Michelotto Gruppo 4 Tributo: omaggio a Ferrari con un V8 da sogno
Basta una linea in stile Leonardo Fioravanti, il rombo di un motore V8 e il gioco è fatto. Vi raccontiamo un capolavoro ingegneristico italiano.
Si chiama Michelotto Gruppo 4 Tributo e non occorrono un paio di occhiali per ammirare le linee della iconica Ferrari 308, proposta ben mezzo secolo fa. Per quanto possa risultare paradossale, data l’assoluta freschezza dello stile, era il 1975 quando lo studio Pininfarina, incaricato del progetto, soddisfò il compito di creare un bolide del Cavallino che sarebbe risultato generazionale.
Un team di designer, guidati da Leonardo Fioravanti, migliorò la silhouette della 512 BB, con le aggiunte di vistose prese d’aria laterali, evocative della “Dino 246". A cinquant’anni dall’omologazione della leggendaria Ferrari 308, l’azienda veneta ha creato una berlinetta da 950 kg che sembra uscita dagli anni ’70. Intorno a un cuore aspirato in grado di sprigionare 380 CV, i tecnici hanno sfruttato le tecnologie attuali, rimanendo fedeli ai concetti di fluidodinamica d’altri tempi, con sole due valvole per cilindro.
Il trionfo del V8 analogico
In un’epoca che ci ha abituato a cavallerie esasperate, pesi esagerati e linee taglienti, gli amanti del bon ton non potranno non innamorarsi dell’eleganza senza tempo della Michelotto Gruppo 4 Tributo. In Italia sappiamo ancora costruire veicoli in grado di emozionare i puristi. A Padova, negli spazi di Palazzo Moroni, è stata presentata la Michelotto Gruppo 4 Tributo, nata per omaggiare il mezzo secolo dall’omologazione sportiva della leggendaria 308 Gruppo 4.
Prodotta interamente dal Michelotto Group, la biposto va ben oltre l’operazione nostalgia, diventando manifesto meccanico radicale e celebrando la carriera di Giuliano Michelotto. Operando nel settore del Motorsport, l’azienda di Padova ha sviluppato una lunga collaborazione con Ferrari, prendendo parte a programmi relativi a vetture da corsa e a modelli stradali ad alte prestazioni. Un percorso industriale che ha portato alla nascita di 700 auto da competizione, 1.495 vittorie assolute, 85 campionati nazionali e 44 titoli mondiali.
La carrozzeria, caratterizzata da cofanghi anteriori e posteriori, ovvero l’unione tra il cofano e il parafango in un unico elemento, nasconde un V8 a 90 gradi aspirato da 3.400 centimetri cubici, posizionato in posizione posteriore-centrale trasversale. Tecnicamente questo capolavoro rifiuta la modernità con l’adozione di quattro alberi a camme in testa (due per bancata) di sole due valvole per cilindro. Il piacere di guida deve essere davvero immenso. Il cambio manuale è a 5 rapporti (più retromarcia) con innesti frontali con denti back-cut. C’è rigorosamente una leva manuale a ribadire il DNA old school del modello.
Trazione posteriore
I tecnici si sono concentrati sulla leggerezza per offrire una connessione totale tra auto e pilota. Il telaio tubolare a elementi ellittici, unito a pannelli in materiale composito e a un rollbar saldato direttamente nella struttura, consente un rapporto peso/potenza di 2,5 kg/CV. Ammortizzatori e barre stabilizzatrici sono completamente regolabili. L’impianto frenante a 4 pistoni vanta dischi autoventilanti da 345 mm davanti e 328 mm dietro. Spiccano gli pneumatici Pirelli P Zero Trofeo RS, calzati su cerchi da 18 pollici (con canale da 8,5 all’anteriore e ben 11 al posteriore).
L’abitacolo rimarca l’animo corsaiolo con sedili anatomici rivestiti in Alcantara con scocca in composito e cinture di sicurezza a quattro punti. Saremmo curiosi di scoprire il prezzo e il numero di esemplari, ma per ora molte informazioni sono rimaste top secret.