Caro carburanti in Europa: il confronto tra l’Italia e gli altri Paesi
Piovono critiche abituali sull’Esecutivo italiano, ma il Belpaese si trova in una posizione migliore rispetto ad altre Nazioni europee
Il rialzo dei costi ai distributori ha caratterizzato l’intero mese di marzo. Il 28 febbraio, dopo mesi di tensioni, è divampato il conflitto che vede l’esercito degli Stati Uniti e Israele contrapposti all’Iran. La scomparsa della Guida suprema Ali Khamenei e di diversi alti funzionari del regime iraniano ha determinato una rapida escalation sull’economia anche di Paesi che con la Guerra in Medio Oriente non avevano nulla a che fare.
L’impennata dei prezzi del petrolio ha coinvolto l’Europa e dopo giorni difficili, il Governo nostrano ha deciso di procedere con il taglio delle accise sui carburanti. Ora l’Italia si trova in una posizione meno critica rispetto ad altre Nazioni del Vecchio Continente. Vi sono Stati che hanno avuto aumenti a doppia cifra, mentre il nostro Paese è riuscito a contenere l’emorragia, facendo respirare famiglie e imprese in affanno.
Il confronto con i Paesi dell’Eurozona
Il taglio delle accise di 25 centesimi è scattato lo scorso 19 marzo, e rappresenta una misura temporanea di 20 giorni, già adottata da Draghi nel pieno della crisi del 2022. Una scelta estrema legata a uno scenario che si sta facendo sempre più difficile. La volatilità dei carburanti resta alta e la comparazione tra i diversi mercati europei rimane un punto centrale per capire la questione. La Germania ha avuto l’aumento più rilevante del prezzo della benzina, con una impennata del 13,8%, seguita dall’Austria con il 13,2% e dalla Finlandia con il 12,5%.
Persino il florido mercato spagnolo ha subito un boom preoccupante, sfiorando il 9%. Per una volta l’Italia non si posiziona al vertice delle classifiche degli aumenti, con un rialzo intorno al 5,5%, grazie a una scelta politica più oculata rispetto a quella di altre Nazioni europee. I Paesi Bassi sono diventati tra i più cari del Vecchio Continente ai distributori con valori superiori ai 2,17 euro al litro, seguiti proprio dalla Germania.
Prezzi alle stelle
In Germania il prezzo del gasolio è salito del 24,8%, mentre l’Austria segue con un +22,8% e l’Estonia ha superato il 21%. Nel Belpaese la crescita dei costi si attesta al 9,8%, una percentuale più contenuta rispetto a quella di altri Paesi europei. Anche Francia e Grecia hanno palesato aumenti elevati, a dimostrazione della portata generale del problema. L’Italia può vantare una maggiore stabilità del sistema rispetto ad altri mercati, per una questione di distribuzione, ma anche per i meccanismi di aggiornamento dei prezzi.
I tempi di rilevazione e aggiornamento dei dati differenti possono avere un impatto sugli aumenti. “I dati disponibili mostrano differenze significative tra i vari Paesi”, hanno annunciato gli analisti. Non si escludono ulteriori rialzi nelle prossime settimane. La situazione italiana, esattamente come quella di altri Stati europei, è strettamente connessa alla presa di posizione dell’Iran sullo stretto di Hormuz. Il presidente degli Stati Uniti Trump ha sospeso gli attacchi a siti energetici per dieci giorni.
L’aumento dei carburanti coinvolge anche la logistica, i trasporti pubblici, la filiera industriale con problemi che si stanno sommando in un momento storico già piuttosto critico per l’automotive. La Germania pare aver fatto un primo passo indietro anche sugli obiettivi del Green Deal e una stabilità economica nel Vecchio Continente appare sempre più difficile da trovare.