Ferrari Luce: nuovo problema per il nome, ora lo rivendica il designer Umberto Palermo
Il nome “Luce” è già stato utilizzato dal designer torinese per un prototipo di sportiva elettrica del 2016. Palermo non annuncia azioni legali, ma intende continuare ad usarlo per la sua vettura.
Non c’è pace per la nuova Ferrari Luce. Il debutto della prima elettrica del Cavallino si sta rivelando uno dei più travagliati degli ultimi anni, almeno per quanto riguarda la denominazione. Dopo che Mazda aveva registrato il nome Luce in Giappone, creando un caso mediatico poi risolto, ora un nuovo colpo di scena.
Il nome viene infatti rivendicato dal designer torinese Umberto Palermo, che ha dichiarato di averlo già utilizzato su una sua concept car del 2016. Palermo è il fondatore di uno studio di design e ingegneria che si occupa di sviluppare prodotti industriali, anche al di fuori del settore auto, ed è noto per aver disegnato le microcar di Mole Urbana.
Il prototipo “Luce”
Le similitudini tra il prototipo in questione e la nuova Ferrari non si limitano al nome. La “Luce” di Umberto Palermo è infatti una sportiva elettrica ad alte prestazioni, proprio come il nuovo modello del Cavallino.
Anche se è rimasto un esercizio di stile e non è mai arrivato alla produzione di serie, il concept incarna la visione del designer e il suo modo di intendere l’automobile ad alte prestazioni. In più, il nome ha anche un importante legame affettivo, dal momento che rappresenta una dedica alla figlia, nata proprio nell’anno della presentazione della vettura.
La posizione di Palermo
Pur difendendo la propria posizione, il designer ha dichiarato di non voler intraprendere azioni legali contro la Ferrari per vietare l’uso del nome, a condizione di poter continuare ad utilizzarlo in riferimento al suo concept. Il timore di Palermo è infatti che gli possa essere impedito di continuare a chiamare “Luce” un prototipo ideato, nominato e presentato nel 2016.
Il nome è stato registrato?
Ad essere determinante potrebbe essere la registrazione del nome: non è chiaro se Palermo abbia effettivamente protetto il nome a livello legale o se l’abbia semplicemente utilizzato. Già nella risposta a Mazda, Ferrari aveva dichiarato che, da sue rigorose verifiche, non erano presenti diritti sul nome di altri costruttori.
Al momento non è ancora arrivata alcuna comunicazione ufficiale della Ferrari. Se il caso Mazda era confinato al Giappone, in questo caso si tratta dell’Italia. Appare piuttosto difficile che la Casa di Maranello accetti la coesistenza del nome su un’altra vettura italiana, sportiva e pure elettrica.