolari trasformazioni sono quelle di auto storiche da città come le Fiat 500 e le Mini prima serie.

PASSARE ALL’IBRIDO

Il passaggio ad una motorizzazione ibrida è una lavorazione meno drastica ed è rappresentata dal retrofit mild-hybrid. Il motore a combustione, in questo caso, rimane al suo posto e continua ad essere il principale responsabile del movimento della vettura. L’intervento consiste nell’aggiunta di un piccolo modulo elettrico che possa aiutare l’unita endotermica nelle situazioni di maggiore sforzo. Un sistema che, come quelli che conosciamo, recupera energia in frenata e la immagazzina in una piccola batteria dedicata.

L’auto in questo caso non si può muovere esclusivamente in elettrico, ma il modulo a batteria permette di aiutare nelle situazioni di grande carico per il motore principale. Il principale vantaggio di questa installazione risiede nella sua semplicità e nel fatto che non vada ad alterare molto la meccanica del veicolo, nonostante permetta di omologare il veicolo come ibrido.

Tra i più noti kit di installazione figura sicuramente quello della Newtron di Messina, che prevede:

  • sostituzione della batteria originale con una batteria da 12 o 24 V che integra l’intero sistema ibrido e il controllo di potenza.
  • upgrade dell’alternatore: viene installato un hardware dedicato sull’alternatore, collegato ad una nuova batteria tramite un cablaggio specifico fornito nel kit.

L’alternatore, opportunamente modificato, può fornire coppia supplementare attraverso la cinghia dei servizi nelle fasi di maggiore richiesta del motore (regimi transitori), mantenendosi comunque entro il limite della coppia massima originariamente prevista per il veicolo.

Secondo il costruttore, l’installazione richiede interventi minimi e non incide sulla garanzia originale. Dopo il collaudo, il sistema viene registrato sulla carta di circolazione, aggiornando ufficialmente il veicolo a ibrido-elettrico. Questo consente di accedere alle ZTL e superare i blocchi del traffico previsti per i veicoli solo termici della stessa classe Euro (che rimane invariata).

Il kit, disponibile in diverse versioni per essere adattabile a city car, SUV, autobus e veicoli industriali, ha un costo indicativo tra 1.500€ e 2.000€, comprensivo di installazione e pratiche burocratiche. Si tratta quindi di una soluzione più economica rispetto all’acquisto di un’auto nuova, permettendo di continuare ad usare il proprio veicolo con una spesa contenuta. 

 

Ti potrebbe interessare:
Commenti Regolamento