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Caro carburante: c'è un Comune che aiuta con un bonus benzina

Caro carburante e auto indispensabile: per la fascia media il pieno diventa una tassa occulta. Senza risposte da Roma, i Comuni fanno da ammortizzatore sociale

Caro carburante: c'è un Comune che aiuta con un bonus benzina
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Riccardo Mantica
Riccardo Mantica
Pubblicato il 17 set 2026

Salire in auto la mattina non è uno sfizio. Per chi vive fuori dai grandi centri urbani è semplicemente l’unico modo per andare a lavoro, portare i figli a scuola o fare due borse di spesa. Il problema è che ogni volta che ci si accosta alla pompa di benzina  l’impressione è quella di subire… un salasso? Eh sì. Tra prezzi del carburante che salgono e accise che vanno e vengono, il costo dell’auto in generale è diventato una tassa occulta. Indifferibile. Se il mezzo ti serve per campare non puoi rinviare il pieno al mese prossimo. La cifra sul tabellone? La paghi e basta.

Mentre a Roma la discussione si trascina tra ipotesi di tagli fiscali e bonus a pioggia, la pressione economica picchia forte sulle famiglie. Risultato? Sono i sindaci a dover inventare risposte d’emergenza prima che i bilanci di casa vadano definitivamente a picco.

Il caso di Corbetta

L’esempio di questa reazione “locale” arriva da Corbetta, nell’hinterland milanese. La giunta del sindaco Marco Ballarini ha deciso di non attendere le contromisure del Governo e ha approvato un intervento diretto. Un “Bonus Benzina” pagato dalle casse del Municipio.

Il contributo arriva fino a 100 euro a famiglia. Dentro ci finiscono la benzina verde, il diesel e gli altri carburanti. Perché la misura serve a chi si sposta ogni giorno per necessità. Questione di giorni e sul sito del Comune uscirà l’Avviso Pubblico con i tetti ISEE, le regole di assegnazione e i moduli per fare richiesta. Ma la scelta politica è già tracciata.

La mossa del comune del milanese mette a nudo i limiti dei sussidi statali visti finora. Da una parte i tagli lineari sulle accise, costosi per lo Stato e uguali sia per la Panda che per il SUV, dall’altra i contributi riservati solo alla povertà assoluta.

In mezzo resta incastrata la fascia media. Ossia chi lavora con uno stipendio normale, non ha diritto a nessun sussidio pubblico eppure subisce in tutto l’inflazione ogni volta che fa il pieno.

C’è poi un fatto concreto. Fuori dalle tratte coperte dalle fasce metropolitane, il trasporto pubblico non offre alternative reali. Nelle province o nelle zone “artigianali” la macchina resta indispensabile.

Il carburante diventa così un bene a rigidità totale. Senza riforme di fondo sul costo dell’energia, la spesa al distributore continuerà a svuotare i portafogli, costringendo i Comuni a fare da ammortizzatore sociale per evitare il tracollo dei propri residenti.

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