La Ferrari Luce nata da una chiaccherata con Jeff Bezos: il retroscena svelato da Elkann
L'idea di produrre un'elettrica è stata suggerita da Bezos a Elkann durante una passeggiata nel 2016. A raccontarlo è lo stesso presidente della Ferrari.
La Ferrari Luce non è figlia di un vertice aziendale programmato. Bensì di una chiacchierata informale rimasta nell’ombra per anni. Il retroscena? Risale al 2016, quando John Elkann sta passeggiando al fianco di Jeff Bezos. Il fondatore di Amazon gli illustra la sua visione sui trend del futuro, poi si ferma e va dritto al punto. Di motori ammette di non capirne nulla, ma di innovazione ne sa parecchio. La sua dritta? A Maranello dovrebbero iniziare a fare sul serio con l’elettrico.
A raccontare l’episodio? Ebbene è lo stesso Elkann dal palco di Wave, la conferenza tech firmata da Vento, la piattaforma per startup di Exor (in sostanza, un discorso in casa per il presidente Ferrari), nota fino allo scorso anno come Italian Tech Week. Quel confronto con Bezos fu la prima vera molla.
Per passare dai pensieri all’azione, però, ci è voluto del tempo. L’obiettivo non era buttare sul mercato una batteria con lo stemma del Cavallino, ma capire come le nuove tecnologie potessero spingere il marchio oltre i propri limiti. La svolta arriva con la pandemia, coincisa con l’addio di Jony Ive ad Apple. Elkann, che conosceva il designer dai tempi del lancio di Apple Watch nel 2015, lo interpella per impostare il metodo di lavoro. Da quel primo consulto nasce una collaborazione sul campo tra il Centro Stile Ferrari e lo studio LoveFrom, avviata ormai cinque o sei anni fa.
La filosofia LoveFrom: niente disegni, prima la storia
Salito sul palco accanto a Elkann, Ive ha subito chiarito un aspetto fondamentale. Nessuno, all’esterno, pretendeva un’elettrica da Ferrari. Anzi, la logica suggeriva di fare l’esatto opposto. Senza contare che la Ferrari Luce, tiene a precisare, non rappresenta l’intero futuro del brand, ma solo “una parte" di esso.
Il metodo scelto da LoveFrom ha spiazzato la routine del settore. Durante i primi meeting lo studio non ha presentato bozzetti, modelli 3D o rendering, ma libri e documenti sulla storia e l’identità di Maranello. Per Ive, infatti, lo sbaglio peggiore è lavorare sulla risposta prima di aver centrato il problema. Risultato? Un intero anno dedicato unicamente alla ricerca.
Al terzo e persino al quarto incontro dei bozzetti non c’era ancora traccia. C’era invece un unico team di lavoro coeso, voluto fortemente da Elkann per azzerare la classica (e spesso tossica) competizione tra i designer interni e i consulenti esterni.
Oggetti simbolo: la chiave rituale e il ritorno del volante fisico
Per toccare con mano il progetto, sul palco sono stati mostrati due elementi fortemente simbolici:
- La chiave: integra uno schermo e-ink a colori su sfondo giallo. Quando la si inserisce, lo sfondo scompare: un dettaglio studiato da Ive per recuperare e dare nuova linfa al rito dell’accensione.
- Il volante: mostra la struttura metallica a vista ed è privo di scorciatoie digitali superflue.
Ive si è soffermato a lungo sul perché il touch screen non debba fare da padrone dentro un abitacolo. Il touch funziona sugli schermi da guardare, ma spezza il legame fisico con l’oggetto. Chi sta al volante lo sa bene. Un comodo tasto fisico lo si aziona d’istinto, con le dita, senza dover staccare gli occhi dalla strada.
Il contraccolpo in Borsa e la resa dei conti su strada
Impossibile schivare il tema più caldo. L’accoglienza fredda del pubblico, le critiche feroci e il tonfo del titolo in Borsa subito dopo il debutto. Elkann non ha nascosto la sorpresa, ammettendo che Ferrari non voleva creare una “vettura divisiva" e che un impatto simile non era nei piani. Allo stesso tempo, ha assicurato che la convinzione della squadra ne è uscita persino rafforzata.
Maranello ha subito avviato un’analisi interna per capire cosa non avesse funzionato nella comunicazione, a partire dalla resa cromatica dei lanci fotografici. Per Elkann le immagini pubblicitarie non rendono giustizia ai volumi reali della vettura, tanto che chi la osserva dal vivo tende subito a ricredersi. A riprova di ciò ha citato il riscontro in Giappone, secondo mercato globale per la Rossa, dove la clientela, nota per essere tra le più severe al mondo, ha accolto la Luce con entusiasmo.
Dal canto suo, Ive non si è rifugiato nella solita scusa della “novità incompresa". Creare qualcosa di strano o mai visto è fin troppo facile; la vera impresa è fare qualcosa di nuovo perché concretamente migliore. È il vero nocciolo della questione, ed è anche l’aspetto che rimane interamente da verificare. Se davvero dal vivo l’auto convince più che in foto, sarà solo la strada, con il giudizio insindacabile dei clienti a stabilirlo.